Umberto Saba, famoso scrittore e poeta del secolo scorso nato a Trieste nel 1883, possiede un inaspettato legame con Montereale Valcellina. Suo padre infatti, Ugo Edoardo Poli, discendente di una famiglia aristocratica veneziana, era un agente di commercio originario di Montereale Valcellina, in cui la famiglia possedeva terreni ed abitazioni. Purtroppo Umberto vedrà per la prima volta il padre solamente ormai ventenne, cosa che segnerà per tutta la vita sé stesso e la madre, Rachele Cohen. Irredentista in terra asburgica, dopo l’esecuzione di Guglielmo Oberdan, Edoardo Poli scontò alcuni mesi in carcere prima di essere bandito definitivamente dall’impero Austro-Ungarico.
Non solo queste però furono le motivazioni dell’abbandono. Il poeta nel suo Canzoniere, descrive il padre come “assassino” per aver creato un vuoto traumatico all’interno della famiglia al punto tale che sua madre, abbandonata e oberata dalle difficoltà della vita, lo descriverà come un mostro, un uomo spietato che ha distrutto la sua vita. Umberto nel tempo assimilò passivamente questa descrizione finché, ormai adulto, ebbe modo di incontrarlo a Venezia. L’intera struttura che fin lì l’aveva accompagnato, svanì alla vista del padre. Non di certo perché avesse un qualche genere di ragione, ma perché quel giorno vide un uomo totalmente diverso, un eterno fanciullo a cui era sfuggito il pallone della vita, incapace di sottostare agli impegni della vita adulta.
Il poeta si rese conto che, oltre ai tratti somatici, suo padre Edoardo gli aveva donato anche la sua indole artistica, irrequieta, al di fuori dei canoni di una vita regolare ed anche severa com’è stata quella di sua madre. Ma non solo, nonostante l’autore decise di cambiare il cognome ricevuto dal padre, da Poli a Saba, probabilmente per ricordare la propria nutrice a cui era profondamente legato in tenera età, perlomeno agli albori della sua produzione letteraria, era solito firmare le proprie poesie come Umberto da Montereale. Ne è un esempio una sua lettera inviata al letterato triestino Attilio Hortis e il decimo canto della parte biografica del Canzoniere
Vivevo allora a Firenze, e una volta
venivo ogni anno alla città natale.
Più d’uno in suoi ricordi ancor m’ascolta
dire, col nome di Montereale,
i miei versi agli amici, o ad un’accolta
d’ignari dentro assai nobili sale.
Plausi n’avevo, or n’ho vergogna molta;
celarlo altrui, quand’io lo so non vale.
Gabriele D’Annunzio alla Versiglia
vidi e conobbi; all’ospite fu assai
egli cortese, altro per me non fece.
A Giovanni Papini, alla famiglia
che fu poi della «Voce», io appena o mai
non piacqui. Ero fra lor di un’altra spece.
Il legame tra Umberto Saba e Montereale Valcellina negli anni è stato ricordato anche dal paese. Nel 2014, in occasione della festa patronale e grazie al lavoro di ricerca svolto dall’associazione “Chei del Talpa-Gris” pubblicato nel loro almanacco annuale, è stata dedicata una targa in suo onore sul muro dell’odierna caserma dei carabinieri, all’epoca di proprietà della famiglia Poli. Purtroppo Umberto Saba non ebbe probabilmente mai modo di visitare l’abitato, eppure il suo albero genealogico creò un legame di sangue con Montereale Valcellina, le cui terre nei primi del novecento, venivano descritte così da Francesco Savorgnan di Brazzà, divulgatore scientifico, giornalista e pioniere dell’aviazione italiana, su L’Illustrazione italiana del maggio 1903.
“Fu con un’alba radiosa che, giunti a Monte Reale di Cellina, piccolo villaggio posto sopra il declivio dei monti friulani presso Maniago, la cittadina tanto celebrata per le sue fabbriche d’armi da taglio. Il sole nascente sollevava un vero trionfo di tinte, dal bianco immacolato delle cime e delle pendici nevose al cupo severo delle rupi tante volte millenarie, dal chiaro verde dei prati al verde scuro, quasi nero, dei boschi d’abete che ogni soffio di vento fa gemere sospirando e, sopra il tutto, incomparabile cornice, l’azzurro cupo del cielo. Chi, giungendo dal piano, vede il risvegliarsi della montagna non può far a meno di riportarne ogni volta un’impressione profonda e sempre nuova.
È una vita incomprensibile che si risveglia; un sussurrio vago di mille suoni diversi riempie l’aria, sono gorgogli d’acqua che precipitano nella valle raccontando quasi nella loro fresca favella gl’intimi segreti delle vette inesplorate, fruscii e gemiti di alberi che piegati dal vento lamentano e confondono, ed il tutto sfumato dalla lontananza e dagli eco.”
Per approfondire:
- Calendario lunare 2014, Chei del talpa-Gris, Grizzo, 2014
- https://lets.trieste.it/approfondimento/umberto-da-montereale/
- L’Illustrazione italiana, Fratelli Treves editori, Milano, 1903
Nato a Milano il 10 novembre 2008. Frequento il liceo Leopardi – Majorana. Desidero dare voce alle tradizioni dei luoghi che mi hanno accolto, dando attenzione a tutto ciò che ci ha preceduto.