Blocco blu, blocco rosso, blocco giallo. La nuova area dell’ospedale di Pordenone – l’Ospedale Santa Maria degli Angeli – è ormai operativa. Ciò significa un nuovo parcheggio, nuovi reparti e un nuovo pronto soccorso. I lavori, i quali si sono protratti per anni, vedono finalmente una conclusione con l’ultimo intervento rimanente su cui si sta cimentando ora il comune di Pordenone: la viabilità.
Ma com’era l’ospedale di Pordenone ai suoi inizi?
L’Ospedale di Pordenone nasce come un rifugio per la cura dei viandanti e dei pellegrini. Era la Confraternita dei Battuti – una associazione laica che praticava l’assistenza di viandanti e malati – a gestirlo tramite elemosine ed elargizioni. Questo, ovviamente, con tutte le problematiche del caso: le approvvigioni spesso scarseggiavano e il denaro non era mai del tutto sufficiente.
Inoltre non vi erano letti, ma giacigli di paglia in cui le persone riposavano aspettando di essere seguiti o curati – maschi o femmine che fossero. Questi erano mendicanti, donne sole, figli illegittimi e persino carcerati. La preoccupazione dei medici era indirizzata tanto verso malattie contratte fisicamente quanto alla situazione di decadenza del singolo individuo, con un numero assai ristretto di posti a disposizione in un edificio collocato nel centro storico di Pordenone.
Nelle vicinanze vi era una chiesa, il cui nome risulta essere Beata Vergine Maria degli Angeli, che era stata consacrata da poco. È da questa chiesa che successivamente l’ospedale prese il nome nel 1921, quando questo si trasferì nella ex Caserma Umberto I in via Montereale.
Subentrarono però numerosi cambiamenti prima che l’ospedale di Pordenone diventasse ciò che è ora. Pordenone entrò a far parte della Repubblica Veneta e la Confraternita perse il controllo dell’ospedale. Successivamente fu la Congregazione di Carità che lo gestì a partire dal ritorno del Friuli sotto la Casa d’Austria. Questo passaggio comportò cambiamenti anche a livello strutturale: non più aree miste, o letti provvisori, ma vere e proprie camere in cui dormire, alcune delle quali affittate a pazienti anche sotto pagamento.
Già in passato competenti medici presero le redini dell’ospedale. Uno di questi, considerato come il primo medico di Pordenone, è Antonio Poerio di Raggio; un altro, Florido, è invece ricordato per il suo comportamento peculiare e bizzarro, da molti collegato alla sua precedente professione di boia.
Con il tempo le condizioni dei medici andarono migliorando, forse anche grazie agli aumenti degli stipendi. Stessa cosa non si può dire di quelle dei pazienti, i quali furono colpiti da malattie e patologie sempre peggiori. Fu per questa ragione, ossia per una recente epidemia di peste, che nel 1846 le aree sanitarie si estesero fino a comprendere la Monte di Pietà, nostra ex-biblioteca, dove si instaurò un provvisorio lazzaretto. Dopo la peste si susseguì invece un’epidemia di colera durante il Risorgimento Italiano.
Solo nel 1913, però, si arrivò a scindere nell’Ospedale il dipartimento di medicina da quello di chirurgia. La guerra mise in profonda crisi l’ospedale, il quale dovette considerare la chiusura definitiva della struttura in più occasioni. Ciò, però, fortunatamente non avvennne grazie all’intervento e al supporto degli organi politici attivi, i quali successivamente permisero che l’ospedale riprendesse le sue funzioni fino al 1921, anno del suo trasloco definitivo.
Per approfondire:
- Archivio di Stato di Pordenone
- L’assistenza ospedaliera a Pordenone: dall’ospizio-ospedale al moderno presidio nell’USL, Pordenone, Ospedale civile di Pordenone, 1981

Avianese di nascita, autrice di articoli e storie brevi per passione, trascorro il mio tempo libero leggendo romanzi fantasy e divorando serie televisive fantascientifiche. Coltivo da sempre un grande interesse per l’Asia, a cui si aggiunge un immenso (e assai recente) amore per la storia romana. Mi sono laureata in Filosofia presso l’università Ca’ Foscari di Venezia.