Malnisio, Giais, Partidor. Le tre principali centrali elettriche del pordenonese sorsero in questi luoghi durante i primi anni del 1900, in vista di un progetto assai più esteso che coinvolgeva svariate società elettriche friulane. L’idea che le accomunava era quello di distribuire energia elettrica ai centri abitati sfruttando il corso del Cellina. Tra queste Pordenone, Udine, Treviso e Venezia, in una rete che avrebbe equipaggiato le province del Friuli e del Veneto di elettricità.

Gli scambi commerciali con la città del Veneto erano proficui e già da tempo ben impostati. La decisione di edificare la centrale idroelettrica di Giais nacque a partire dal 1896, ma la costruzione dello stabile – la quale richiese all’epoca un investimento di oltre 2 milioni di lire – avvenne tra il 1905 e il 1908, a seguito della fortuna di cui godette la centrale di Malnisio.

Le discussioni che ne derivarono si concentrarono sul rischio di esaurire il corso del Cellina, il quale permetteva il trasporto del legname dai boschi della zona fino a Venezia dando un’ulteriore spinta all’economia. Mulini, segherie e cotonifici dipendevano unicamente dallo scorrere del Cellina. Se le centrali avessero deviato, rallentato o prosciugato il corso del fiume, molti posti di lavoro sarebbero stati messi a rischio. Ma una regolamentazione per la deviazione delle acque fu sancita, e una concessione della società costruttrice permise di continuare i lavori.

Lo scambio tra Giais e Venezia fu essenziale da entrambe le parti: se Giais riforniva Venezia di elettricità nei momenti di bisogno, sostituendo la centrale di Malnisio le rare volte in cui fosse stato necessario, l’occorrente per la costruzione della centrale di Giais arrivò direttamente da Venezia, la quale fece uso di carri e bestiame per trasportare il materiale fino a Giais. Nel 1908, la centrale iniziò ad adempiere al suo compito senza intoppi, rendendo Udine una delle prime città italiane ad essere percorsa dall’elettricità.

Gli edifici costruiti al suo fianco vennero messi in uso per il personale abilitato, famiglie incluse, le quali si occupavano del controllo e della manutenzione della centrale e dei suoi macchinari; l’elettricità, però, arrivò a Giais svariati anni dopo – prima per le famiglie della centrale, poi ad uso e consumo delle case dei più agiati. L’intuizione di Salice e Zenari, i due ingegneri dietro al progetto dell’impianto di Giais, si rivelò fondamentale per gli anni che seguirono. Le aziende coinvolte nelle attività del Cellina si riunirono nella Società Adriatica di Elettricità, detta SADE, la quale trasportò l’energia tramite una rete primaria e una rete secondaria raggiungendo una quota di 1.250.00 KW. 

Fu la prima guerra mondiale a porre la centrale di Giais davanti alle prime avversità: tra la disfatta di Caporetto e l’occupazione austriaca del territorio friulano, il servizio venne ridimensionato, rimettendosi in forza solo diversi anni dopo la fine della guerra. La SADE si allargò brevemente nel periodo precedente alla seconda guerra mondiale, quando i bombardamenti rischiarono di vanificare i tentativi di ampliamento del sistema elettrico. 

Eppure, nonostante l’arrivo dei cosacchi e i movimenti dei partigiani a difesa del territorio, la centrale di Giais non fu mai costretta a chiudere definitivamente. Grazie alle rivoluzioni tecnologiche dell’epoca, la SADE si prodigò in nuove costruzioni presso le zone di San Foca, Villa Rinaldi e Barcis, includendo non solo nuovi stabili che permisero una maggiore diffusione del circuito elettrico, ma anche impianti idroelettrici e termici.

Infine, la nazionalizzazione delle società elettriche fu l’elemento determinante che portò la SADE a vendere gli stabili all’Ente Nazionale per l’Elettricità, conosciuta anche come la futura Enel. Aveva dunque inizio il processo di liberazione della produzione di energia elettrica, di cui l’Enel ottenne il monopolio, portando elettricità stabilmente in tutte le case di Italia. 

La decisione di chiudere le tre centrali, le quali correvano il rischio di diventare pressoché obsolete, fu maturata fin dagli anni ’70, quando il personale che vi lavorava da decenni andò in pensione senza essere sostituito da nuove leve. A sostituzione di esse furono edificati gli impianti di Ponte Giulio e San Leonardo. Una delle principali ragioni era, non poco ironicamente, legata alla quantità d’acqua del Cellina, la quale non era sufficientemente adeguata ad alimentare tutte e cinque le centrali – tre delle quali non avrebbero potuto sfruttare il serbatoio di Ravedis, collocato più in basso rispetto alla centrale di Giais.

Il 10 maggio 1988 la centrale idroelettrica di Giais fu chiusa in via definitiva, abbandonata e dimenticata nella zona delimitata dai binari della rete ferroviaria Sacile-Pinzano e dalla Chiesetta di San Biagio. Tuttora di proprietà della Edipower, non fu più riaperta, e anzi, mai più sfruttata né come museo né come centro culturale, nonostante i dialoghi avviati nel 2014 con l’amministrazione comunale. La struttura è però stata curata e sistemata negli ultimi mesi, rendendola visitabile dall’esterno tramite la ciclabile che unisce Marsure a Giais.

 


Per approfondire:

  • Monica Basso Valentina e Lucia Polo Friz, La Centrale Idroelettrica di Giais, 2007, Associazione Culturale Gahagi di Giais
  • Francesco Chinellato e Livio Petriccione, Vie d’acqua e ambiente costruito. Le prime centrali idroelettriche in Friuli Venezia Giulia, 2019, Forum
  • Luigino Zin, La forza del Cellina, 1988, Settore Produzione e Trasmissione di Venezia