C’è un paradosso affascinante nella storia della birra: l’ingrediente più importante è quello che meno si vede. Non il malto, non il luppolo, ma l’acqua. È da questa intuizione, apparentemente semplice ma decisiva, che si può partire per comprendere perché un territorio come quello pordenonese sia diventato, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, un piccolo ma significativo polo della produzione birraria italiana.
La pianura friulana occidentale è caratterizzata da una fitta rete di risorgive, fontanili e corsi d’acqua superficiali e sotterranei. In quest’ambiente, dove l’acqua è abbondante e di qualità particolarmente pura, si sono create condizioni ideali non solo per l’agricoltura, ma anche per lo sviluppo di attività industriali che richiedono grandi quantità di risorse idriche. Non sorprende dunque che proprio qui abbiano messo radici due realtà significative: la Birra Momi e la Birra Pordenone.
La storia della Birra Momi è quella di una tipica impresa familiare che, partendo da dimensioni artigianali, riesce a trasformarsi in una realtà industriale di rilievo. Fondata nel 1884, l’azienda nasce dall’incontro tra la famiglia Momi e il mastro birraio Celeste Massaro, legati anche da vincoli di parentela.
Dopo la morte prematura del capofamiglia Vincenzo Momi, sarà la collaborazione tra i figli e lo zio Massaro a dare impulso all’attività. In pochi decenni, il birrificio cresce fino a impiegare quasi cento operai e a produrre decine di migliaia di ettolitri annui, distribuendo la propria birra ben oltre i confini locali.
Il successo economico si riflette nello stile di vita della famiglia, che raggiunge un livello di benessere raro per l’epoca. Tuttavia, i Momi non si isolano: partecipano alla vita cittadina, sostengono iniziative sociali e mantengono un rapporto diretto con la comunità.
Un elemento interessante è il loro approccio al mercato: più che sulla pubblicità, ancora poco sviluppata in Italia in quegli anni, puntano sulla qualità del prodotto. Dal punto di vista tecnico, il birrificio Momi rappresenta un esempio di modernizzazione industriale. Gli impianti consentono una produzione su larga scala, con sistemi avanzati per l’imbottigliamento e la conservazione.
Anche la distribuzione evolve rapidamente: dai carretti a mano si passa ai carri trainati da cavalli e poi ai primi autocarri, che permettono di raggiungere un mercato sempre più ampio. La birra viaggia verso il Friuli orientale e il Veneto, inserendosi in una rete commerciale dinamica.
Diversa, ma complementare, è la storia della Birra Pordenone, fondata nel 1908 come società per azioni da un gruppo di imprenditori locali. Qui non troviamo una famiglia, ma una struttura più moderna e capitalizzata, orientata fin dall’inizio a una produzione su scala industriale. Il birrificio viene costruito in una zona ricca d’acqua, nei pressi del lago di San Valentino.
A differenza dei Momi, la dirigenza della Birra Pordenone comprende subito l’importanza della comunicazione. Investe in manifesti pubblicitari, coinvolgendo artisti e illustratori, e tenta di costruire un’immagine riconoscibile del prodotto. È un segnale di cambiamento: la birra non è più solo una merce, ma anche un oggetto di consumo da promuovere e raccontare.
La fine degli anni Venti segna un punto di svolta: la crisi economica internazionale e il fallimento delle banche locali travolgono anche le aziende più solide. Nonostante il successo, entrambe le esperienze si interrompono nel giro di pochi anni. Per la Birra Momi, una gestione finanziaria rischiosa e il dissesto della banca di riferimento portano alla chiusura nel 1929. La Birra Pordenone segue un destino simile, entrando in liquidazione e cessando l’attività nei primi anni Trenta.
Oggi, di queste fabbriche restano poche tracce materiali. Della Birra Pordenone, di recente, è stato riqualificato l’edificio che ospitava la fabbrica e che ora sarà sede dell’ITS Alto Adriatico Academy. Altre informazioni derivano da singoli documento d’archivio e pubblicazioni recenti. Eppure la loro storia racconta molto più di una semplice produzione locale: parla di innovazione, di mobilità sociale, di relazioni tra territori e saperi. Soprattutto, ricorda che ogni prodotto industriale ha radici profonde nel contesto naturale e umano in cui nasce. Nel caso della birra pordenonese, tutto comincia da un elemento tanto semplice quanto essenziale: l’acqua.
Per approfondire:
- Id., Le birre storiche di Pordenone, Confartigianato imprese, Pordenone, 2014.
Pordenonese, classe 1992. Ho conseguito il dottorato di ricerca in Studi storici tra l’Università di Padova, Ca’ Foscari di Venezia e l’Università di Verona. Mi sono laureato con una tesi sul rapporto tra Ca’ Foscari e la Dalmazia, vincitrice del Premio “Maria Cavallarin” 2020 dell’Ateneo Veneto di Scienze, Lettere e Arti. Mi piace pensarmi come uno spettatore di eventi che un giorno saranno considerati storia. Per questo scrivo con passione per le mie amate Radici.