il più raro e celebre […] nell’invenzione delle storie, nel disegno, nella bravura, nella pratica de’ colori, nel lavoro a fresco, nella velocità, nel rilievo grande et in ogni altra cosa delle nostre arti

Così Giorgio Vasari, celeberrimo pittore ed architetto aretino, nelle vesti di storico dell’arte si riferiva a Giovanni Antonio de’ Sacchis, meglio noto come il Pordenone. Da queste parole si evince il grande rispetto di cui godeva presso di lui il pittore friulano, nato a Pordenone nel 1484 e oggi considerato uno dei maggiori pittori della scena rinascimentale veneziana. Ma allora perché non raggiunse mai il successo che sperava?

Giovanni Antonio de’ Sacchis nasce a Pordenone, da cui poi deriverà il suo soprannome, nel 1484. Sempre secondo il Vasari, che ne scrisse una biografia nelle sue Vite, la sua formazione ebbe luogo presso Pellegrino da San Daniele prima e il Giorgione poi, la cui scuola generò assieme a lui decine di pittori che si affermarono nei periodi seguenti, uno su tutti Tiziano. Le prime influenze del Pordenone derivano dal Mantegna e dalla pittura figurativa di Michelangelo e di Raffaello, che scoprì durante un viaggio a Roma, e da questi apprese una maggiore plasticità nella pittura e uno stile più ampio e drammatico. Un’altra influenza che subì e che si può notare nelle sue opere fu quella degli artisti nordici, in particolar modo Durër, incisionista tedesco. Il pittore pordenonese ebbe tra l’altro un raggio d’azione piuttosto vasto: arrivò infatti a lavorare, oltre che a Pordenone, anche a Venezia, a Treviso, Cremona, in Umbria, a Genova ma soprattutto a Ferrara, dove rimase a lungo alle dipendenze di Ercole II d’Este.

Ma alla fine la domanda rimane la stessa: perché non ha avuto tutto il successo che avrebbe meritato, essendo per alcuni addirittura un precursore del Manierismo? La risposta a questa domanda la si può trovare nel nome di uno dei suoi colleghi più illustri: Tiziano. Tiziano Vecellio, nato nel 1480, è il vero rivale del Pordenone, ed è la causa per la quale il pittore friulano sia stato così sottovalutato nel corso del Rinascimento.

Il confronto tra i due animò la scena artistica veneziana, e nonostante la superiorità tecnica di Tiziano il Pordenone dimostrò sempre di essere all’altezza di questi. Tuttavia la notorietà di Tiziano andava salendo incontrollabilmente ai danni del Pordenone, che trovò sempre più difficile stare al passo. Da qui cominciò il declino: Tiziano otteneva committenze, vinceva concorsi e riscuoteva sempre più credito, mentre il Pordenone finiva sempre più nell’ombra del pittore erede di Giorgione. Uno di questi concorsi Tiziano lo vinse beffando proprio il Pordenone, e questo fu nel 1528, quando vennero chiamati entrambi per un dipinto che ornasse gli interni della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. La spuntò Tiziano, che dipinse su tela la Pala di san Pietro martire. Fu un brutto colpo per il Pordenone, che intanto lavorava al soldo degli Este. Proprio durante un viaggio a Ferrara, nel 1539, al fine di realizzare degli arazzi per Ercole II d’Este, morì il Pordenone in circostanze misteriose, fiero oppositore di Tiziano e allievo di Giorgione.

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