Diversi sono stati i luoghi del Friuli toccati dall’abile pennello di Pomponio Amalteo, noto discepolo della scuola del Pordenone, di cui sposò la figlia Graziosa. Così lo descrive Giorgio Vasari nelle sue celebri Vite:
Fu suo discepolo Pomponio Amalteo da S. Vito, il quale per le sue buone qualità meritò d’esser genero del Pordenone. Il quale Pomponio, seguitando sempre il suo maestro nelle cose dell’arte, si è portato molto bene in tutte le sue opere […] Nel castello di S. Vito sua patria, lontano da Udine venti miglia, dipinse a fresco nella chiesa di S. Maria la capella di detta Madonna, con tanto bella maniera e sodisfazzione d’ognuno, che ha meritato dal reverendissimo cardinale Maria Grimani, patriarca d’Aquileia e signor di S. Vito, esser fatto de’ nobili di quel luogo.
Proprio a San Vito al Tagliamento, infatti, si trova uno degli scrigni d’arte più stupefacenti e affascinanti del nostro territorio, affrescato all’interno dalla sapiente mano dell’Amalteo: stiamo parlando della chiesa di Santa Maria dei Battuti, parte del complesso trecentesco dell’Ospedale della confraternita dei Battuti, che dal Trecento fino all’Ottocento è stato il principale centro di assistenza sanitaria del paese. Le prime notizie dell’edificio risalgono al 1369, ma già dal 1360 operava nella cittadina in virtù di un decreto del patriarca di Aquileia.
Nel corso del XV secolo le strutture dell’Ospedale subirono un ampliamento, comportando la costruzione di una nuova chiesa, prossima, ma separata dalle funzioni assistenziali del resto del complesso, dotata di una valore architettonico che ben documentava l’importanza dell’ordine.
Non disponiamo di notizie precise sulle diverse tappe che hanno portato all’edificazione della nuova chiesa, ma sappiamo che già nel 1493 era aperta al culto: la stessa data compare in un’iscrizione del portale, opera dello scultore Giovanni Antonio Pilacorte. Della facciata balza subito all’occhio la lunetta sommitale, al cui interno è collocata una lastra della Madonna della Misericordia tra cherubini e devoti: emerge la tipica tecnica di lavorazione della pietra dell’autore, con un frangersi dei piani secondo spigoli netti e taglienti, in linea con la scultura d’area lombarda del Quattrocento. Ai lati della lunetta di dispongono l’Angelo annunciante e la Vergine con il Padre Eterno benedicente alla sommità. Gli stipiti sono ornati con un motivo fitomorfo, ossia vegetale, e le due facce interne ospitano ciascuna un clipeo, dove sono rappresentati S. Vito e S. Modesto.
Ma è mettendo piede all’interno della chiesa che l’occhio può bearsi dello spettacolo degli affreschi: il capolavoro è rappresentato dal coro affrescato da Pomponio Amalteo tra il 1535 e il 1546 con le Storie della Vergine, attingendo dalle vicende narrate nei Vangeli apocrifi: sulla parete di sinistra Cacciata di Anna e Gioacchino dal tempio, Sposalizio della Vergine; sulla parete di destra l’Annunciazione, dove l’aggiunta di due particolari insoliti, il gatto e l’arcolaio, si inscrive nell’intento di dar vita ad un’atmosfera domestica; Visitazione ad Elisabetta, Adorazione dei Magi (modellata su quella del Pordenone a Piacenza) e Fuga in Egitto, che rispetto all’esempio posteriore del duomo pordenonese si distingue per la fantasiosa rappresentazione di un bestiario esotico.
L’Assunzione, realizzata sulla parete di fondo, culmina nell’ imponente turbine di Angeli, Santi, Profeti e Sibille che avvolge il Padre Eterno (che ricorda quello dipinto dal Pordenone a Cortemaggiore) della volta. Nei pennacchi sono inseriti dei medaglioni raffiguranti Lot e le figlie, Daniele e Abacuc, Sacrificio di Isacco e Offerta di Melchisedec, decorati con vivide grottesche, testimonianza dalle grande perizia cona la quale Amalteo è capace di conferire dinamismo plastico e forza espressiva anche a figure di piccole dimensioni, cui si contrappongono le monumentali figure del Profeta David e S. Paolo, poste su finte mensole ai lati dell’arco trionfale.
Ma gli interventi artistici a favore della chiesa non si esaurirono con il Rinascimento: all’inizio del XVIII secolo l’edificio è dotato di un nuovo altare maggiore, con le statue, di gusto barocco, di San Giovanni Battista, della Vergine e di San Pietro (1707), opera scultore Pietro Baratta, autore anche dei rilievi delle formelle posteriori, dedicate alla Visitazione e alla Presentazione al Tempio; dovuti all’intervento di Giovanni Bonazza sono il dossale con la Mater Misericordiae, il cui manto accoglie i confratelli, e le sei formelle con angioli musicanti. Ma non tutte le opere realizzate per la chiesa dei Battuti sono rimaste dove era state collocate: due parti laterali del paliotto, raffiguranti putti angelici, furono trafugate nel 1918 dagli Austroungarici, per poi giungere al Museo delle Arti Industriali de L’Aja.
Per approfondire:
Fulvio dell’Agnese – Paolo Goi, Itinerari d’arte del Rinascimento nel Friuli occidentale, Campanotto Editore, Pasian di Prato, 2000
https://guidartefvg.it/elenco/la-chiesa-dei-battuti-san-vito-al-tagliamento/
Nato a Pordenone il 5 gennaio 2006, mi sono diplomato al liceo scientifico Michelangelo Grigoletti. Da una profonda passione per la matematica e la fisica mi sono gradualmente rivolto verso il mondo classico e la linguistica antica, accompagnati da una forte attrazione per la pittura e l’arte in tutte le sue forme. Ora studio lettere antiche presso la Scuola Galileiana di Studi Superiori a Padova. Mi definisco un liberale europeista e penso che questa commistione di passioni, prospettive e valori possa costituire la mia guida per un’autentica e fertile valorizzazione della storia e della cultura del Pordenonese.