Come addetto stampa in questi ultimi cinque giorni di Pordenonelegge, tra il turbinio degli eventi e delle conferenze, l’unica costante del festival, oltre al dolore ai piedi causato dagli infiniti viaggi lungo ogni via del centro, è stata l’iconica maglia gialla indossata da centinaia di ragazzi che ogni anno, grazie al loro contributo, permettono che tutto ciò accada possa avvenire. La loro presenza capillare li ha resi negli anni parte integrante dell’intero festival, al punto di diventarne forse la caratteristica distintiva. Sono però spesso così presenti che potrebbero quasi risultare scontati, un dettaglio a cui ormai tutti noi siamo abituati da sempre. Eppure, avendo avuto modo di condividere impressioni e pensieri in questi giorni, mi sembrava corretto dare voce alle loro parole, spesso coperte dalla frenesia di Pordenonelegge.
Il primo ragazzo che ho avuto modo di intervistare, intercettato al volo durante una breve pausa dal turno, mentre era lui stesso in fila per assistere a un evento, è stato Andrea Surbone, diciannovenne da poco diplomato al liceo Leopardi-Majorana, ormai giunto alla terza edizione in veste di angelo. Per Andrea Pordenonelegge è in tre parole festa, ritrovo e senso di comunità. La città ha modo di accendersi e unirsi per una singola passione: la lettura. Proprio un collante come la cultura è ciò che crea l’atmosfera magica che tutti vivono. Ogni volta che vede centinaia di persone riunite sotto ad un singolo palco, senza essere minimamente distratte dai telefoni, capisce che Pordenone è il luogo ideale per questo festival. Pordenonelegge è lo specchio e la massima espressione della vivacità culturale della città.
Ad affiancare la sua testimonianza, seppur in un ruolo diverso, c’è anche la prospettiva di Alessandro Bigi, diciannovenne anch’esso, ma che quest’anno è uno dei componenti della squadra della logistica di Pordenonelegge. Il suo ruolo è fondamentale per l’allestimento e la preparazione della manifestazione. Ogni aspetto organizzativo, dalla predisposizione delle sale, alle riparazioni è attuato dagli angeli che indossano una maglia nera. Secondo l’angelo Pordenonelegge è un’occasione in cui le generazioni possono incontrarsi attraverso la varietà dei romanzi e racconti proposti, un libro capace di mostrare il passato, il presente e il futuro della nostra epoca.
Interrogato sul legame tra il festival e l’identità della città, Alessandro sottolinea una duplice prospettiva: In primo luogo Pordenonelegge può essere l’emblema delle potenzialità culturali locali ed è l’apice di ciò che il territorio sa offrire e organizzare. Nonostante ciò, nei giorni del festival la città si trasforma e si riempie di visitatori da ogni parte d’Italia e non solo: più che riflettere la comune quotidianità pordenonese, l’evento ne mostra la straordinaria capacità di accoglienza e apertura. Anche se l’atmosfera di quella settimana può apparire un po’ enfatizzata rispetto al resto dell’anno, rimane l’espressione più alta del fermento e delle possibilità di Pordenone che i giovani sono chiamati a custodire.
Infine ho avuto modo di intervistare Nina Dorigo, al suo primo anno e unico angelo in sala stampa, incontrata per la prima volta per prenotare delle conferenze, mentre leggeva A Visit from the Goon Squad, scritto da Jennifer Egan, libro che in seguito ha consigliato vivamente ma di cui non riassumerò la trama per non rovinarne la storia. Laureanda in materie storiche all’University College di Londra, Nina Dorigo rappresenta probabilmente uno dei profili più internazionali tra gli angeli. L’esperienza di quest’anno in sala stampa le ha dato l’occasione per affacciarsi su un mondo stimolante come quello dell’informazione.
Parlando, Nina spiega che questa è stata la sua prima vera esperienza, al di fuori dell’università, in un ambito legato ai suoi interessi ed aspirazioni, esprimendo ammirazione nei confronti di un lavoro complesso come quello degli interpreti sostenendo infine che la conferenza di Nora Bussigny sia stata la più ispirante. A colpirla è stato inoltre l’impegno e la dedizione degli Angeli, che dimostrano come dietro al festival esista una vera e propria comunità. Secondo la ragazza infatti, svolgere un ruolo attivo in un contesto culturale a qualsiasi livello ,che sia europeo o locale, possiede un grande valore nella società odierna.
Queste sono solo alcune delle innumerevoli voci e volti incontrati lungo le vie di Pordenone che mi hanno aiutato, e talvolta sopportato, durante questi giorni, accompagnandomi dalle prime ore del mattino fino a notte inoltrata. Sono solo una frazione dell’enorme comunità che rende la magia di Pordenonelegge possibile e che dunque, di tutto diritto, sono i veri protagonisti di questa manifestazione.
Nato a Milano il 10 novembre 2008. Frequento il liceo Leopardi – Majorana. Desidero dare voce alle tradizioni dei luoghi che mi hanno accolto, dando attenzione a tutto ciò che ci ha preceduto.