Salendo la collina di San Pietro sulla cui cima si trova il castello di Ragogna, ho la sensazione di essere catapultata indietro nel tempo. Giunta all’ingresso percepisco qualcosa di strano e, guardandomi attorno per capire quale sia l’elemento insolito che ha attirato la mia attenzione, non tardo a realizzare di cosa si tratti: un enorme e spaventoso drago spadroneggia minaccioso sul castello. All’improvviso, apre le sue temibili fauci e… stop! L’aria che si respira qui deve essere troppo suggestiva, stimola la fantasia. No, nessun drago a guardia del castello, ma solo qualche pecora. Certo, non darà lo stesso effetto magico e avventuroso al tutto, ma non nega una nota bucolica che rende la visita altrettanto intrigante ed interessante. Scopriamo quindi chi sono stati gli antichi abitanti di questo maniero.

Romani, che in quanto a strategia non sono secondi a nessuno, capiscono subito l’importanza tattica del luogo: conquistate le popolazioni celtiche che nel I secolo a.C. abitavano queste zone, sulla sommità della collina costruiscono un castrum, una postazione di vedetta, attrezzandola con alloggi e magazzini. Dalla cima possono controllare il Tagliamento e la strada che dalla bassa pianura conduce in Austria.

A metà VI secolo, poi, in Friuli arrivano i Longobardi e si stanziano anche a Reunia, così si chiama Ragogna a quella data. Seppure in rovina, esistono ancora le fortificazioni romane e il previdente duca Gisulfo le fa riparare: questa scelta si rivela strategica, infatti saranno rifugio per i nobili quando gli Avari all’inizio del VII secolo e gli Ungari in quello successivo invaderanno la regione. Nonostante i numerosi attacchi, il castrum di Reunia resiste e la sua storia può continuare.

Dopo la breve permanenza dei Franchi, alla fine del X secolo i Sassoni, di origine tedesca, uniscono la regione al ducato di Carinzia. Questo è il motivo che spinge numerose famiglie tedesche a trasferirsi in Friuli, occupando i feudi della zona. Dal 1218 il castello appartiene ai Von Wallenstein, che cambiano il loro cognome in Ragogna, dalla località di cui sono diventati feudatari. I Ragogna sono una famiglia potente, infatti tra i suoi membri troviamo abati, capitani, amministratori, consiglieri. Le dipendenze feudali e soprattutto la tradizione domestica rendono i Ragogna una delle famiglie più attive nella politica filotedesca. I Ragogna godono inoltre di numerosi privilegi, tra i quali il più prestigioso, riservato esclusivamente a loro, è il diritto del più anziano membro della famiglia presente presso il Patriarca di Aquileia di prelevare, mattina e sera, il piatto preferito dalla mensa del Patriarca stesso.

Il simbolo più importante della ricchezza feudale dei Ragogna è il loro castello che, sorto sulla stessa collina dell’antico castrum, è inserito in uno spazio recintato da un muraglione di pietre, preceduto a sua volta da un fossato difensivo. La torre a strapiombo sul fiume è costituita da quattro livelli: quello sotterraneo, scavato nella pietra, è adibito a prigione, al piano terra vi è magazzino, il primo piano è costituito dall’abitazione dei nobili, sopra la quale vi è una terrazza coperta usata come postazione di guardia.

Alla fine del XIV secolo i Ragogna ottengono dal Patriarca il castello di Torre, ma in cambio cedono quello sulla collina di San Pietro, che quindi diventa proprietà della Chiesa. Il XV secolo è un periodo difficile per il Friuli, che vede la Repubblica di Venezia sempre più presente e agguerrita: in questo periodo il castello viene posto sotto assedio più volte e il patriarca sarà costretto a capitolare nel 1420 lasciando alla Serenissima il governo su Ragogna.

I veneziani non si occupano molto del castello e i conti di Porcia intravedono nella sua acquisizione un buon affare, che infatti viene concluso nel 1503. I nuovi signori rimettono a nuovo il maniero, vi abitano e vi organizzano numerose feste e battute di caccia. Gli incendi, i terremoti, la mancanza di manutenzione e gli impegni della famiglia negli affari della Serenissima riducono e diradano i soggiorni dei conti a Ragogna e a poco a poco, nel corso del XVIII secolo, il castello verrà nuovamente abbandonato. Lo stato del castello impressiona Andrea Brunellesco, rimatore di Udine, che comporrà la Ragoneide, una descrizione poetica in versi friulani.

Dopo la morte del conte Alfonso Porcia nel 1932, gli eredi donano il maniero al comune di Ragogna, che oggi si presenta restaurato: si possono ammirare le cinte murarie, il cortile interno, il mastio e gli ambienti che ospitavano le cucine e le scuderie.

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