La storia culturale di Porcia nell’Ottocento si intreccia con quella di una figura oggi poco nota ma sorprendentemente poliedrica: l’abate Giovanni Toffoli (1819–1884). Sacerdote, patriota risorgimentale e pittore legato alla scuola di Michelangelo Grigoletti, Toffoli rappresenta un esempio significativo di come, anche in un contesto provinciale, si potessero sviluppare sensibilità artistiche e civili di notevole intensità.

Porcia, già nel Cinquecento, era un centro vivace, dotato di palazzi nobiliari e opere d’arte di pregio. La presenza di pittori locali è attestata fin dal Trecento e nel corso dei secoli la cittadina mantiene un rapporto costante con la produzione figurativa, dalle pale rinascimentali alle committenze barocche. In questo ambiente, la famiglia Toffoli affonda radici antiche, e Giovanni cresce in un contesto in cui la cultura religiosa e quella artistica convivono naturalmente.

Ordinato nel 1841, Toffoli svolge il suo ministero tra Palse e Porcia, distinguendosi come predicatore colto e come figura attiva nella vita parrocchiale. Partecipa alle commissioni per la nuova arcipretale, segue la fusione delle campane, tiene una scuola di grammatica per i giovani del Comune. È un sacerdote impegnato, ma anche esposto a tensioni e ostilità: subisce calunnie, viene ostacolato nella predicazione e nella scuola, e affronta questi contrasti con fermezza e spirito cristiano.

La parte più sorprendente della sua biografia riguarda il suo convinto patriottismo. Durante gli studi all’Accademia di Venezia, nel 1849, si unisce agli insorti veneziani nel contesto della breve esperienza risorgimentale della Repubblica di San Marco. Tornato a Porcia, viene sorvegliato dalla polizia austriaca e imprigionato per due mesi nelle carceri di Pordenone, nella stanza detta “la Bellona”, dopo che in casa sua erano state trovate prove del suo sostegno alla causa nazionale. Gli viene proibito di predicare e di insegnare.

Toffoli era anche un sacerdote capace di confrontarsi con temi delicati: nel 1862 scrive al vescovo Casasola sostenendo che il potere temporale del papa non potesse essere considerato dogma. Una posizione audace per un’epoca in cui il neonato Stato italiano e la Chiesa di Roma non si vedevano di buon occhio, che anticipa sensibilità che la Chiesa stessa avrebbe maturato solo un secolo più tardi.

Accanto alla vita religiosa e civile, Toffoli coltiva una passione costante per la pittura. Amico e discepolo a Venezia di Michelangelo Grigoletti, la sua produzione, oggi in parte dispersa, comprende ritratti, pale d’altare, miniature, affreschi e copie da maestri.

Dalle opere rintracciate emergono alcuni tratti distintivi: anzitutto una solida formazione accademica, evidente nelle copie da Grigoletti e negli studi giovanili; una sensibilità cromatica morbida, soprattutto nelle Madonne a pastello e nei ritratti familiari; una buona capacità introspettiva, come nel ritratto della madre o in quello di don Pietro Dalla Toffola; e una pittura religiosa tradizionale, talvolta convenzionale nelle composizioni più ampie, ma spesso efficace nella resa dei volti e delle atmosfere.

Il suo catalogo comprende circa quaranta opere note, a fronte delle centocinquanta ricordate dalle fonti ottocentesche. Molte sono conservate in collezioni private o in edifici sacri del territorio purliliese.

Giuseppe Fiocco, importante storico dell’arte veneta, tra i ri-scopritori del Pordenone, riconosceva in Toffoli un artista legato alla scuola del Grigoletti, capace di esprimere una sensibilità autentica pur entro i limiti della pittura provinciale dell’epoca. L’Ottocento, spesso svalutato in passato, appare qui come un periodo ricco di fermenti, in cui anche figure minori contribuiscono a definire un paesaggio culturale vivace e articolato.

Giovanni Toffoli non fu un innovatore né un protagonista della grande storia dell’arte italiana. Ma fu un testimone attivo del suo tempo, capace di unire vocazione religiosa, impegno civile e passione artistica. La sua vicenda restituisce un’immagine concreta dell’Ottocento friulano: un secolo di trasformazioni, di tensioni politiche, di rinnovamento culturale, vissuto anche nelle piccole comunità attraverso figure come la sua.

Riscoprirlo significa comprendere meglio non solo la storia locale, ma anche il ruolo che tanti “minori” hanno avuto nel tessere la trama culturale dell’Italia preunitaria e postunitaria.


Per approfondire:

  • Antonio Forniz, Un abate patriota e pittore: Giovanni Toffoli, in “Il Noncello”, 25 (1965), pp. 131-156.
  • Stefano Aloisi, Toffoli, Giovanni, in Dizionario Biografico dei Friulani. Nuovo Liruti.