Il nome Euridice non è un nome nuovo per chi conosce un po’ di classici, ricorda il mito della ninfa che morì per il morso di un serpente e venne raggiunta nell’Ade dal suo amante Orfeo. Questi non doveva voltarsi a guardarla durante tutto il cammino di ritorno sulla Terra, per un patto stretto con gli dei degli Inferi. Il tragico finale – raccontato anche da Ovidio nelle Metamorfosi – vuole che invece lui, una volta raggiunta la luce, si volti a guardarla ed Euridice scompaia per sempre.

Forse però non tutti sanno che è esistita anche una Euridice pordenonese. Alcune leggende raccontano infatti di una maga del Cinquecento che aveva il potere di ritrovare oggetti smarriti da chiunque. Potere che in realtà non fu mai verificato. Ma le voci che circolavano bastarono a farla processare dall’Inquisizione.

Si narra che un giorno il marito Angelo Carriero tornò a casa, dopo essere stato derubato di una borsa con all’interno alcuni soldi. La moglie allora decise che il metodo migliore per recuperarli fosse quello di mettere un setaccio in rame al centro della cucina e di aggiungere delle polverine e sostanze misteriose. Preparato il “composto magico” invocò l’aiuto dei Santi e si rivolse al setaccio chiedendogli dove fossero i soldi. Ovviamente non ottenne risposta.
Ma la maga non demorse e provò nuovi sortilegi. Usò pignatte, carbone, senape e… Tre ragazze vergini!
Anche questo tentativi fallì miseramente e i soldi non furono più ritrovati.

Peccato però che oltre al danno arrivò la beffa per Euridice. Il Tribunale della Santa Inquisizione, venuto a conoscenza delle sospette attività della maga, la processò e condannò. La nostra conterranea riuscì ad evitare la pena di morte promettendo di astenersi da nuove avventure con la magia per il resto della sua vita.

Chissà come sarà andato a finire quest’altro patto con dio…

(Foto: http://blog.labottegadimanuzio.com)

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