Punto di riferimento importante dal punto di vista della fede per i pordenonesi è il Duomo di San Marco, simbolo di identità spirituale e culturale. Immerso tra le vie del centro storico cittadino, in una posizione leggermente rialzata rispetto al piano stradale di Corso Vittorio Emanuele II, è annunciato dal campanile in mattoni a vista, decorato da eleganti trifore e archetti pensili, il quale emerge tra i tetti della città e guida lo sguardo verso la chiesa.

La costruzione dell’edificio in stile romantico-gotico, risalente al Medioevo, si erge sui resti di una precedente chiesetta duecentesca che testimoniano le origini antiche del luogo di culto prediletto dai cittadini.

Ad accogliere chi vi si avvicina è una facciata che rispecchia il progetto ottocentesco, rimasto incompiuto, dell’architetto italiano Francesco Lazzari (1791-1871). Semplice ed essenziale, la struttura della facciata del Duomo si presenta a capanna: un profilo triangolare privo di eccessive decorazioni; a scandirla e a conferirle un certo ritmo verticale sono gli elementi architettonici che si innalzano su un basamento in pietra, più marcato, il quale garantisce stabilità all’intera struttura.

Cuore della facciata, ciò che da essa si distingue e cattura lo sguardo, è il portale centrale rinascimentale. Risalente al 1511 e realizzato dallo scultore italiano Giovanni Antonio Pilacorte (1455-1531), si presenta equilibrato, armonioso e decorato con ordine, senza mai risultare eccessivo. Ogni dettaglio ha una funzione non solo estetica, ma anche simbolica: anticipa la dimensione spirituale custodita all’interno del duomo.

Nella parte superiore, la lunetta ospita al centro il Cristo Pantocreatore, affianco da tre figure tra cui il patrono della città, San Marco, sottolineando così il legame diretto tra il duomo e il patrono. Subito sotto, l’architrave presenta scene legate alla Creazione, distribuite anche sui plinti, mentre sugli stipiti sono rappresentate decorazioni simboliche, tra cui i segni zodiacali: un elemento piuttosto originale che collega il tempo umano e quello cosmico alla dimensione religiosa.

Dal 1974, elevato alla dignità di Concattedrale della diocesi di Concordia-Pordenone, diventando così uno dei principali centri religiosi del territorio, è uno spazio vissuto, che continua a essere parte attiva della comunità pordenonese.

Un luogo la cui vitalità si coglie innanzitutto nella quotidianità delle messe domenicali; queste vedono la partecipazione di famiglie, giovani e gruppi parrocchiali, trasformandone l’interno in un punto di incontro oltre che di preghiera.

Da poco si è conclusa la settimana di Pasqua, che ha riacceso speranza e fede nei cuori dei cittadini, riportando al centro della vita comunitaria uno dei momenti più intensi e significativi dell’anno liturgico. Le celebrazioni del Triduo Pasquale hanno rappresentato ancora una volta il fulcro della vita spirituale del duomo: dalla Messa in “Coena Domini” del Giovedì Santo, con il rito della lavanda dei piedi, al Venerdì Santo segnato dalla Via Crucis e dall’adorazione della croce, fino alla solenne Veglia Pasquale, momento di luce e rinascita che ogni anno richiama una partecipazione profonda e sentita.

Accanto alla Pasqua, anche il tempo dell’Avvento e le celebrazioni natalizie occupano un ruolo centrale. Le messe della Vigilia e del giorno di Natale, spesso accompagnate da cori e momenti musicali, rappresentano un’occasione in cui il duomo si riempie non solo di fedeli abituali, ma anche di chi, magari più distante durante l’anno, sente il bisogno di ritrovare un legame con la propria comunità e con la dimensione spirituale.

Un altro appuntamento particolarmente significativo è la festa di San Marco, patrono della città, celebrato ogni 25 aprile, che ricorda la storica appartenenza di Pordenone alla Serenissima Repubblica di Venezia per quasi due secoli. Si tratta di un momento che unisce liturgia e identità civica: la celebrazione solenne e gli eventi collegati coinvolgono l’intera comunità, trasformando il duomo in un punto di riferimento non solo religioso ma anche simbolico per tutti i pordenonesi.

La dedicazione del duomo a San Marco non è casuale, ma riflette una precisa volontà di rafforzare il legame tra Pordenone e Venezia. San Marco Evangelista era infatti il santo simbolo della Serenissima: il suo emblema, il leone alato, rappresentava l’autorità e l’identità dello Stato veneziano. Quando Pordenone entrò nella sua orbita, ne adottò anche il culto come segno di appartenenza politica e culturale. Per questo motivo, San Marco divenne il patrono della città.

Oggi, il Duomo di San Marco è ancora una presenza viva che continua ad accompagnare il tempo e la memoria della città. Tra storia e spiritualità, resta un luogo in cui passato e presente si incontrano, custodendo l’identità più profonda di Pordenone. Un luogo che fa bruciare la fiamma della fede e mantiene vivo il legame tra la comunità e le proprie radici, offrendo a ciascuno uno spazio di raccoglimento, incontro e condivisione.


Per approfondire:

  • Paolo Goi, San Marco di Pordenone,  Vol. I: Storia, arte, musica e liturgia; II: Vita religiosa, restauro, documenti; III: Rilievi architettonici e analisi strutturale, Edizioni GEAP, Pordenone, 1993.

  • Simonetta Marin (a cura di), Il culto dei santi e le feste popolari nella Terraferma veneta. L’inchiesta del Senato veneziano (1772–1773), Angelo Colla, Vicenza, 2007.