Pochi castelli friulani possono vantare una storia tanto lunga e complessa quanto quella di Spilimbergo. Più che un semplice maniero, il complesso difensivo rappresentò per secoli una vera città fortificata, capace di resistere a ripetuti assedi e di controllare uno dei punti strategici più importanti della pianura friulana. La sua vicenda è strettamente intrecciata con quella della potente famiglia dei signori di Spilimbergo e con le grandi lotte che, tra XIII e XV secolo, coinvolsero il Patriarcato di Aquileia, i conti di Gorizia, Venezia e le principali casate feudali della regione.
La prima attestazione documentaria del castrum de Spilimbergo cum burgo risale al 1244, quando una pergamena cita sia il castello sia il borgo che si sviluppava ai suoi piedi. Tuttavia è molto probabile che il fortilizio esistesse già da diversi decenni. Anche l’origine del nome “Spilimbergo” rimane incerta. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che in età romana la località fosse nota come Bivium, termine che indicherebbe un importante bivio stradale lungo la viabilità romana collegata alla colonia di Concordia. Altri ritengono invece che il nome derivi direttamente dalla famiglia feudale di origine germanica che si stabilì nella zona tra XII e XIII secolo.
La famiglia che prese il nome dal castello proveniva con ogni probabilità dall’area alpina orientale, forse dalla Stiria o dalla Carinzia. In origine erano probabilmente vassalli di principi tedeschi, prima di diventare ministeriali, cioè nobili al servizio dei grandi signori dell’Impero. Il primo esponente ben documentato è Walterpertoldo I, crociato e titolare, nel 1213, dell’avvocazia dell’abbazia di Moggio. Tuttavia, la prima dinastia dei signori di Spilimbergo si estinse presto, già nel 1293 con Ottobregonia II. La successione passò allora al nipote Giovanni di Zuccola, che assunse il cognome Spilimbergo dando origine al secondo ramo della famiglia, destinato a durare nei secoli successivi.
Grazie a questa successione il patrimonio feudale si ampliò notevolmente, comprendendo castelli come Zuccola, Solimbergo, Trussio, parte di Meduno e numerose giurisdizioni sparse nel Friuli occidentale. Per brevi periodi i signori di Spilimbergo controllarono anche Pordenone e Portogruaro.
La posizione geografica costituiva uno dei maggiori punti di forza della città. Sul lato orientale il castello dominava l’alta scarpata che precipita verso il Tagliamento, offrendo una difesa naturale difficilmente superabile. Gli altri lati erano invece protetti da un articolato sistema di mura, fossati alimentati dall’acqua della roggia di Lestans, torri, porte fortificate e terrapieni.
Nel corso dei secoli il sistema difensivo si ampliò progressivamente seguendo la crescita dell’abitato attraverso una successione di recinti concentrici che inglobavano nuovi borghi man mano che la popolazione aumentava. Secondo la ricostruzione ottocentesca dello storico Ferruccio Carreri, Spilimbergo arrivò ad avere addirittura cinque sistemi di fossati, collegati tra loro da opere idrauliche che consentivano di allagarli in caso di pericolo.
La storia di Spilimbergo è scandita da una lunga serie di guerre. Già nel 1216 il castello venne assediato dalle truppe trevigiane alleate dei Da Camino e di Ezzelino il Monaco. Dopo la successione dinastica del 1293 scoppiò una violenta guerra tra i nuovi signori di Spilimbergo e la famiglia dei signori di Castello. Lo scontro coinvolse gran parte della nobiltà friulana e si concluse con la vittoria degli Spilimbergo nella battaglia combattuta presso Faedis.
Ben più drammatico fu l’assedio del 1305. Il duca Ottone di Carinzia e Gherardo III da Camino riunirono un grande esercito che cinse d’assedio la città per oltre tre mesi. Le possenti mura resistettero, ma gli assedianti riuscirono infine a impadronirsi della fortezza ricorrendo all’inganno piuttosto che alla forza. L’episodio contribuì alla fama di Spilimbergo come castello difficilissimo da espugnare.
Nel XIV secolo i rapporti tra i signori di Spilimbergo e il Patriarcato di Aquileia si deteriorarono profondamente. La famiglia si schierò spesso con i conti di Gorizia e con i duchi d’Austria contro il potere patriarcale. Nel 1350, durante una delle fasi più violente di queste guerre, il patriarca Bertrando di San Genesio fu assassinato nella Richinvelda. Le cronache attribuirono un ruolo importante nell’agguato a Enrico di Spilimbergo, anche se le responsabilità non furono mai completamente chiarite.
Negli anni successivi il patriarca Lodovico della Torre tentò più volte di conquistare la fortezza. Gli assedi del 1363, del 1364 e del 1365 fallirono tutti. Nel 1420, quando la Repubblica di Venezia conquistò il Friuli, Spilimbergo si arrese senza opporre resistenza. La Serenissima confermò gran parte dei privilegi feudali della famiglia, ma comprese anche il grande valore strategico della fortezza. Contrariamente a quanto avvenne per molti altri castelli friulani, Venezia autorizzò più volte importanti restauri delle mura, nel 1562, nel 1564, nel 1615 e nel 1625.
L’episodio più devastante della storia del castello avvenne durante il Crudel Zobia Grassa, la rivolta contadina e popolare del 1511. Le bande degli Zambarlani incendiarono gran parte del complesso castellano, distruggendo numerosi edifici. Pochi mesi dopo la fortezza cadde nelle mani delle truppe francesi e imperiali guidate da Giorgio di Liechtenstein e Cristoforo Rauber, ma Venezia riuscì rapidamente a riconquistarla. Molti degli edifici oggi visibili sono il risultato delle ricostruzioni avviate proprio dopo quell’incendio.
L’attuale complesso conserva ancora numerose testimonianze del suo passato medievale. Il fossato principale è ancora riconoscibile davanti all’ingresso, anche se il ponte levatoio fu sostituito nel XVIII secolo da un ponte in pietra. All’interno si trovano alcuni dei palazzi più prestigiosi della nobiltà friulana, tra cui il celebre Palazzo Dipinto, costruito tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo e decorato con importanti cicli di affreschi.
Poco distante sorgono il Palazzo di Tadea, ricostruito nel XVI secolo, e il Duomo di Santa Maria Maggiore, iniziato nel 1284 per volontà di Walterpertoldo II, autentico scrigno dell’arte friulana con opere di Giovanni Antonio Pilacorte, Palma il Vecchio, Giovanni Martini e Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone.
Dell’antico sistema di mura rimangono ancora alcuni tratti, le porte medievali e diverse torri incorporate negli edifici successivi, mentre gran parte dei fossati è stata interrata tra XIX e XX secolo.
La storia di Spilimbergo dimostra come il suo castello rappresentasse il fulcro di un articolato sistema urbano fortificato. Nel corso di almeno tre secoli le mura si ampliarono seguendo lo sviluppo dell’abitato, dando vita a uno dei più complessi apparati difensivi del Friuli medievale.
Le numerose campagne militari raccontano una costante: la fortezza fu assediata molte volte, ma le fonti ricordano pochissimi casi in cui venne conquistata con la forza. Più spesso cadde per tradimenti, accordi politici o inganni, confermando la solidità delle sue difese.
Oggi il tessuto urbano ha trasformato profondamente l’aspetto della città, ma osservando con attenzione il castello, le porte superstiti, i resti delle mura e il rapporto con il terrazzo naturale che domina il Tagliamento è ancora possibile riconoscere la struttura di quella che fu una delle più potenti e meglio organizzate città-fortezza del Medioevo friulano.
Per approfondire:
- AA.VV. Borghi, feudi, comunità cercando le origini del territorio Comunale di Chions, a cura di Marco Salvador, Grafiche Editoriali Artistiche Pordenonesi, Pordenone, 1985.

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