Alla memoria di Harry Bertoia, eclettico artista e designer di successo, è dedicato l’omonimo museo Bertoia, situato in Corso Vittorio Emanuele. La sua storia rievoca le grandi migrazioni nell’altro continente, ricordando uno di quei vecchi film dove il protagonista dallo sproporzionato talento raggiunge la fama nonostante le sue umili radici. Radici che, nel nostro caso, conducono a San Lorenzo di Valvasone Arzene, cittadina nel circondario di Pordenone, dove Arieto – nome di battesimo dell’artista – nasce nel 1915.

Si stabilisce prima in Canada con il padre e il fratello, poi a Detroit, in America. Suo fratello insiste che studi; Arieto, ormai conosciuto come Harry, segue i consigli del fratello e riesce a vincere una prestigiosa borsa di studio presso la Cass Technical High School, dove impara a lavorare il metallo. Da lì in poi, il salto è breve: riesce a entrare nella Cranbrook Academy of Art a Bloomfield Hills, nel Michigan, grazie a una seconda borsa di studio. È così bravo che il direttore, colpito dal suo talento, gli offre una cattedra, a patto che diriga il laboratorio per la lavorazione dei metalli.

L’accademia Cranbrook lo mette a contatto con i maggiori esponenti artistici di Detroit. Eero Saarinen, Carl Milles, Charles Eames, Florence Knoll: lui incontra e conosce tutti. Tra di loro Bertoia è un membro altrettanto rinomato, un personaggio di spicco che di certo, a detta di molti, farà carriera. Scartato è lo studio della storia dell’arte alla Cranbook, così come ad ogni studio teorico. Bertoia si sposa, sperimenta, e infine approda all’incisione, trasferendosi per tutta America per collaborare con amici in folli progetti. 

Il primo è con Eames, con cui fa esperimenti sul legno; poi è il turno dell’azienda Knoll Associates di New York, per cui crea un design nuovo ed unico per una collezione di sedie, leggere ed eleganti, dove lo spazio viene disteso intorno a sé, anziché essere limitato riduttivamente all’interno di un confine netto. Sono gli anni della Wire Chair, della Diamond Chair e della Bird Chair, le quali faranno la storia nella creazione di mobili dal gusto moderno.

Ma Bertoia non è soddisfatto. Si applica alla scultura, colpito dall’idea di catturare i suoni tramite barre ed aste verticali dallo spessore e dal posizionamento variabile. Per fare ciò crea prima disegnimodellini, per poi sperimentare con i materiali e le dimensioni così da ottenere suoni e musicalità diverse. Le sue creazioni verranno poi esposte nei più grandi musei al mondo, come New York, Buenos Aires e Amsterdam.

A partire da queste opere Clifford West, suo amico dai tempi della Cranbrook Academy of Art, creerà un film nel 1965. Ed è sempre sulla scia del suo interesse per la musica che nasce il progetto Sonambient, composto da 11 mini-album registrati da Bertoia, in collaborazione con suo fratello, musicista di famiglia, in un fienile da loro trasformato in studio. Un altro film, “Sonambients: The Sound Sculpture of Harry Bertoia” uscirà in quegli stessi anni, con una colonna sonora curata da Harry Bertoia in persona.

Bertoia muore a Barto pochi anni dopo, senza mai smettere di praticare le sue arti e di creare sculture e opere nuove, a cui si dedica nel laboratorio di casa sua. Prima di allora si era occupato anche della progettazione di interni, di grafiche e di gioielli, coordinando diverse mostre museali e ottenendo grandi premi e riconoscimenti dalla critica.



Per approfondire

  • Celia Bertoia, Life and Work of Harry Bertoia, 2015, Schiffer
  • Gilberto Ganzer, Harry Bertoia – Decisi che una sedia non poteva bastare, Silvana Editoriale, 2009
  • Jed Morse, Marin R. Sullivan, Harry Bertoia: Sculpting Mid-Century Modern Life, 2022, Scheidegger and Spiess