Noi pordenonesi siamo estremamente preparati sulla storia della nostra città. Raccontiamo con orgoglio le origini di quest’insediamento romano sorto nell’alto corso del Noncello, divenuto ben presto un nodo fondamentale per il mercato grazie alla sua vocazione portuale.
Chi non conosce Pordenone ascolta interessato, ma lo è ancor più da una questione che spesso appassiona più di ogni divagazione storica. Il nostro racconto infatti è presto interrotto da una domanda molto precisa, che pesa come un macigno nella coscienza di quanti pensavano di poter soddisfare ogni loro curiosità: “qual è il vostro prodotto tipico?”.

E qui spesso casca il palco. Ci fermiamo a riflettere un po’ spiazzati, e dopo qualche ragionamento l’unica speranza rimane quella di arrampicarsi sugli specchi, cercando di “naonizzare” alcune specialità, quasi sempre più furlàne che pordenonesi. Il frico diventa così il nostro pezzo forte, il musèt il nostro fiore all’occhiello, diventiamo improvvisamente i maghi della gubana, per poi arrivare ai casi estremi in cui diventano pordenonesi addirittura il San Daniele e il Montasio. Diciamo di “ni”.
Questi prodotti rispecchiano sicuramente alcune delle numerose tradizioni alimentari che da sempre caratterizzano la dieta della nostra città, ma si inseriscono in un contesto enogastronomico molto più ampio, che abbraccia la maggior parte della cultura friulana, prima che pordenonese. Ricorrere a queste eccellenze sembra quindi un tentativo di mascherare la mancanza di una vera e propria specialità che rappresenti la nostra città in senso stretto.

Ma è proprio in questo che molti di noi sbagliano. La specialità di Pordenone c’è, eccome!

Si tratta di una ricetta che risale agli inizi degli anni ’40, sorta dall’idea di proporre per il capoluogo un dolce che un po’ alla volta si identificasse con la storia e le usanze locali. Nacque così un biscotto molto particolare, capace di esaltare ingredienti e materie prime che un tempo sono appartenute alle nostre origini e che oggi fanno parte dell’autenticità di questa prelibatezza: il Biscotto Pordenone.

Le componenti base sono rappresentate dalla farina di grano tenero e dalla farina di mais, che richiamano i vecchi molini Pordenonesi, dallo zucchero, dalle mandorle grezze, le cui derrate transitavano abbondanti per il porto sul Noncello, dal burro, dai tuorli d’uovo, dagli aromi naturali e dal lievito. A questi si aggiunge un distillato di 45° per conferire maggiore friabilità e fragranza al prodotto, a cui si unisce il sale grosso che richiama l’antica Via del Sale Stiriana, che terminava proprio a Portus Naonis.

La paternità di questa ricetta appartiene alla famiglia Martin, storica proprietaria della Pasticceria Montereale, dove tuttora si produce e confeziona il biscotto in modo del tutto artigianale, dalla selezione delle materie prime alla preparazione dell’impasto, fino alla realizzazione di tanti piccoli biscotti stampati a mano uno ad uno.

Oggi il Biscotto Pordenone è un marchio registrato, riconosciuto nel 2004 come prodotto tipico friulano dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.

Si presenta al gusto come un gradevole mix di dolce e salato, un prodotto di pasticceria e panetteria allo stesso tempo, che richiama i gusti autentici della tradizione locale. Una prelibatezza che permette diversi abbinamenti, alcuni dei quali molto curiosi.
È un perfetto biscotto da tè, ma lo si può anche avvolgere nel crudo di San Daniele o nel guanciale affumicato, per esaltare in maniera straordinaria il contrasto dolce-salato. È interessante l’abbinamento con la peta della Val Cellina, oppure con dell’aceto balsamico. Deciso se cosparso di gocce di miele d’acacia e scaglie di formaggio Montasio stagionato, ma può essere apprezzato anche semplicemente come un biscotto da dessert, in compagnia di un calice di Ramandolo.

Forzare le ricette friulane spacciandole per pordenonesi non è più quindi necessario alla fatidica domanda sul nostro prodotto tipico. Il Biscotto Pordenone è la specialità indiscussa della nostra città, che rappresenta perfettamente la sua storia e le sue origini, in perfetta armonia, come si è detto, con la tradizione enogastronomica friulana.

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