Ci sono luoghi che cambiano profondamente nel corso del tempo senza perdere la propria identità. Piancavallo è uno di questi. Oggi è una delle principali località turistiche del Friuli occidentale, frequentata in ogni stagione, ma fino a settant’anni fa era un altopiano conosciuto quasi esclusivamente da pastori, boscaioli e da qualche appassionato di montagna.
Fino agli anni Sessanta il Piancavallo era infatti un ambiente ancora poco antropizzato. La strada che saliva da Aviano era stretta e tortuosa e, durante l’inverno, le abbondanti nevicate rendevano difficili gli spostamenti. In quel periodo, mentre l’Italia attraversava la stagione del boom economico, maturò l’idea di realizzare una moderna stazione sciistica. Lo sci, in realtà, non era una novità assoluta. Già negli anni Venti e Trenta alcune guide del CAI indicavano Pian Cavallo come una zona adatta alla pratica dello sci, anche se allora si trattava di un’attività riservata a pochi appassionati ed esperti di montagna. Le caratteristiche del territorio erano quindi note da tempo.
La vera svolta arrivò negli anni Sessanta. Tra i boschi comparvero le prime infrastrutture e vennero realizzati gli impianti di risalita: prima le sciovie Caprioli e Sauc, poi le seggiovie Tremol 1 e Tremol 2. Nel giro di pochi anni Piancavallo passò dall’essere una località marginale a una delle mete invernali più importanti della regione.
Negli anni Settanta sorsero edifici destinati a caratterizzare il paesaggio per molti anni, come l’Albergo 1301 Inn, il Centro Commerciale Galleria e il Palaghiaccio. La montagna iniziò a essere vissuta non soltanto come luogo di lavoro, ma anche come spazio dedicato allo sport, al tempo libero e alla vacanza. La capacità ricettiva superò rapidamente i 3.000 posti letto e le presenze stagionali arrivarono a circa 200.000, concentrate soprattutto nei mesi di gennaio e febbraio.
Tra gli alberghi di questi anni, accanto al preesistente Sport Hotel, il primo in assoluto, spiccano i nomi ancora oggi noti dell’Hotel Regina, l’Antares (recentemente rinominato Bella Italia), il Park Hotel (oggi in ristrutturazione) e dell’Edelweiss. Lo sviluppo turistico ebbe effetti evidenti anche nei comuni vicini. Molti giovani di Aviano, Budoia e Fontanafredda trovarono lavoro negli alberghi, nei ristoranti e negli impianti sciistici, contribuendo a modificare l’economia dell’area.
L’espansione, però, non fu priva di problemi. In questi anni esplose l’edilizia privata. Inizialmente nate come seconde abitazioni per famiglie della pianura, spesso di Aviano e Pordenone, divennero presto parte integrante del paesaggio turistico. Le prime villette sorsero lungo le strade principali, con architetture semplici ma funzionali, pensate per ospitare brevi soggiorni invernali. Col tempo, la domanda crescente spinse verso edifici più complessi, con condomìni e residence che si affiancarono alle strutture alberghiere.
Questo fenomeno ebbe un impatto sociale rilevante: la presenza di proprietari stagionali modificò la vita del luogo, creando una comunità mista di residenti e villeggianti. Le case private contribuirono a stabilizzare il turismo, garantendo presenze anche fuori stagione e trasformando il Piancavallo da località di passaggio a centro abitato permanente, dove la montagna divenne spazio condiviso tra chi la viveva ogni giorno e chi la cercava per ritrovare quiete e neve. La crescita edilizia procedeva velocemente e non sempre in modo ordinato. Già allora emersero discussioni sull’opportunità di ampliare gli impianti verso il Monte Cavallo e sul delicato equilibrio tra sviluppo turistico e tutela dell’ambiente.
Negli anni Ottanta Piancavallo raggiunse la piena maturità come stazione turistica. Il Centro Sportivo e il Palasport permisero di organizzare manifestazioni e competizioni anche al di fuori della stagione sciistica. Il Centro di Fondo divenne un punto di riferimento per gli appassionati dello sci nordico, mentre il Palaghiaccio continuò a ospitare attività sportive e ricreative. Rimaneva però un limite importante: l’economia dipendeva quasi interamente dalla stagione invernale. Nei mesi estivi il numero dei visitatori diminuiva sensibilmente e molte attività rallentavano.
Gli anni Novanta portarono nuove sfide. Da una parte cresceva la concorrenza delle grandi stazioni alpine; dall’altra gli inverni iniziavano a registrare precipitazioni nevose meno abbondanti. Per mantenere aperte le piste si investì nell’innevamento programmato, destinato a diventare un elemento essenziale per il funzionamento del comprensorio.
Nonostante queste difficoltà, Piancavallo raggiunse una notevole visibilità internazionale. Le edizioni della Coppa del Mondo femminile di sci alpino del 1996 e del 1998 portarono sulle piste della Busa Grande alcune delle migliori atlete del panorama mondiale, tra cui Deborah Compagnoni e Alexandra Meissnitzer.
Con il nuovo millennio arrivò anche un cambiamento nella gestione degli impianti. La Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso Promotur, oggi PromoTurismoFVG, assunse un ruolo centrale negli investimenti e nell’ammodernamento delle strutture. Furono sostituite diverse seggiovie con impianti più moderni e venne realizzata la nuova seggiovia Tremol 1.
Un momento particolarmente significativo fu il 2003, quando Piancavallo ospitò, insieme a Tarvisio, alcune gare della XXI Universiade Invernale. L’evento portò nuovi interventi sulle piste e sugli impianti sportivi, aumentando ulteriormente la notorietà della località.
Nel decennio successivo divenne sempre più evidente la necessità di diversificare l’offerta turistica. Accanto allo sci alpino si svilupparono nuove attività dedicate alla stagione estiva e al turismo all’aria aperta: percorsi per mountain bike, trekking, il Rampy Park e l’Alpine Coaster contribuirono ad ampliare le opportunità per i visitatori. Nello stesso periodo emersero anche i limiti di alcune strutture costruite durante il boom degli anni Settanta. Il Palaghiaccio attraversò fasi alterne e i costi di gestione di numerosi edifici imposero una riflessione sulla loro sostenibilità economica. Una novità degli anni Dieci, infine, è rappresentata dall’agricoltura: da diverso tempo lungo la Passeggiata delle Malghe è possibile ammirare la coltivazione di Arnica montana, pianta officinale nota per le sue proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie.
Gli anni Venti del nuovo secolo, segnati dalla pandemia e dagli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, hanno accelerato un processo già iniziato da tempo. Oggi Piancavallo punta su un turismo distribuito durante tutto l’anno, valorizzando escursionismo, ciaspolate, sci alpinismo e attività naturalistiche accanto allo sci da discesa.
La direzione intrapresa è diversa rispetto al passato. L’obiettivo non è più espandere il comprensorio con nuovi impianti, ma migliorare ciò che già esiste: rendere più efficienti i sistemi di innevamento, riqualificare le strutture ricettive e costruire un modello di sviluppo capace di conciliare turismo, sostenibilità e valorizzazione del territorio. È questa la sfida con cui Piancavallo si confronta oggi.
Per approfondire:
- Giorgio Valussi, Il turismo della neve sul Piancavallo, in Giorgio Valussi, Dirce Facchin (a cura di), Piancavallo: analisi del territorio, Atti del II convegno di studi sul territorio della Provincia di Pordenone. Piancavallo: 19-21 ottobre 1979, GEAPprint Ed, Pordenone, 1980.
Pordenonese, classe 1992. Ho conseguito il dottorato di ricerca in Studi storici tra l’Università di Padova, Ca’ Foscari di Venezia e l’Università di Verona. Mi sono laureato con una tesi sul rapporto tra Ca’ Foscari e la Dalmazia, vincitrice del Premio “Maria Cavallarin” 2020 dell’Ateneo Veneto di Scienze, Lettere e Arti. Mi piace pensarmi come uno spettatore di eventi che un giorno saranno considerati storia. Per questo scrivo con passione per le mie amate Radici.