Nella Pordenone di età veneziana le feste pubbliche comprendevano eventi spettacolari capaci di attirare visitatori da tutto il Friuli e dalla vicina Marca Trevigiana. Tra questi spiccavano le corse equestri e le sfilate di carrozze, manifestazioni che trasformavano il centro cittadino in un grande teatro all’aperto.
La tradizione delle gare risale almeno al 1548, quando il Consiglio della comunità deliberò l’istituzione di un palio annuale riservato ai cavalli appartenenti agli abitanti di Pordenone. L’iniziativa aveva una duplice finalità: incentivare l’afflusso di persone in città e promuovere l’arte dell’equitazione. La corsa si svolgeva nel mese di maggio e prevedeva un percorso di circa un miglio.
Nel corso del tempo questa antica competizione cadde in disuso, ma nel 1754 venne introdotta una nuova e più spettacolare gara: la cosiddetta corsa dei barberi. I protagonisti erano sei cavalli lanciati al galoppo da Borgo San Giorgio fino alla Loggia. Gli animali, riccamente adornati, correvano senza cavaliere e portavano ai fianchi sfere di ferro munite di punte, secondo una consuetudine diffusa in diverse città italiane. Il traguardo era segnato da una cordicella dipinta di fresco, in modo da lasciare un segno colorato sul petto del primo cavallo arrivato e identificare così il vincitore, che si aggiudicava un premio di dodici ducati d’argento.
La struttura urbanistica di Pordenone si prestava particolarmente bene a questo tipo di spettacolo. La Contrada Maggiore, attuale Corso Vittorio Emanuele II, allora asse principale della città, si sviluppa in modo quasi rettilineo ed è fiancheggiata da portici che, oggi come allora, offrivano un punto di osservazione privilegiato. Fin dalla prima edizione la corsa attirò una folla considerevole e le autorità concessero persino l’uso delle maschere, contribuendo a creare un clima festoso e carnevalesco.
L’evento ebbe un tale successo che fu ripetuto nel 1755 con uno sfarzo ancora maggiore. Prima della gara si svolse una vera e propria parata di oltre venti carrozze che per due ore percorsero avanti e indietro le vie cittadine. In testa al corteo viaggiava la sontuosa carrozza trainata da sei cavalli del luogotenente di Udine, Bertuccio Contarini, principale promotore dell’iniziativa. Le finestre e il poggiolo della Loggia comunale furono decorati con preziosi drappi damascati, mentre trombe e corni da caccia accompagnavano la manifestazione con musiche solenni.
Dopo la corsa, il cavallo vincitore veniva condotto in trionfo lungo tutto il percorso tra gli applausi degli spettatori assiepati alle finestre, ai balconi e sotto i portici. Le cronache raccontano che le locande della città fossero completamente occupate e che molti forestieri trovassero alloggio presso abitazioni private, segno della grande fama raggiunta dall’evento.
Le celebrazioni non terminavano con la gara. Nobili e ospiti illustri si ritrovavano nei saloni cittadini per banchetti e feste da ballo che spesso si protraevano fino all’alba, trasformando la corsa in un importante appuntamento mondano oltre che sportivo.
A testimonianza della passione per le attività equestri, nel 1758 alcuni giovani nobili pordenonesi promossero anche la realizzazione di una cavallerizza, un’area appositamente attrezzata per l’addestramento e le esibizioni a cavallo. L’iniziativa ebbe però vita breve e cessò pochi anni dopo a causa di controversie con alcuni proprietari confinanti.
Le corse di cavalli e le sfilate di carrozze rappresentano dunque un aspetto significativo della vita pubblica della Pordenone settecentesca. Oltre a costituire un momento di svago e spettacolo, esse contribuivano a rafforzare il prestigio della città, richiamando visitatori, nobili e curiosi da un ampio territorio e confermando il ruolo di Pordenone come uno dei centri più vivaci del Friuli veneziano.
Per approfondire:
- Giovan Battista Pomo, Comentari urbani, Grafiche Editoriali Artistiche Pordenonesi, 1990.
- Andrea Benedetti, Storia di Pordenone, Edizioni Il Noncello, Pordenone, 1964.
Immagine IA
Pordenonese, classe 1992. Ho conseguito il dottorato di ricerca in Studi storici tra l’Università di Padova, Ca’ Foscari di Venezia e l’Università di Verona. Mi sono laureato con una tesi sul rapporto tra Ca’ Foscari e la Dalmazia, vincitrice del Premio “Maria Cavallarin” 2020 dell’Ateneo Veneto di Scienze, Lettere e Arti. Mi piace pensarmi come uno spettatore di eventi che un giorno saranno considerati storia. Per questo scrivo con passione per le mie amate Radici.