Casarsa, estate 1918. Lungo la ferrovia che porta a Udine ci sono delle mitragliatrici: servono a scortare i treni militari diretti al fronte. Molti soldati austriaci credono che quel fiume che il ponte La Delizia attraversa sia il Piave e nei suoi pressi si leggeva questa scritta:
“Salutate i vostri fratelli caduti sul Piave”
I soldati austriaci sono stanchi e il solo nome del Piave li spaventa: uno di loro passa di lì e chiede indicazioni per marciare per Milano, gli rispondono che quello che aveva appena superato era il Tagliamento: ci rimase male.
L’offensiva italiana nel Trentino procede positivamente e così confermano i proclama che sono fatti circolare alle popolazioni italiane oltre il fronte trentino: ora le truppe marciano su Trento.
Ma in Friuli si continua a bombardare: le notti del 23 e del 24 agosto gli austriaci bombardano la stazione di Casarsa, i neonati sono malnutriti, le famiglie son costrette a rubare della farina di granoturco dai soldati.
La popolazione friulana è stanca dei continui soprusi e delle ingiustizie commesse dagli austriaci e non vede l’ora di cacciarli una volta per tutte. A metà settembre sembrava chiaro a tutti che la guerra avesse appena dato un nome agli sconfitti: gli imperi centrali. Come sul fronte occidentale, così anche in quello meridionale, gli Imperi ne stavano uscendo annientati.
Prima della resa però, gli austriaci avevano deciso di bombardare Venezia: dato che nel giugno precedente non riuscirono a farvi insediare un loro governatore, capendo così che avrebbero perso la guerra, decisero di abbandonare quei paesi dopo averli bombardati e distrutti del tutto. Sulla destra del Livenza, infatti, erano già pronte delle piazzuole per due cannoni che avrebbero bombardato tutta la bassa liventina.
Ma il tempo era ormai esaurito: l’Austria aveva già iniziato le trattative per il ritiro e  i due cannoni furono ritirati dalla linea del Livenza. Le opere d’arte, le chiese e quel poco che rimaneva ancora in piedi dopo tre anni di guerra erano  finalmente salve.

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