Dal 2004 ad oggi la Casa delle Esposizioni di Illegio, frazione di Tolmezzo, ha organizzato e ospitato ben 22 mostre d’arte, portando nella piccola borgata della Carnia più di 1600 opere da diversi musei e collezioni private e riuscendo ad attirare oltre 750mila visitatori. Quest’anno il pennello con cui sono state realizzate le 52 opere esposte alla Casa – di cui 17 provenienti da collezioni segrete, mai visibili – è tinto d’una parola che in questo momento storico è tanto calpestata e trascurata come non si vedeva da tempo e per questo motivo necessita di ulteriori e approfondite riflessioni: Il dialogo.
È questo il tema che costituisce il fil rouge che attraversa le 11 sale della mostra del 2026, declinato in diverse sezioni che descrivono esperienze e sensazioni che hanno rappresentato e tutt’ora costituiscono fondamentali momenti di riflessione per l’umanità intera. L’obiettivo della mostra è condurre il curioso visitatore, tanto l’esperto d’arte quanto il più semplice turista, alla riscoperta autentica e originale di una parola che è stata il fondamento della civiltà occidentale e in particolar modo europea: nell’universo della polis greca il dialogo ha dato origine a tre grandi forme d’espressione che non avevano mai visto precedenti nella storia dell’umanità: il pensiero filosofico, il dramma tragico e la democrazia.
Per quanto quest’ultima non abbia quasi nulla in comune con le liberal-democrazie occidentali moderne, il dibattito e il confronto, talvolta doloroso, sono stati alla base della nostra cultura: dai dialoghi platonici, in particolare il Fedro, ai trattati di retorica di Cicerone, dal Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo alle Operette morali di Leopardi, il valore della parola viva da sempre rappresenta strumento per discutere e ragionare sui grandi interrogativi che hanno segnato ciascuna epoca. Anche rivolgendo la nostra attenzione alla Sacra Scrittura giudaico-cristiana non possiamo non intravedere l’importanza rivestita dalla parola nelle vicende bibliche: basti pensare all’incipit del Vangelo di Giovanni, dove il Verbo coincide con Dio stesso e si colloca al principio della creazione del mondo.
E che cos’è un dipinto, una scultura o un’opera d’arte in generale se non un dialogo tradotto in marmo o in una tela da consegnare ai posteri per continuare quel dialogo eterno che nasce dalla contemplazione del Bello? Ognuna delle sezioni della mostra indaga un aspetto particolare del dialogo, incarnato dalle opere presenti:
- Nella sezione Dialoghi d’amore balza subito all’occhio un dipinto ottocentesco di Francesco Gandolfi, intitolato Raffaello e la Fornarina, dove il geniale pittore italiano è raffigurato insieme alla sua modella prediletta, Margherita Luti, meglio nota come la Fornarina (poiché figlia d’un fornaio). L’opera, tuttavia, presenta un’impostazione asimmetrica, in quanto, all’abbraccio sensuale e allo sguardo innamorato della donna Raffaello non risponde con atteggiamento analogo, ma rivolge la propria attenzione ai pennelli che regge nella mano destra: forse è l’arte stessa il suo più autentico amore? Nella medesima sezione trovano posto anche due ben noti episodi della Commedia dantesca: Dante e Virgilio incontrano Paolo e Francesca di Giuseppe Antonio Frascheri e Dante incontra l’ombra di Pia dei Tolomei di Bartolomeo Giuliano.
- Proseguendo nella seconda sezione Discepoli e maestri di particolare interesse è il dipinto con soggetto Tiziano e Irene di Spilimbergo, dove il celebre pittore bellunese è ritratto nell’atto di istruire Irene, giovane artista e intellettuale nella Venezia del Cinquecento, morta a soli ventun anni: realizzato da Silvestro Lega nella sua prima fase artistica, l’opera affonda le sue radici ancora nel Romanticismo storico, ma dimostra le prime aperture verso la cosiddetta «poetica degli affetti». In questa stessa sezione trova posto anche un episodio tratto dalla Vita Nova di Dante, opera di Alfonso Savini: Io mi sedeva in parte ne la quale ricordandomi di lei, lungo titolo ripreso dalla prosa del XXXIV capitolo, dove Dante, mentre disegna un angelo su una tavoletta d’argilla pensando a Beatrice, s’imbatte in tre gentiluomini che gli ispirano un sonetto che comincia Era venuta.
- Addentrandoci ne La ricerca della verità, terza sezione della mostra, incontriamo uno splendido skyphos in ceramica attica a figure rosse, utilizzato per bere il vino durante il simposio, raffigurante il noto episodio dell’indovinello della sfinge rivolto a Edipo, risalente al IV secolo a.C. A questo reperto si aggiungono Cristo davanti a Caifa, di grande suggestione e realizzato dall’olandese Gerrit van Honthorst, e un soggetto frequentemente ripreso nella pittura d’ogni tempo, l’Ecce homo di Francesco Hayez, donato alla nipote veneziana Carlotta.
- Ma è all’interno de L’incontro vero, quarta sezione, che si trovano i capolavori esposti a Illegio: da La negazione di Pietro di Matthias Stom, di cui la mostra ospita diverse opere, al Noli me tangere di Valentin de Boulogne sino ad arrivare alla magnifica Incredulità di san Tommaso del Caravaggio.
- Nella sezione de la difficile fraternità si colloca l’opera adottata come immagine di copertina della mostra, vale a dire Esaù vende la primogenitura a Giacobbe di Matthias Stom, dove le fattezze dei due fratelli, che si fissano negli occhi, sono delineate dalla luce della candela presente nell’angolo a sinistra.
- Proseguendo nella sezione Frastuono e silenzio incontriamo opere che personificano questi due stati opposti alla dinamica del dialogo: momenti di convivialità come Il pranzo del vescovo di Giuseppe De Nittis e la scena urbana rappresentata in Fuori porta San Giovanni, opera di Enrico Lionne e dai toni assimilabili al Bal au moulin de la Galette di Renoir, affiancati a episodi più inquietanti come Il ragno nel chiostro. Il demonio tentatore di Calcedonio Reina.
- Talvolta il dialogo è ostacolato dall’occultamento della reale identità delle persone con cui ci interfacciamo, che si nascondono dietro delle Maschere, settima sezione della mostra: un fascino misterioso si esala da Il Ridotto di Venezia di Pietro Longhi, dove l’artista esprime la propria denuncia sociale nei confronti di questo casinò ante litteram, e l’Arlecchino o giullare di Picasso, disegno dal quale emerge la tragicità nascosta dietro alla comicità di questa figura.
- Spesso la guerra nasce dal rifiuto al dialogo tra due popolazioni reciprocamente ostili: nella sezione Popoli sordi l’opera che maggiormente attira la nostra attenzione, per il gusto macabro e orrido della rappresentazione, è La congiura di Catilina, il giuramento di Paolo Pagani: nella scena i catilinari sono rappresentati nell’atto di bere vino mescolato a sangue umano e intenti a cibarsi della carne di uno schiavo sacrificato.
- L’ultima sezione della mostra, In dialogo con il cielo, sposta il tema della mostra dalla dimensione terrena a quella di una ricerca di un contatto con il divino e il trascendente: ultimo dipinto degno di menzione è lo splendido Sant’Agostino in meditazione del Caravaggio, di cui a lungo si è dibattuta la paternità.
Non è un caso che una mostra sul dialogo si svolga proprio in Friuli: da sempre questa è stata un crocevia di culture e dominazioni di diversi popoli, dando vita ad una vivace e fertile commistione tra mondo latino, slavo e germanico. E forse è proprio ripartendo dal linguaggio universale dell’arte che possiamo ricominciare a intessere un autentico e ricco dialogo.
Il dialogo, a cura di Don Alessio Geretti, catalogo scientifico di Don Alessio Geretti, Nicole Pravisani e Giulia Toffoletti, tipografia Menini, Spilimbergo, 2026
Nato a Pordenone il 5 gennaio 2006, mi sono diplomato al liceo scientifico Michelangelo Grigoletti. Da una profonda passione per la matematica e la fisica mi sono gradualmente rivolto verso il mondo classico e la linguistica antica, accompagnati da una forte attrazione per la pittura e l’arte in tutte le sue forme. Ora studio lettere antiche presso la Scuola Galileiana di Studi Superiori a Padova. Mi definisco un liberale europeista e penso che questa commistione di passioni, prospettive e valori possa costituire la mia guida per un’autentica e fertile valorizzazione della storia e della cultura del Pordenonese.