Prima della Tipografia Sociale sorta a Pordenone nel 1921, o quella di Rambaldo Savio risalente al 1906, vi era una tipografia, aperta nei pressi della zona di San Giorgio, che con il suo unico torchio in legno diede luce a molte stampe che ricoprirono un ruolo centrale nei primi anni del 1800. Il proprietario dell’attività? Silvestro Gatti.
Silvestro Gatti nacque a Venezia intorno al 1749. Qui imparò da suo padre, Giovanni Gatti, tutto ciò che c’era da sapere riguardo all’arte della topografia. Studiò dunque nella bottega gestita dalla famiglia, la quale aveva pubblicato in precedenza molti testi classici e di medicina. Dopo un breve periodo di collaborazione tra i fratelli Gatti, Silvestro lavorarò in proprio pubblicando testi religiosi e ristampando le opere edite dal padre. Questo, almeno, finché Venezia non diventò nel 1797 una repubblica democratica minoritaria sotto Napoleone Bonaparte.
La libertà di stampa concessa in quei giorni portò Silvestro Gatti, così come a molti altri editori e topografi, a pubblicare opere di vario genere e a rivolgersi al pubblico con toni infervorati. Lo stesso Silvestro Gatti scrisse e partecipò alla vita politica mostrando tutto il suo sostegno alla rivoluzione francese. Ma quando Napoleone cedette Venezia con il trattato di Campoformio, questi stessi tipografi ed editori furono incarcerati o giustiziati.
Silvestro Gatti rischiò la vita a causa di quanto aveva scritto e pubblicato. Riuscì a salvarsi, insieme ad un amico, solo grazie a una ingente somma di denaro offerta in via confidenziale al governatore di Venezia. Compresa però la necessità di allontanarsi da Venezia, si trasferì a Pordenone, dove aprì una nuova attività topografica affiancata da una libreria in cui esibire i prodotti del suo lavoro.
Qui consolidò la sua attività stampando due sonetti: uno dedicato ai nobili e ai giudici di Pordenone, il secondo invece pensato per Lucio Rizzardo della Torre. Ottenne infine il via libera per stampare gli avvisi emanati dal comune dopo svariate vicissitudini, raggiungendo solo in un secondo momento il monopolio delle stampe episcopali e distrettuali della zona. Morì infine nel 1822, quando l’attività di famiglia passò nelle mani di Vincenzo, il figlio, il quale si concentrò sulle stampe di biglietti per battesimi, documenti pubblici comunali e inviti di matrimoni.
Silvestro Gatti rappresenta dunque un nome importante, che potrebbe essere facilmente riconosciuto da chi è abituato a esplorare Pordenone. Nell’area delimitata da Viale Zanussi, nelle vicinanze del centro, vi è infatti una via, conosciuta da molti, che prende il nome di “Silverio Gatti“. Sebbene i nomi non coincidano perfettamente a causa di una variazione nel modo in cui Silvestro Gatti fu registrato nei documenti statali, il nome di questa via è un omaggio a questo stesso topografo di origini veneziane.
Per approfondire
- M. Gianni, La prima tipografia di Pordenone. Dalla stamperia di Silvestro Gatti alle arti grafiche F.lli Cosarini (1799-1971), Atti dell’Accademia San Marco di Pordenone, n. 21, 2019, p. 729-761
- A. Benedetti, D. Antonini, L’attività tipografica in Pordenone e nel Friuli Occidentale, «Il Noncello» 33, 1971, 149-224

Avianese di nascita, autrice di articoli e storie brevi per passione, trascorro il mio tempo libero leggendo romanzi fantasy e divorando serie televisive fantascientifiche. Coltivo da sempre un grande interesse per l’Asia, a cui si aggiunge un immenso (e assai recente) amore per la storia romana. Mi sono laureata in Filosofia presso l’università Ca’ Foscari di Venezia.