Dall’autunno del 1943, a causa della propria peculiarità geografica, trovandosi all’imbocco della Val Cellina e ai piedi delle Dolomiti, Montereale Valcellina e i suoi dintorni divennero teatro di importanti scontri tra le truppe nazifasciste e le divisioni partigiane.
Dal settembre di quello stesso anno il comune di Montereale fu inserito nella Zona di operazioni del Litorale adriatico, portandolo sotto il controllo diretto del Terzo Reich. Le truppe vennero dislocate nelle centrali idroelettriche di Malnisio e San Leonardo e in edifici civili. Il centro abitato dunque divenne uno snodo logistico per le operazioni di contrasto all’attività partigiana in quelle valli che iniziò ad intensificarsi nella primavera del 1944 nonostante già nei giorni successivi alla firma dell’armistizio di Cassibile i primi organizzatori delle bande partigiane toccarono Montereale per arruolare nuove reclute.
Nei dintorni di Montereale, fino all’offensiva tedesca dell’autunno del ’44, operarono la V brigata Osoppo e il battaglione Nino Bixio della Garibaldi, che nell’estate di quell’anno si fusero nella brigata Ippolito Nievo A. Queste unità compirono azioni di monitoraggio dei movimenti nemici e di sabotaggio. Già nei primi giorni di giugno riuscirono ad interrompere la linea telefonica che passava per San Leonardo, mentre più volte si mossero contro le caserme e la centrale idroelettrica di Malnisio, che venne risparmiata da manomissioni solo attraverso la mediazione del suo direttore Ettore Bentivegna. A causa dei suoi rapporti con la Resistenza, col finire di quell’anno la sua abitazione venne saccheggiata e data alle fiamme, mentre suo figlio Alfredo, aiutante medico, macchiatosi per aver soccorso partigiani, venne bastonato, torturato e condotto di carcere in carcere finché riuscì a scappare nel corso di un allarme aereo a Conegliano.
Neppure i parroci dei paesi vennero risparmiati dai controlli, il prete di Montereale, già segnalato alle autorità per essere un sostenitore della “propaganda che si fa contro l’Italia per opera di Protestanti, di Massoni e di bolscevichi”, fu imprigionato per due giorni. Il sacerdote di Grizzo, insieme a dei fedeli, accusati di essere simpatizzanti dei partigiani, vennero catturati all’interno del duomo e trasportati in varie prigioni fino a Vittorio Veneto dove vennero in seguito scarcerati. Il 16 luglio, il parroco di San Leonardo, insieme al suo suddiacono e ad altri dieci abitanti, sospettati di aderire al movimenti di Liberazione, vennero trasportati e sorvegliati al di fuori dell’abitato per cinque ore prima che tre di loro venissero tratti e deportati in campi di prigionia.
Sempre da San Leonardo, quattro giorni dopo, altri dodici ragazzi furono costretti ad abbandonare le proprie abitazioni per raggiungere i lager, e in data 28 luglio un’abitazione venne data alle fiamme. Nella stessa giornata, in uno scontro avvenuto nella galleria all’imbocco della Val Cellina, morì Antonio Cimolin, ragazzo della V brigata Osoppo. Ad oggi, all’ingresso della galleria, è visibile una targa in sua memoria posta per volontà di sua nonna.
Con la capitolazione della Repubblica di Carnia avvenuta il 10 ottobre iniziò una massiccia operazione da parte delle unità nazifasciste volta all’eliminazione delle bande partigiane in Val Cellina, di cui facevano parte probabilmente novecento uomini, asserragliate tra i centri di Barcis e Claut. Tra le mille e le tremila unità partirono da Montereale il 13 ottobre e, dopo aver incontrato importanti resistenze a Barcis, tra il 15 e 16 ottobre incontrarono un contingente alleato di pari dimensioni proveniente dalla Val Chialedina con cui concluse le operazioni rompendo definitivamente lo schieramento partigiano.
Nei mesi successivi ci fu un’importante repressione da parte delle unità tedesche. Il 9 novembre la casa di Ernesta Magris, madre di un partigiano, venne data alle fiamme e lei venne arrestata. L’11 dello stesso mese morirono in uno scontro lungo la pedemontana due partigiani, Ermenegildo Fassetta e Giuseppe Longo. Il 28 novembre durante un rastrellamento quaranta persone vennero trattenute e solamente le donne e gli anziani furono rilasciati. Altre abitazioni vennero razziate e bruciate, tra queste quella di Antonio Giacomello e Galliano Alzetta, osovano della IV brigata Osoppo. Nella stessa data Raffaele Povoledo, partigiano della V Osoppo venne ucciso a Grizzo e gettato nel rogo della propria abitazione.
Solo le condizioni climatiche avverse rallentarono le attività di entrambe le fazioni. Ma non molto tempo passò prima che il 26 febbraio la casa di un altro partigiano, Luigi de Pol, venisse depredata e incendiata da tedeschi e cosacchi. Le unità provenienti dalle steppe, nonostante si insediarono stabilmente nel territorio, condividendo le abitazioni dei centri abitati con i proprietari, solo tra marzo e aprile del ’45, drenarono le risorse locali incidendo pesantemente sull’economia locale già in condizioni misere per la guerra.
Nelle ultime settimane di occupazione non fu risparmiato sangue e con la riorganizzazione del movimento di liberazione ripresero gli eccidi. Morì a Grizzo il 18 marzo Mattia Zanier, del battaglione Nino Bixio. Nella stessa giornata quindici persone furono catturate e una stalla data alle fiamme essendo gestita dalla famiglia di un altro partigiano, Emilio Marconi. Solo il 29 aprile Montereale Valcellina fu liberata dal giogo nazista quando entrarono nel paese i battaglioni Bixio, Tosca e Cimolin che posero fine a più di due anni di schermaglie e furenti repressioni.
Per approfondire:
- Montreal, Società Filologica Friulana, Pasiano di Prato, 2023 pp.321-330
- https://www.curaticonstile.it/files/hahvgi/vecchia_strada_della_valcellina.pdf
Nato a Milano il 10 novembre 2008. Frequento il liceo Leopardi – Majorana. Desidero dare voce alle tradizioni dei luoghi che mi hanno accolto, dando attenzione a tutto ciò che ci ha preceduto.