L’amore è un forte sentimento che si esprime in forma di attrazione interpersonale, una sorta di dedizione appassionata tra persone; oppure, nel suo significato esteso, indica l’inclinazione profonda nei confronti di qualche cosa. Queste alcune delle definizioni possibili. Ma conosciamo veramente cosa esso sia? Cosa significa amare?
Giuseppe Ferraro è professore ordinario di filosofia morale dell’università Federico II di Napoli. Direttore della Scuola “Filosofia fuori le mura”, membro del Comitato Etico della Fondazione Veronesi, tiene corsi di filosofia in carcere e nelle scuole periferiche urbane. Nel suo libro “Imparare ad amare o dell’ordine dell’escluso” egli spiega che l’amore è una volontà, ma, a differenza della nostra personale, è autonoma, un’inclinazione al desiderio molto più grande del desiderio stesso.
Si tratta di un sentimento vero quando vi è la costante paura di perdere l’oggetto di questo amore. Le cose vere non possono finire, non finiscono e se lo fanno allora non sono vere. In quanto vero, l’amore è eterno, senza causa e senza ragione.
E’ come vivere: non lo si può insegnare ma lo si può solo imparare, una condizione necessaria. E’ un possesso senza proprietà, non si possiede veramente ciò che si ama, e soprattutto esiste e non esiste.
Non esiste quando qualcuno non lo conosce, lo ha perduto o non l’ha mai avuto. Esiste quando chi lo possiede lo racconta riferendosi alla sua altra metà, senza però mai descrivere cosa voglia dire amare.
E chi lo possiede vive in un mondo fuori dall’ordine sociale, non parla con parole all’amato/a ma con la voce, bisbigliando quello che per altri è incomprensibile. Quando avviene il contrario allora l’amore è finito o non c’è mai stato.
La voce è il senso delle intenzioni, è un suono ritmato, coinvolto nel tempo. Questo a sua volta è il metro del sentimento: se ne dedica tanto quando si ama veramente, e se ne dedica poco quando non si ama per niente.
L’amore è tutto questo: una galassia di cui conosciamo solo le stelle esterne senza mai poter vedere quelle interne. Lo vediamo nelle piccole cose, nei frammenti che sappiamo essere collegati tra loro ma che ci è impossibile collegare. E’ forse questo il suo più grande significato.
Pordenonese, classe 1992. Ho conseguito il dottorato di ricerca in Studi storici tra l’Università di Padova, Ca’ Foscari di Venezia e l’Università di Verona. Mi sono laureato a Ca’ Foscari con una tesi sul rapporto tra l’università veneziana e la Dalmazia, premiata dall’Ateneo Veneto nel 2020. Mi piace pensarmi come uno spettatore di eventi che un giorno saranno considerati storia. Per questo credo che raccontare e divulgare il passato sia una delle sfide più affascinanti. È anche il motivo per cui scrivo con passione per le mie amate Radici.