“Lì di piazzale Ellero, vicino alle Gabelli”. Che sia un angolo suggestivo di Pordenone è indubbio: piazza Ellero Enea dei Mille, con il suo monumento ai caduti circondato da una florida cornice alberata, conserva tutto un fascino ricco di eleganza, rispetto e emozione, di un Novecento italiano legato alla memoria e al sacrificio di chi dette la vita per l’Italia.

La dedica di questo spazio a un grande pordenonese non è dunque casuale. Enea Ellero non si può dire sia stata una figura qualunque per la città: patriota, garibaldino, giurista, sindaco, egli attraversa infatti l’Ottocento italiano con la discrezione di chi non cerca il centro della scena, finendo comunque per occuparlo.

Ellero nasce a Pordenone il 9 settembre 1840, in una famiglia modesta, in una città ancora lontana dai grandi moti politici del tempo. Eppure, quando nel 1859 scoppia la seconda guerra d’indipendenza, il giovane Enea sente che il suo posto non è più tra le vie tranquille della sua città natale. Parte per unirsi alle truppe piemontesi, attratto dall’idea di un’Italia che sta nascendo, e trova nel movimento garibaldino un ambiente più vicino alla sua età e al suo entusiasmo.

Nel 1860 è studente di giurisprudenza a Pavia, ma gli studi non bastano a trattenerlo. Si arruola tra i volontari diretti in Sicilia e viene assegnato alla 7ª compagnia di Benedetto Cairoli, accanto a diversi friulani e allo scrittore Giuseppe Cesare Abba. A Calatafimi e nella presa di Palermo la compagnia si distingue per coraggio, e Ellero ottiene il grado di sottotenente. È l’inizio di un legame duraturo con Garibaldi: nel 1862 lo segue ad Aspromonte e nel 1866 combatte a Bezzecca come luogotenente, partecipando a una delle ultime campagne del Risorgimento.

Parallelamente, Ellero porta avanti la sua formazione. Si trasferisce a Bologna, dove insegna il cugino Pietro Ellero, e nel 1863 si laurea in giurisprudenza. Quando, nel luglio del 1866, le truppe italiane entrano a Pordenone, decide di tornare e di costruire lì la sua vita adulta. Apre uno studio legale, si avvicina alla politica e nel 1867 viene eletto consigliere comunale. È lui ad accogliere Garibaldi in visita alla città, un incontro che chiude simbolicamente la stagione delle armi e apre quella dell’impegno civile.

Gli anni successivi sono intensi. Nel 1868 sposa Luigia Torossi, con cui avrà otto figli. Nel 1869 diventa agente della filiale pordenonese della Banca del popolo, il primo istituto di credito cittadino. Nel 1871 fonda il giornale «Il Tagliamento», che dirige fino al 1873 e nel quale propone, con sorprendente anticipo, l’idea di un’autonomia per la Destra Tagliamento. Nel 1874 inaugura il teatro Stella d’oro, mille posti nel cortile dell’omonimo albergo, un’iniziativa che porta a Pordenone stagioni d’opera e spettacoli teatrali fino al devastante incendio del 1880.

La sua carriera politica prosegue con continuità. Nel 1885 accoglie Benedetto Cairoli per l’inaugurazione del busto dedicato a Garibaldi. L’anno seguente diventa pro-sindaco e nel 1889 sindaco della città. Durante il suo mandato nascono il primo corpo cittadino dei vigili del fuoco e la casa di riposo, due istituzioni che segnano un passo importante nella modernizzazione della città. Lascia la carica nel 1893, ma non l’impegno pubblico: nel 1896 propone che gli stabilimenti industriali contribuiscano alle spese per l’assistenza ai poveri, anticipando temi sociali che diventeranno centrali nel secolo successivo.

Nel 1907 assume la presidenza della Società operaia di mutuo soccorso, dedicandosi a iniziative culturali e assistenziali. Nel 1915 rappresenta il Comune all’inaugurazione del monumento ai Mille a Quarto, quasi un ritorno alle origini della sua vita pubblica.

Dopo Caporetto si rifugia a Bologna con parte della famiglia, mentre il dopoguerra porta nuove tensioni: il figlio Giuseppe viene eletto deputato socialista nel 1921, e l’altro figlio, Luigi, militante antifascista, è costretto alla fuga dopo un’aggressione squadrista avvenuta nella casa degli Ellero. Nel 1925 i carabinieri perquisiscono l’abitazione dell’anziano avvocato alla ricerca del figlio irreperibile.

Ellero muore a Pordenone il 28 luglio 1932, dopo una vita che ha attraversato il Risorgimento, la costruzione dello Stato unitario e le fratture del primo dopoguerra. Per la fama conquistata sul campo e il prestigio che ne derivò, ancora oggi viene automatico riferirsi a lui come “Ellero dei Mille”, quasi a richiamare un rilievo che va ben oltre i confini cittadini.


Per approfondire:

  • Andrea Benedetti, Spigolature sui pordenonesi e sugli altri Friulani dei Mille di Marsala, in “Il Noncello”, 15 (1960), pp. 31-60.
  • Andrea Benedetti, Storia di Pordenone, Il Noncello, Pordenone, 1964.
  • Luca Gianni, Ellero Enea, garibaldino e amministratore, in Nuovo Liruti: Dizionario biografico dei friulani , 3, L’età contemporanea, a cura di Cesare Scalon, Claudio Griggio, Giuseppe Bergamini, 2011, pp.1457-1359.
  • Fiammetta Auciello, Garibaldi e i volontari del Pordenonese tra storia e memoria, in “Atti dell’Accademia San Marco di Pordenone”, 10 (2008), pp. 191-202.
  • Alessandro Fadelli, Pordenonesi più o meno noti nei titoli delle vie della città, Propordenone.org