Nel cuore della storica Gorizia si apre Piazza della Vittoria, uno degli spazi più rappresentativi della città. In origine era uno spiazzo erboso chiamato in sloveno Travnik, cioè “prato”. A partire dal Settecento, in un periodo di particolare sviluppo economico e culturale di Gorizia, l’area assunse progressivamente il ruolo di centro cittadino, diventando il punto d’incontro di importanti edifici, attività e avvenimenti che ancora oggi ne raccontano la storia.
A dominare la piazza è la chiesa di Sant’Ignazio, uno dei più suggestivi esempi del barocco goriziano. La sua costruzione fu legata alla presenza dei Gesuiti, arrivati in città nel Seicento e attivi a Gorizia fino alla soppressione dell’ordine nel 1767. La monumentale facciata, progettata intorno al 1720 dal gesuita austriaco Christoph Taucher, è caratterizzata da un ricco apparato decorativo e affiancata da due alte torri campanarie, entrambe coronate dalle caratteristiche cupole a cipolla. La chiesa fu consacrata nel 1767, alla vigilia della soppressione della Compagnia di Gesù nei territori asburgici.
Proprio davanti a Sant’Ignazio si trova la Colonna di Sant’Ignazio, fatta erigere dal conte Andrea di Porcia e collocata nella piazza nel 1687. Al centro dello spazio si incontra invece la Fontana del Nettuno e dei Tritoni, realizzata nel 1756 dallo scultore padovano Marco Chiereghin su progetto dell’architetto Nicolò Pacassi. Quest’ultimo, nato a Gorizia, sarebbe diventato uno degli architetti più importanti dell’Europa asburgica, lavorando anche alla trasformazione della reggia di Schönbrunn a Vienna.
La piazza conserva altri edifici di grande interesse. Tra questi c’è Casa Torriana, edificio di origine cinquecentesca oggi sede della Prefettura. Nel corso dei secoli ospitò personaggi illustri, tra cui Giacomo Casanova, che soggiornò a Gorizia nel 1773 e raccontò nelle sue Memorie anche alcuni episodi legati alla città. Sul lato della piazza si trova inoltre la chiesa dell’Esaltazione della Croce, costruita nel Settecento e riconoscibile per la raffinata facciata rococò, che custodisce al suo interno un pregevole altare marmoreo. Accanto sorge il palazzo arcivescovile Cobenzl, la cui origine risale alla fine del Cinquecento.
Piazza della Vittoria è stata anche teatro di avvenimenti che appartengono alla storia politica e culturale del Novecento. Il 20 settembre 1938, durante il viaggio in Friuli e nella Venezia Giulia, Benito Mussolini parlò alla folla dal palazzo della Prefettura. Pochi decenni prima, nell’ottobre del 1910, la piazza era stata invece teatro di una vicenda drammatica: qui si consumò il suicidio del ventitreenne filosofo goriziano Carlo Michelstaedter, una delle figure più originali della cultura italiana del primo Novecento. A ricordarlo oggi è anche la statua in bronzo collocata nella vicina via Rastello.
Proprio da Piazza della Vittoria si può proseguire verso uno degli angoli più caratteristici del centro storico: via Rastello. Il suo nome deriva dal rastello, cioè una sorta di cancello o sbarramento che nel Medioevo veniva utilizzato per separare la cittadella dalla campagna durante le ore notturne. La strada conserva ancora oggi l’impianto e l’atmosfera di un antico percorso commerciale e, per gran parte del Novecento, rappresentò uno dei principali luoghi degli scambi e del commercio cittadino. Oggi è una caratteristica via pedonale, ma passeggiando tra le sue facciate si può ancora cogliere il ruolo che per secoli ha avuto nel collegare il cuore monumentale di Gorizia con la vita quotidiana della città.

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