Il 3 aprile 1077 è considerato il giorno in cui nacque la Patria del Friuli, principato ecclesiastico medievale considerato come l’antenato dell’attuale Friuli. Una realtà multietnica, che univa popolazione di lingua romanza, slava e germanica e che dal XIII secolo si dotò anche di un parlamento.

Ma come si arrivò alla creazione della Patria nel 1077? È necessario guardare meglio uno degli episodi più noti della storia medievale, cioè l’umiliazione di Canossa subita da Enrico IV durante la cosiddetta lotta per le investiture: si trattava di una contrapposizione tra Papa Gregorio VII e il Re di Germania (e futuro Imperatore) Enrico IV circa i diritti di nomina dei vescovi e circa la possibilità che oltre a una nomina spirituale ne ricevessero anche una temporale, e risultava esacerbata da tensioni politiche tra i due. Dopo alterne vicende legate appunto ai diritti di nomina e deposizione vescovile, tale lotta si scatenò dopo il 1075. Scomunicato dal Papa nel febbraio del 1076 e in seguito a una dieta dei principi tedeschi dell’ottobre dello stesso anno in cui dichiararono che si sarebbero rifiutati di riconoscerlo come loro re se non fosse riuscito a riconciliarsi col Papa entro il febbraio dell’anno successivo, Enrico IV si recò a Canossa, oggi in Provincia di Reggio Emilia, per cercare di ottenere la revoca della scomunica. Lì, la proprietaria del castello, nonché parente stretta di Enrico IV stesso, Matilde, infatti, aveva dato ospitalità al Papa che, in viaggio verso la Germania, aveva avuto notizia che il Re stava scendendo in Italia, e organizzò la riconciliazione tra i due uomini più potenti dell’epoca.

Ottenere la revoca della scomunica, però, non fu che la prima sfida che Enrico dovette affrontare in quei primi mesi del 1077: i principi tedeschi non intendevano riconciliarsi con lui ed elessero un nuovo re, Rodolfo di Svevia. Desideroso di tornare oltralpe a sedare la rivolta dei principi contro la sua carica, quindi verosimilmente bisognoso di trovare un passaggio sicuro, nonostante le tensioni, attraverso l’arco alpino, riportò dalla sua parte Sigeardo, Patriarca di Aquileia, il quale fino a quel momento era stato un sostenitore del fronte papale e dei principi. È così che probabilmente all’inizio di aprile del 1077 – ecco da dove viene la data del 3 aprile –, a Pavia, Sigeardo ricevette un privilegio con cui il Re donava a lui e al Patriarcato la contea del Friuli, il relativo feudo, le regalie, i diritti e le rendite della contea. Un grande privilegio, insomma. Come inoltre afferma il Dizionario biografico dei friulani,

[l]a donazione della contea del Friuli […] significò anche la conclusione di un lungo processo di ridefinizione della posizione di autorità della Chiesa aquileiese in Friuli che era stato avviato e agevolato da una serie di documenti emessi dal sovrano, a partire da Carlo Magno in poi. La Chiesa aquileiese, grazie agli atti di donazione e ai privilegi reali, rappresentava allora il maggiore proprietario terriero del Friuli, godendo inoltre di diritti di immunità e di altro genere; tutte le sue proprietà inoltre, secondo la sentenza pronunciata nel 1027 dall’imperatore Corrado II a Verona, erano state totalmente sottratte all’autorità del duca della Carinzia che, in quel territorio, rappresentava l’autorità statale. Nonostante ciò, la donazione del Friuli dell’anno 1077 significava anche che la Chiesa aquileiese e quindi il suo patriarca godevano ora dei diritti di conte e di autorità (soprattutto di tipo giudiziario, militare e fiscale) sui possedimenti degli altri proprietari terrieri del Friuli. La donazione del 1077 fu quindi di importanza cruciale per l’affermazione del potere dei patriarchi di Aquileia in Friuli e quindi per la costituzione del Friuli come stato dei patriarchi di Aquileia, la cosiddetta “Patria”.

 

Dopo tale donazione il Patriarca accompagnò Enrico IV nel suo viaggio di ritorno in Germania, attraversando il territorio della diocesi di Aquileia, dove il 16 aprile 1077 festeggiarono assieme la Pasqua, prima di continuare il viaggio fino a Ratisbona. Dopo aver lì convocato un’assemblea, il viaggio proseguì verso Ulma dove venne condannato per alto tradimento l’anti-re eletto alcuni mesi prima, Rodolfo di Svevia, assieme ai suoi seguaci, processo in cui Sigeardo ebbe un ruolo importante. Giunto in seguito a Norimberga, nel giugno dello stesso anno, Enrico IV concesse altri due importantissimi privilegi alla Chiesa aquileiese e al suo patriarca, donando loro cioè anche la contea dell’Istria e il margraviato della Carniola. Così il Patriarca si trovò a possedere le tre contee che, ad oriente, controllavano tutte le vie d’accesso all’Italia. La cosa, però, per Sigeardo durò poco: 12 agosto 1077 morì infatti improvvisamente nei pressi di Ratisbona. Come successore alla carica di patriarca di Aquileia Enrico IV nominò il suo cappellano, nonché canonico di Augusta, Enrico.

Ecco, dunque, le origini della ricorrenza del 3 aprile, che segna, di fatto, la concessione dell’autorità temporale al Patriarca di Aquileia sulla contea del Friuli, quella dell’Istria e sul margraviato della Carniola. Un’autorità, come ben spiegato in questo articolo, che sarà sin da subito, e per i successivi quattro secoli, insidiata da signorie locali e municipali del territorio, fino a diventare parte integrante della Serenissima Repubblica di Venezia.

 

Foto del Castello di Canossa (RE), scattata nell’agosto 2020.

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