All’ora di pranzo di quest’oggi si è tenuta la conferenza stampa del libro-inchiesta “I nuovi antisemiti” di Nora Bussigny, giovane giornalista di origini marocchine che, dopo i terribili eventi avvenuti il 7 ottobre del 2023, decise di infiltrarsi nelle frange di sinistra francese più estreme, per determinare e portare alla luce i contorni delle organizzazioni e le loro idee riguardo alla questione israelo-palestinese.

Insieme a lei si sono presentati il fu già primo ministro francese Manuel Valls, autore della prefazione del libro, e il presidente di Pordenonelegge Michelangelo Agrusti. Il primo a parlare è stato il primo ministro che fin da subito ha voluto sottolineare un concetto: nonostante, come l’autrice, condanni la tragedia umanitaria di Gaza causata dal governo israeliano, secondo lo stesso, dopo il 7 ottobre, è cominciata una vera e propria campagna d’odio nei confronti del popolo ebraico. Inoltre, fin da principio ha dichiarato che ciò che al giorno d’oggi viene definito antisionismo in realtà sia solo una parola, un mezzo o un camuffamento per abbindolare la nostra democrazia, alle cui spalle si nasconde un radicato antisemitismo e ben altro ancora.

Nora Bussigny ha iniziato la propria ricerca proprio in quei giorni, riattivando un falso account da attivista su Instagram per vedere come i collettivi femministi rispondevano alle torture subite dalle donne vittime in quella vicenda. Proprio il silenzio, se non l’esultanza di quest’ultime, ha sconcertato l’autrice che da quel periodo si è infiltrata in quei gruppi per comprenderne i meccanismi e l’ideologia. Alla domanda se mai avesse avuto paura l’autrice ha risposto tranquillamente che lei è ancora giovane e che soprattutto in Francia, dopo il caso del Charlie Ebdo, è abituata a pensare alla morte nel giornalismo.

L’analisi di entrambi parte però da ben più lontano rispetto alle tragedie degli ultimi anni. Secondo Valls siamo di fronte ad un cambiamento storico. La nascita di un nuova versione di antisemitismo, non più solo legato alle frange dell’estrema destra radicale, ma fondato su tutti i vari movimenti di sinistra anti imperialisti e scettici nei confronti del mondo occidentale. La bandiera palestinese e la sfiducia nei confronti del popolo ebraico sono diventati dei nuovi simboli in grado di saldare tutte quelle anime frammentate per quella che può essere definita un’unificazione di tutte le lotte.

Bisogna considerare il contesto politico francese, profondamente frammentato e radicalizzato, per comprendere le preoccupazioni degli intervistati, secondo cui la questione palestinese possa essere abbracciata dai partiti semplicemente come specchio delle allodole per gli elettori e quindi alimentata per un semplice calcolo numerico. Tra tutti gli elettori, da parte di entrambi, è stata prestata particolare attenzione verso coloro che si appresteranno a votare per la prima volta, che sono stati dipinti come vittime inconsapevoli di un contesto esageratamente polarizzato, citando il cantante Macklemore come esempio negativo e considerando la sua recente esclusione dai principali stadi americani come una notizia positiva.

Anche quest’oggi, come ieri sera, sono stati nuovamente citati i giovani, in questo caso come un tesoro da proteggere ad ogni costo, come se da soli non avessero sviluppato un senso critico abbastanza fine per comprendere o perlomeno per vedere le migliaia di sfaccettature di una delle zone grigie più complesse della nostra epoca, come se potessero essere vittime di qualche organizzazione o progetto che viene da lontano.