Durante le sanguinose razzie del 1499 che plagiarono a lungo l’economia e la società dell’intero Friuli, migliaia furono le vittime dei predoni. Tra loro, un buon numero, prevalentemente donne e bambini risparmiati dalle stragi, vennero portati in catene fino ai principali mercati di schiavi dell’Impero Ottomano e lì fu deciso il loro destino. Molte vite, ormai prive di ogni libertà, si persero tra le pieghe del tempo, ma, alcune storie, anche se rarefatte e frammentate, sono giunte fino ai giorni nostri.
Ed è questo il caso di un certo Jacopo da Malnisio detto il “Mammalucco”. Nato probabilmente intorno al 1485 in quella che ad oggi è una frazione di Montereale Valcellina, venne rapito durante le devastazioni dei razziatori guidati da Iskender Beg e condotto fino ad Istanbul. Da lì, dopo essere stato venduto, raggiunse il Cairo e il Sultanato Mamelucco. Fu costretto ad abiurare e fu addestrato nell’uso delle armi e nell’equitazione per entrare nella guardia d’onore del Sultano. Sarà proprio quest’esperienza a dargli il soprannome “Mammalucco” al ritorno.
Negli anni probabilmente si distinse in valore e dedizione finché nel 1506 non ebbe l’occasione di rivedere le proprie terre. Forse convinse il sultano stesso, essendo ormai nelle sue grazie, e venne scelto per la scorta del diplomatico Taghri Berdi, diretto verso le maggiori città italiane per tessere alleanze volte a contrastare l’espansione commerciale portoghese. Quando giunse a Venezia, dopo ben un anno dalla partenza, Jacopo abbandonò la missione e fuggì a Porcia.
A Porcia, dopo essersi riconvertito al cristianesimo, venne assoldato dalla Repubblica di Venezia per addestrare un manipolo di uomini nelle tattiche di guerriglia che aveva appreso dai Mamelucchi. Lì sembrerebbe aver costituito un campo per la preparazione dei suoi cavalleggeri che mai superarono le poche decine di effettivi. Sempre nell’area a nord di Porcia ancora oggi è possibile ritrovare il toponimo Mamaluch che potrebbe essere ricondotto allo stesso Jacopo e al suo impegno nell’area.
Dal 1508 Jacopo combatté, anche se per pochi anni, nei principali teatri di guerra in cui era impegnata la Serenissima. Per i veneziani compì azioni di disturbo e schermaglie contro gli Asburgo e la Lega di Cambrai in Friuli. Prese parte alla battaglia del Cadore dove l’esercito veneto, guidato da Bartolomeo d’Alviano, sconfissero Massimiliano I.
Nel 1509 raggiunse Verona e fu impiegato nei confini lombardi della Serenissima. Allo stesso tempo si registra la sua presenza nella maggior parte dei territori veneziani, a Castelfranco Veneto, a Udine, a Treviso o anche a Bassano, dove catturò il conte Piero Monochovich insieme a sedici ostaggi. Lui stesso nell’estate del 1511 fu catturato da Mercurio Bua, capitano di stradioti al soldo di Massimiliano I, ma velocemente venne liberato in un tentativo di scambio tra ostaggi.
Durante uno degli innumerevoli combattimenti che ingaggiò nella sua vita purtroppo trovò anche la sua fine. Durante un violento scontro in una località veneta non ben definita venne disarcionato e, ferito gravemente, si salvò solamente nascondendosi in una palude. Solo qualche giorno dopo raggiunse Padova e, colto dalle febbri, fu trasportato a Venezia. Dopo pochi giorni, all’inizio del settembre del 1511, nello stesso periodo in cui venne rapito dodici anni prima, morì per le complicazioni delle ferite.
Le sue azioni sono giunte fino a noi grazie a Jacopo da Porcia, umanista friulano che ebbe modo di conoscerlo durante la sua permanenza nello stesso centro abitato, e a Marin Sanudo, storico veneziano, che riportò solamente le imprese belliche del combattente. L’umanista coevo al “Mammalucco” sostenne che il ritorno di Jacopo fosse stato mosso da una volontà per tornare alla vera religione e lo dipinse quasi come un antico eroe classico.
Ad oggi sono state avanzate ipotesi ben più pragmatiche. Pier Carlo Begotti in un breve articolo scritto per il libro Montreal edito dalla Società Filologica Friulana nel 2023 suggerisce due possibili versioni. La sua decisione potrebbe essere stata frutto di pressioni o ricatti da parte della Serenissima. Oppure, viste le condizioni precarie del Sultanato, circondato da Ottomani, Persiani e Portoghesi, Jacopo potrebbe aver colto l’occasione per avere maggiori sicurezze abbandonando la spedizione. D’altro canto, nonostante la riconversione, Jacopo non rinnegò mai la sua identità.
Jacopo musulmano era tale e tale intendeva rimanere, tanto più che palesava una grande fierezza per il ruolo conquistatosi e si sentiva orgoglioso di essere un milite Mamalucco. (Gremmo 1977)
Per approfondire:
- Montreal, Società Filologica Friulana, Pasiano di Prato, 2023 pp. 653-655
- Aldo Colonnello, Jacopo da Malnisio detto il Mammalucco, Circolo culturale Menocchio, Montereale Valcellina, 2019
Nato a Milano il 10 novembre 2008. Frequento il liceo Leopardi – Majorana. Desidero dare voce alle tradizioni dei luoghi che mi hanno accolto, dando attenzione a tutto ciò che ci ha preceduto.