All’inizio del Cinquecento, la Repubblica di Venezia sembrava aver raggiunto l’apice della sua potenza. Tra la fine del Trecento e il Quattrocento, la Serenissima aveva progressivamente abbandonato la sua tradizionale vocazione esclusivamente marittima per costruire un vasto dominio sulla terraferma. Le difficoltà dei commerci orientali, la crescita della concorrenza internazionale e la necessità di controllare le vie fluviali che collegavano l’entroterra all’Adriatico spinsero la Repubblica a conquistare città, campagne e snodi strategici.

Nel corso di poco più di un secolo la Repubblica incorporò gran parte del Veneto e del Friuli, trasformandosi nella più potente realtà politica italiana. Tuttavia il suo dominio presentava ancora alcune fragilità. Tra queste vi era proprio Pordenone, che continuava a costituire una enclave asburgica all’interno del territorio veneziano.

Nel 1508 la situazione precipitò. L’imperatore Massimiliano d’Asburgo e Venezia entrarono in conflitto per il controllo delle regioni di confine orientali. A guidare le operazioni veneziane fu il celebre condottiero Bartolomeo d’Alviano, uomo energico e audace, destinato a diventare uno dei protagonisti della guerra.

Dopo una brillante vittoria in Cadore contro le truppe imperiali, l’Alviano attraversò rapidamente il Friuli. Mentre avanzava verso Udine e l’Isonzo, lasciò inizialmente Pordenone alle spalle. La città comprese immediatamente il mutamento dei rapporti di forza. I notabili pordenonesi inviarono emissari ai rappresentanti veneziani per trattare la resa. Le trattative furono lunghe e difficili: la popolazione voleva conservare privilegi e autonomie, mentre il comandante austriaco sperava ancora nell’arrivo di rinforzi. Alla fine, nell’aprile del 1508, la città si arrese e accolse i rappresentanti della Serenissima.

Per Venezia non si trattava soltanto di una conquista simbolica. L’occupazione di Pordenone permetteva infatti di unificare territorialmente il Friuli veneziano, eliminando una pericolosa interruzione nella continuità dei suoi domini.

Le vittorie del 1508 furono straordinarie. In pochi mesi Venezia conquistò non solo Pordenone, ma anche Gorizia, Trieste e Fiume.

La Repubblica celebrò trionfalmente il ritorno dell’Alviano. Il doge e il Senato gli tributarono onori eccezionali e, come segno di riconoscenza, gli concessero in feudo la città di Pordenone. Era un privilegio rarissimo: il condottiero riceveva il controllo della città con ampi poteri giurisdizionali, pur nel rispetto degli statuti e delle consuetudini locali.

Nell’estate del 1508 l’Alviano giunse dunque a Pordenone come suo signore. Per alcune settimane visse nella città, amministrandola attraverso propri funzionari e consolidando il nuovo assetto politico.

Sembrava l’inizio di una lunga stagione veneziana. In realtà era soltanto una tregua. Le conquiste veneziane avevano allarmato tutta l’Europa. Francia, Impero, Papato e altri Stati italiani guardavano con crescente preoccupazione all’espansione della Serenissima.

Nel dicembre del 1508 nacque così la Lega di Cambrai, una delle più vaste coalizioni mai formate contro uno Stato italiano. L’anno seguente Venezia subì la catastrofica sconfitta di Agnadello. Molte città della terraferma passarono rapidamente al nemico e anche Pordenone tornò sotto il controllo imperiale nel giugno del 1509.

L’occupazione austriaca durò però poco. Già nello stesso anno le truppe veneziane ripresero la città, ottenendo la resa dei cittadini e garantendo il mantenimento di privilegi e statuti che in precedenza non erano stati riconosciuti.

La vicenda di Pordenone non era ancora conclusa. Nel febbraio del 1514 gli imperiali tornarono ad occupare la città. Ancora una volta il controllo asburgico appariva precario: Pordenone era isolata e circondata da territori fedeli a Venezia. La risposta dell’Alviano fu rapidissima. Alla fine di marzo guidò personalmente una spedizione fulminea dalla pianura veneta verso il Friuli. Dopo aver attirato in un’imboscata le forze nemiche, assalì la città.

Il 29 marzo 1514 Pordenone venne riconquistata con la forza. Lo scontro fu violento. Le mura furono brecciate dall’artiglieria e la città venne saccheggiata. Più di cento persone, tra soldati imperiali e abitanti, persero la vita. Fu uno degli episodi più drammatici della storia cittadina, ma segnò anche il definitivo ritorno di Pordenone nell’orbita veneziana.

Alla fine, dopo anni di guerre, assedi e cambi di bandiera, la politica veneziana ebbe la meglio. I trattati successivi confermarono il controllo della Repubblica sulla città, che rimase parte integrante dello Stato di San Marco fino alla caduta della Serenissima nel 1797.


Per approfondire:

  • Andrea Benedetti, Storia di Pordenone, Edizioni Il Noncello, Pordenone, 1964.

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