Nel 1350 le campagne di San Giorgio della Richinvelda, vicino a Spilimbergo, si macchiarono di uno dei più efferati omicidi nella storia del Friuli. Lì, circondato dai nemici, moriva Bertrando di Saint Geniés patriarca di Aquileia.

Scelto nel 1334 da Giovanni XXII, Bertrando, all’epoca suo cappellano, ebbe come missione la restaurazione economica e territoriale della Patria del Friuli, prima del suo arrivo frammentata tra decine di signori locali, senza una figura centrale da più di diciotto mesi e minacciata da potenze esterne. All’età di sessantaquattro anni avviò una campagna di ricostituzione del potere patriarcale.

Il primo nemico che Bertrando sconfisse fu Rizzardo da Camino da cui riacquisì il Cadore e il castello di Cavolano dopo una battaglia campale nel 1335. In seguito si scontrò più volte con il conte di Gorizia Alberto IV prendendo Venzone, la rocca di Braulins, Cormons e riuscì a porre sotto assedio il castello di Gorizia che causò la resa del conte. Nello stesso periodo, per riacquisire prestigio ed importanza regionale, avviò trattative diplomatiche sia con la Repubblica di Venezia che con il ducato d’Austria.

Proprio questi successi consentirono al patriarca Bertrando di sviluppare una grande opera di riforma in quasi tutti i settori. Rafforzò le opere di difesa ai valichi delle Alpi, garantì la sicurezza sulle strade e punì tutti i feudatari che si erano resi colpevoli di soprusi o che disobbedivano all’autorità patriarcale.

Ugualmente diede allo stato nuovi ordinamenti militari, riordinò le istituzioni parlamentari, favorì l’artigianato, l’arte e la cultura. Tanto impegno del proprio potere temporale fu coordinato anche da un’ attenzione importante nel campo spirituale. Durante il suo governo il patriarca, a testimonianza del suo zelo pastorale, indisse due concili provinciali e quattro sinodi diocesani.

Il suo mandato vide avvenire anche immani tragedie inattese. Nel 1348 un terremoto distrusse interamente Gemona e Venzone, causando danni in gran parte del Patriarcato. Nello stesso anno si diffuse la Peste Nera che calerà solo due anni dopo. Proprio nel 1350 Bertrando si recò a Padova dove partecipò alla traslazione delle reliquie di Sant’Antonio per sciogliere il voto finale del morbo. A quella celebrazione partecipò anche Francesco Petrarca.

Nonostante questi eventi Bertrando riuscì a compiere il compito affidatogli da Giovanni XXII. Durante la sua amministrazione riuscì a centralizzare il potere e a domare i nobili friulani. Tale azione comportò maggiore stabilità per il popolo ma suscitò lo sdegno di un buon numero di dignitari che si strinsero in un’alleanza. Nel 1348 a Cividale, dove nacquero i ribelli, spiccavano il nuovo conte di Gorizia Enrico III, scomunicato da Bertrando quello stesso anno, Gualtiero Bertoldo IV signore di Spilimbergo e suo fratello Enrico di Spilimbergo. I ribelli occuparono Fagagna, San Daniele, Buia e riuscirono a bloccare l’approvvigionamento di acqua ad Udine. I primi successi però si rivelarono effimeri e i dignitari videro sfumare la possibilità di una vittoria a livello militare.

Compreso ciò i nobili ordirono una congiura. Il 6 giugno del 1350, mentre il patriarca rientrava da Sacile con una sparuta scorta, Enrico da Spilimbergo lo intercettò all’altezza del guado di San Giorgio della Richinvelda. In poco tempo gli uomini del patriarca caddero e Bertrando, all’epoca novantenne, rimase solo. Le soldatesche, che fino a quel momento erano rimaste arroccate tra le mura di Spilimbergo, trucidarono barbaramente l’ultimo grande principe friulano. I ribelli in seguito inviarono per disprezzo il corpo del defunto su un rozzo carro contadino fino a Udine.

Così dunque finiva una delle più importanti parentesi del Patriarcato di Aquileia in terre che di solito sono solo di passaggio. Terre che ad oggi non hanno più un’ importanza economica o culturale ma che hanno visto plasmare il destino dell’intero Friuli. A ricordare quel giorno solo una semplice lapide è stata posta nei pressi della chiesa di San Nicolò nella campagna di San Giorgio della Richinvelda.

 


Per approfondire:

  • Gian Carlo Menis, Storia del Friuli dalle origini alla caduta dello stato patriarcale, Società Filologica Friulana, Udine, 1969