La storia di Pordenone, si sa, non è quella di una grande città. Possiamo però definirla come l’insieme di tante piccole storie. Una in particolare, fa pensare ai più attenti ai Promessi Sposi.  È una vicenda d’amore proibito realmente accaduta nel del 1744 e conservata nelle cronache del tempo.

Marietta Veniero, figlia di Antonio Veniero, un fabbro di Pordenone che esercitava il proprio mestiere nel borgo di San Giorgio, lavorava come cameriera presso la villa dei conti Roncali a Marignana, una località poco distante da San Vito al Tagliamento. Nella casa nobiliare vivevano anche i figli della famiglia. Tra loro vi era Santo Roncali, che si innamorò profondamente della giovane serva. L’affetto non fu una semplice infatuazione poiché il giovane arrivò a prometterle il matrimonio.

La relazione si sviluppò in modo discreto, tanto che per lungo tempo nessuno sembrò accorgersene, o forse preferì fingere di non vedere. Quando però l’interesse del giovane divenne troppo evidente, la famiglia Roncali comprese che la situazione rischiava di sfuggire al controllo.

La soluzione adottata fu rapida e drastica. Una mattina Santo venne mandato a San Vito con un pretesto. Approfittando della sua assenza, i familiari licenziarono immediatamente Marietta e la fecero accompagnare in portantina fino a Pordenone, presso la casa dei genitori. Quando il giovane rientrò in serata, non trovò più la ragazza. Alle sue domande tutti rispondevano di non sapere nulla. Quel silenzio bastò a fargli intuire la verità: la famiglia aveva scoperto la relazione e aveva allontanato la sua amata.

La reazione di Santo fu immediata. Accecato dall’amore, il giovane decise di raggiungere Marietta quella stessa sera. Partì senza avvisare nessuno, da solo e a piedi, senza portare con sé denaro o effetti personali. Per evitare di essere intercettato dai familiari percorse sentieri secondari, attraversando campi, prati e zone paludose, lontano dalle strade principali. Dopo un viaggio faticoso e rischioso riuscì infine a raggiungere Pordenone.

Giunto alla casa della ragazza, vi trovò accoglienza. Il cronista Giovan Battista Pomo non spiega chi favorì concretamente il suo ingresso o la sua permanenza, ma è evidente che qualcuno decise di proteggere i due giovani innamorati.

La mattina successiva la fuga fu scoperta. Il padre e uno zio di Santo si precipitarono a Pordenone per recuperarlo. Prima tentarono di ottenere informazioni indirettamente. Ricevuta risposta negativa, si rivolsero direttamente ai genitori di Marietta, che negarono con fermezza di aver visto il giovane. Privi di appoggi in città, i Roncali si rivolsero allora a una figura autorevole: don Giovanni Maria Meduna, nobile pordenonese, parroco di San Giorgio e vicario foraneo. Gli chiesero esplicitamente di non celebrare eventuali nozze tra Santo e Marietta qualora gli fosse stato richiesto. Rassicurati dalla promessa del sacerdote, i parenti tornarono a casa convinti di aver sventato il pericolo.

Nel frattempo Santo e Marietta meditavano il modo di unirsi comunque in matrimonio. Sapevano che ottenere rapidamente le autorizzazioni necessarie sarebbe stato difficile. I matrimoni dell’epoca richiedevano infatti procedure precise tra cui il consenso familiare in molti casi e il rispetto delle norme ecclesiastiche. I due decisero allora di ricorrere a una soluzione tanto audace quanto insolita.

La domenica si recarono nella chiesa di San Giorgio per assistere alla messa celebrata proprio da don Meduna. Attesero il momento finale della funzione e, inginocchiati ai piedi dell’altare, davanti all’intera comunità riunita, compirono il loro gesto. Quando il parroco stava per impartire la benedizione conclusiva, Santo dichiarò ad alta voce che voleva quella giovane come sua moglie. Marietta rispose con identica fermezza che voleva lui come marito. Tenendosi per mano, il giovane si rivolse quindi ai presenti affermando che tutti sarebbero stati testimoni del loro matrimonio.

La scena lasciò il sacerdote completamente sorpreso. Don Meduna rispose di non sapere nulla di quella faccenda e proseguì con la benedizione finale. Terminata la messa, i due giovani tornarono a casa «allegri e contenti», convinti di essere ormai marito e moglie. Infatti, il matrimonio era stato celebrato «con disordine e irregolare», cioè senza seguire le forme previste dalla Chiesa. Eppure, agli occhi dei due innamorati, il risultato era lo stesso: si consideravano ormai sposati.

Non sappiamo come si concluse la storia di Santo e Marietta. Le fonti ci lasciano nel momento più intenso della vicenda, davanti a un finale aperto che alimenta inevitabilmente la curiosità dello storico e del lettore. Proprio come accade nei Promessi Sposi, il cuore del racconto non è però l’esito finale, bensì il percorso: la determinazione di due giovani che cercano di affermare i propri sentimenti contro le convenzioni sociali, le strategie delle famiglie e le rigidità delle norme. Attraverso questa piccola storia locale emerge un mondo fatto di gerarchie, controlli familiari e regole ecclesiastiche, ma anche di passioni, coraggio e desiderio di autodeterminazione. È forse per questo che, a quasi tre secoli di distanza, la vicenda di Santo Roncali e Marietta Veniero continua a parlarci con una sorprendente modernità.


Per approfondire:

  • Giovan Battista Pomo, Comentari urbani, Grafiche Editoriali Artistiche Pordenonesi, 1990.
  • Andrea Benedetti, Storia di Pordenone, Edizioni Il Noncello, Pordenone, 1964.

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