Curiosamente, la storia della tipografia nel Pordenonese è una storia giovane, ma capace di lasciare un segno profondo nel nostro passato, anche se spesso data per scontata. Nata grazie a tipografi intraprendenti, piccole officine e giornali locali che hanno dato voce a un territorio in crescita, è una vicenda fatta di torchi, idee e persone che, con pazienza e coraggio, hanno trasformato un’area periferica in un centro vivo di produzione culturale.

L’evoluzione della tipografia nel Friuli Occidentale – e in particolare nell’area pordenonese – non affonda le radici nel Rinascimento, come accade per altre città della regione, bensì solo tra Settecento e Ottocento. La più antica tipografia documentata nel territorio si trovava a San Vito al Tagliamento, attiva almeno dal 1748, quando pubblicò la dissertazione latina Iter liturgicum foroiuliense di Federico Altan.

Pordenone entrò nel mondo della stampa solo alla fine del Settecento. Secondo la tradizione, la prima tipografia cittadina fu fondata nel 1780 dal veneziano Silvestro Gatti. I documenti suggeriscono tuttavia una data più precisa: giugno 1799, quando Gatti annunciò ufficialmente l’apertura della sua stamperia e della relativa libreria. Il suo arrivo segnò l’inizio di una lunga genealogia tipografica destinata a durare quasi due secoli.

Il vero salto di qualità avvenne durante il Regno d’Italia napoleonico, grazie alla figura intraprendente di Nicolò Bettoni, tipografo ed editore originario di Portogruaro. Bettoni fu un innovatore: introdusse nuove tecniche, fondò la tipografia di Alvisopoli (1810) e progettò un torchio a cilindro chiamato Presto e bene, considerato rivoluzionario per l’epoca. La sua attività, distribuita tra Brescia, Venezia, Milano e Portogruaro, contribuì a diffondere un modello editoriale moderno, popolare ed economicamente accessibile. Anche il Friuli Occidentale beneficiò di questa stagione di rinnovamento.

Nel corso dell’Ottocento, San Vito al Tagliamento rimase un polo attivo: vi operarono la stamperia Bettoni, poi rilevata da Girolamo Pascatti, e la tipografia de L’Amico del contadino, che pubblicò anche opere teatrali e raccolte poetiche. Accanto a San Vito, anche centri come Sacile, Spilimbergo, Maniago, Casarsa, Azzano Decimo svilupparono piccole tipografie locali, spesso legate a iniziative culturali, associative o religiose.

Il cuore della storia tipografica pordenonese resta però la lunga parabola della famiglia Gatti. Dal torchio in legno di Silvestro (1799) alla modernizzazione ottocentesca, la tipografia crebbe attraverso quattro generazioni: Vincenzo (1790–1858), Antonio (1828–1904), che introdusse la litografia nel 1884; e i suoi figli Vincenzo, Enea, Giuseppe, Italico, noti come i Fratelli Gatti sotto il cui nome l’azienda venne quotata in borsa come società per azioni.

Nel Novecento, la tipografia divenne Arti Grafiche Pordenone, poi Arti Grafiche F.lli Cosarini, vero fulcro dell’editoria locale fino agli anni Settanta. Dai loro torchi uscirono manifesti, bandi, opere d’arte, cataloghi, riviste culturali e pubblicazioni storiche che documentano due secoli di vita cittadina.

Il Friuli Occidentale non ebbe quotidiani propri, ma sviluppò una vivace tradizione di settimanali e periodici. Il primo fu L’Amico del contadino (1839–1844), seguito da una lunga serie di testate politiche, culturali, religiose e associative. Di queste il famoso Il Tagliamento (1871–1917), organo liberale e promotore dell’idea di una provincia autonoma, ma anche L’Ape e Il Noncello, espressioni del radicalismo politico locale; La Concordia, settimanale cattolico della diocesi e, soprattutto, Il Popolo, voce del movimento popolare e poi della diocesi di Concordia. Negli anni Cinquanta altrettanto famose sono Il Noncello di Andrea Benedetti e La Panarie, che diedero spazio a studiosi, artisti e scrittori friulani.

Infine, nella lista figuravano pubblicazioni aziendali e associative, dai bollettini parrocchiali ai giornali delle industrie Zanussi, nonché periodici locali come L’Eco di Aviano, Livenza, La Loggia, e Periscopio.

Stamperie, editori, giornali e riviste hanno accompagnato la crescita civile della città e del territorio, lasciando una traccia documentaria di grande valore. Questa produzione, spesso poco conosciuta, rappresenta ancora oggi una fonte preziosa per ricostruire la storia sociale, economica e culturale del territorio.


Per approfondire:

  • Andrea Benedetti, Daniele Antonini, L’attività tipografica in Pordenone e nel Friuli occidentale, in “Il Noncello”, 33 (1971), pp. 149-224.
  • Matteo Gianni, La prima tipografia di Pordenone. Dalla stamperia di Silvestro Gatti alle Arti Grafiche F.lli Cosarini (1799-1971), in “Atti dell’Accademia San Marco di Pordenone”, 21 (2019), pp. 729-76.