Il territorio di San Vito al Tagliamento, nella fascia occidentale dell’antico dominio di Iulia Concordia, è un paesaggio modellato dall’acqua. Il suolo argilloso, le risorgive e i numerosi corsi d’acqua che un tempo si diramavano dal Tagliamento creavano un ambiente fertile e abitabile. Le indagini geologiche e la toponomastica confermano la presenza di paleoalvei e di un reticolo idrico complesso, che rese quest’area un punto di passaggio e di insediamento fin dalla preistoria.
Le prime testimonianze materiali provengono da diversi siti della zona, tra cui il Gorgaz, dove sono stati raccolti circa 140 manufatti in selce, osso e corno. Mancano le ceramiche, ma compaiono strumenti da caccia e possibili elementi di falcetti, indizi di attività agricole molto antiche. La presenza di una cuspide di freccia conferma la frequentazione da parte di gruppi di cacciatori.
Nel I millennio a.C. il territorio assume un ruolo di cerniera tra due grandi culture: quella paleoveneta, con centro a Este e Padova, e quella hallstattiana del Salisburghese, legata al commercio del sale. Le vie d’acqua e i valichi alpini favorivano scambi intensi, e la Destra Tagliamento si trovava lungo percorsi che collegavano l’Adige, il mare e le valli interne. Non sorprende che nelle vicinanze siano state individuate necropoli protostoriche, come quella di San Valentino, databile tra IX e VII secolo a.C.
Prima della presenza romana stabile, un ritrovamento singolare anticipa i contatti con il Mediterraneo: una moneta bronzea di Tolomeo V Epifane, re d’Egitto. È un indizio isolato, probabilmente giunto come ricordo di un soldato romano di ritorno dall’Oriente, ma testimonia la circolazione di oggetti e persone ben prima della fondazione di Concordia.
Con l’arrivo di Roma, il territorio viene riorganizzato secondo la centuriazione, un grande piano agrario che suddivideva i terreni in lotti regolari e tracciava assi viari destinati a durare nei secoli. Il Gorgaz si trovava vicino a una direttrice importante, la cosiddetta “via dei carradori”, che collegava Concordia al Norico e ai guadi del Tagliamento. La presenza di più percorsi, di corsi d’acqua navigabili e di aree di risorgiva rese la zona particolarmente adatta alla nascita di insediamenti rurali.
Di qui l’antica presenza di una villa romana. Quella del Gorgaz, nascosta sotto i campi coltivati, individuata grazie a ritrovamenti ottocenteschi e a indagini elettromagnetiche del 1982, appare come un edificio articolato in una serie di ambienti affacciati su un corridoio. Le dimensioni dei vani seguono moduli basati sul piede romano, confermando la natura dell’impianto. L’orientamento nord-sud, insolito rispetto alla centuriazione, rimane un elemento enigmatico.
I materiali rinvenuti in superficie, oggi conservati nel Museo Civico “Federico De Rocco” di San Vito al Tagliamento, permettono di ricostruire la vita quotidiana della villa. Vi erano ambienti decorati con mosaici e altri dotati di intercapedini sotto il pavimento, forse parte di un piccolo impianto termale o di magazzini asciutti. La suppellettile da tavola comprendeva ceramiche fini nord-italiche, coppette grigie aquileiesi e ceramiche africane; quella da cucina includeva pentole annerite dal fuoco, tegami e olle per la conservazione dei cibi. Le anfore testimoniano scambi con l’Istria e altre regioni dell’impero. Numerosi laterizi bollati indicano la presenza di fornaci locali.
Gli oggetti in bronzo raccontano un ambiente domestico articolato: fibule, chiavi, utensili, un raffinato ramaiolo-colatoio e parti di bardature per carri. Tra i pezzi più notevoli spicca una testa di Medusa, lavorata con forte rilievo plastico, probabilmente applicata a un finimento o a un elemento di carro. I vetri, le perle in pasta vitrea e gli oggetti in osso completano il quadro di una villa dotata di un certo livello di comfort.
La cronologia dei reperti mostra una frequentazione lunga e non continua. Dopo le prime monete del I secolo a.C., la villa conosce una fase di grande vitalità tra età augustea e giulio-claudia. Il materiale si dirada tra I e II secolo, per poi riapparire in modo consistente nel IV secolo, con numerose monete costantiniane. È possibile che in quest’epoca l’edificio, o parte di esso, fosse stato trasformato in una stazione di posta lungo la strada.
Possiamo così osservare come la villa del Gorgaz rappresenti un’interessante fonte sulla storia del territorio sanvitese: un luogo abitato per secoli, attraversato da commerci, trasformazioni agrarie e continuità insediative. In un paesaggio plasmato dall’acqua e dalle vie di comunicazione, essa restituisce la trama quotidiana di una comunità rurale romana, inserita in una rete di scambi che univa Aquileia, il Veneto, l’Istria e le province alpine.
Per approfondire:
- Maurizio Buora, La villa romana del Gorgaz presso San Vito al Tagliamento, in “Il Noncello”, 60 (1985), pp. 63-103
- Giovanni Tasca, Schede dei siti documentati nel catalogo, in Annalisa Giovannini, Giovanni Tasca (a cura di), Metalli antichi del Museo di San Vito al Tagliamento: l’età romana e altomedievale, San Vito al Tagliamento, pp. 12-14

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