La domenica mattina si apre con un toccante intervento dello psicologo e psicoterapeuta Antonio Loperfido, colonna portante della salute mentale pordenonese. L’incontro viene presentato dalla psicoterapeuta Cristina Meneguzzi e viene condotto come un dialogo tra vecchi colleghi e con il pubblico, in occasione della presentazione del libro di Loperfido “Il terapeuta e l’umano. Una relazione di cura, riconoscenza e trasformazione”.
Iniziando con una domanda metodologica, cosa vuol dire approcciarsi alla salute mentale?
Significa addentrarsi a mani nude nel rischio di farsi condizionare dall’angoscia delle persona che si sta cercando di ascoltare. A Loperfido non piace parlare di pazienti: sottolinea il dovere del terapeuta non solo di ascoltare, ma anche di essere in grado di sopportare l’angoscia che affligge la persona. Non esiste una ricetta unica per fare il mestiere dello psicoterapeuta. In ogni caso la parola chiave dell’operato del terapeuta è la gratitudine.
In che senso gratitudine?
Gratitudine per vivere, per quello che la realtà ci offre in ogni suo momento, gratitudine per quello che si ha ricevuto dagli altri. La carriera di Loperfido, dopo gli studi di psicologia in una facoltà nascente a Padova, continuano con la prima esperienza formativo-lavorativa all’Istituto Configliachi, con persone con difficoltà visive. Da subito si pone un problema: nell’approccio con il paziente, si deve scegliere se voler vedere la persona o la malattia. L’unico modo per vedere la malattia, a detta dell’autore, rimane però vedere la persona nella sua complessità.
Si coglie la vocazione dell’autore di mettersi al servizio dell’altro e che ci permette di sentirsi vivi nel fare il proprio mestiere. Risulta necessaria anche un’estrema cautela, ad esempio a Pordenone nel tempo sono stati creati il consultorio Noncello per supportare le famiglie ed il gruppo di aiuto per le persone sopravvissute ai suicidi. Un lavoro che può essere svolto esclusivamente con passione ma per cui è necessario rimanere sempre un passo indietro per non farsi assorbire dall’angoscia di chi si ha di fronte.
Cos’è imprescindibile nel tuo lavoro?
Il lavoro collettivo e la fiducia in chi ti lavora a fianco. Il lavoro in team per il terapeuta è la chiave della buona riuscita, perché un uomo da solo non può nulla. A partire dalla formazione stessa del terapeuta, sino all’operatività sul campo, un uomo solo non può nulla. In luoghi di sofferenza estrema, come gli hospice, i gruppi di ascolto per i tentati suicidi, è fondamentale il supporto e la sorveglianza reciproca tra operatori della salute mentale.
Diventa poi di primario rilievo anche sostenere chi sopporta il peso di sostenere gli altri: dai vigili del fuoco, ai poliziotti, agli infermieri. Il gruppo è équipe, fucina di idee, strumento formativo e anche terapeutico.
Per Loperfido “il gruppo” – nelle sue varie accezioni – è una corriera che viaggia ad una velocità superiore e che permette alla singola persona di poter vivere. Il gruppo ha il potere ed il pregio di attivare delle aree di pensabilità ulteriori e diverse anche rispetto al rapporto duale di terapia, diventando un mezzo di accrescimento e di arricchimento personale. Il riferimento principale va sopprattutto all’osservatorio suicidi, come bagaglio di idee in cui il FVG ha fatto da apripista a livello mondiale nella terapia di gruppo dei sopravvissuti. In termini di numeriche, si registrano ogni anno 30 suicidi in provincia di Pordenone e 100 persone che attentano alla propria vita: da questa triste tendenza, l’interesse particolare.
Quali sono le risorse economiche messe a disposizione per i servizi sanitari psichiatrici? Oltre ad esserci un Piano Nazionale Salute mentale, si pone la questione dell’aziendalizzazione del sistema sanitario. Qual è il tuo punto di vista? Quando ha iniziato c’era spazio per iniziative creative?
Loperfido risponde ricordando un episodio che gli era capitato da ragazzo, per cui a Bari un conoscente gli chiese in modo molto schietto: “Tu sei quello che si fa i cazzi degli altri?” chiaramente in dialetto stretto barese e riferendosi alla sua professione di psicologo. Lui come professionista afferma di aver sempre cercato di far sì che le persone si vedessero meglio di come pensano di essere: sintesi per dire, che il tempo da cui lui veniva lasciava spazio a maggior iniziativa e i vincoli di carattere economico che sono subentrati in seguito, sono dovuti ad un drastico cambiamento dei tempi in tutti i sensi.
A tal proposito viene portata l’attenzione al fenomeno dei chat bot e degli infermieri robotici inseriti in alcune case di riposo nel mondo: il motivo è essenzialmente un carenza di persone disposte a fare quel tipo di lavoro. La tragicità di questa scelta si coglie nel comando con cui vengono impostati questi macchinari: quello di “non arrabbiarsi”. Cosa rimane in questo caso della dimensione umana? Come può una relazione con il macchinario sostituire il contatto di una persona, seppure nella sua forma professionale e non per forza familiare o amicale?
Loperfido fa l’esempio del rapporto che aveva con i malati di schizofrenia, in preda alle loro ossessioni e ai loro deliri. Racconta di un paziente (uno dei tanti) affetto da questa malattia che gli aveva chiesto di mantenere assolutamente segrete le informazioni che gli aveva riferito, in particolare allo psichiatra curante che se no gli avrebbe “fatto del male” . Nel rapporto con un macchinario, come può essere fornito affetto e supporto ad una persona così?
Con una metafora si può dire che la schizofrenia sia morta, è arrivata la tecnologia. Forse qualcosa di molto peggio.

Classe 1992, nata a Pordenone e cresciuta a Sacile, mi sono diplomata al Liceo Leopardi-Majorana e laureata in Giurisprudenza a Padova. Nel 2021 ho iniziato la pratica forense in diritto civile e del lavoro. Nel 2025 sono passata alle risorse umane, unendo la mia passione per il diritto del lavoro a un contatto più diretto con le persone. Curiosità, senso pratico e schiettezza guidano il mio modo di relazionarmi. Nel tempo libero amo la musica, canto e partecipo a iniziative di volontariato per la mia terra, il FVG.