Essere liberali e liberisti in Italia non è facile. O almeno questo è ciò che pensa Nicola Porro, giornalista economico e firma del Giornale, venuto a Pordenonelegge per presentare il suo ultimo libro La disuguaglianza fa bene. Manuale di sopravvivenza per un liberista.
La sua è una battaglia prima di tutto culturale, contro l’egemonia intellettuale di una certa sinistra che – dice – pensa che la destra non legga. Allora lui prende e scrive un libro di trecento pagine in cui ripercorre sessanta classici del pensiero liberale.
Lo fa inserendovi ad esempio I promessi sposi di Manzoni, il romanzo per eccellenza in Italia, quello letto da tutti al liceo ma di cui si dimentica la fondamentale lezione economica. « Le rivolte del pane – spiega Porro – non sono altro che la dimostrazione del mercato che sfugge alle regole imposte arbitrariamente dallo Stato. » La legge della domanda e dell’offerta è superiore a qualunque decreto: questa è l’essenza del pensiero economico liberale.

Il mercato è però lungi dall’essere perfetto, lo ammettono gli stessi liberali. Il problema è pensare che invece lo Stato lo sia e che si possa occupare di qualunque cosa. In particolare del tema delle disuguaglianze, oggi molto in voga nel dibattito politico. Anche qui Porro vuole vedere il problema da un altro punto di vista. «Preferite vivere in un mondo diseguale in cui ci sono pochi poveri oppure in uno in cui i poveri sono molti ma almeno siamo tutti uguali? Io la risposta la so.» Va invertito l’ordine delle priorità: si deve combattere la povertà per ridurre le disuguaglianze, non viceversa.

Il suo è un tentativo di dare una risposta liberale a tutte le grandi questioni globali. L’ambientalismo ad esempio va interpretato da un liberale non come una religione ma con pragmatismo e metodo scientifico: anche questo, secondo Porro, in controtendenza rispetto al pensiero dominante non solo in Italia ma nel mondo.
O ancora, i liberali devono ricordarsi di non considerare come dei dogmi nemmeno le statistiche macroeconomiche (in particolare quelle che trattano dati eccessivamente aggregati). Gli economisti a volte hanno la presunzione di riassumere la verità in un dato ma dimenticano che dietro quel dato ci sono le vite e le scelte individuali delle persone.

Il liberalismo non è l’ideologia degli egoisti o dei ricchi ma di chi crede che la società sia da vedere come un ordine nato spontaneamente dagli individui. Essere individualisti non significa vivere come una monade isolata dal mondo ma credere nelle comunità formate da uomini e donne liberi.
Questo implica però un maggior impegno dei liberali nella vita politica. «Il liberale è pigro e si disinteressa della cosa pubblica, dovremmo invece prendere esempio dai socialisti e combattere anche noi per le nostre idee.» Nicola Porro ha voluto fare la propria parte scrivendo questo libro.

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