Spesso, durante il finesettimana o nei giorni di festa, quando siamo liberi dalle incombenze quotidiane, desideriamo sia riposarci senza avere particolari programmi per la giornata sia partecipare a eventi o visitare luoghi a noi nuovi. Il compromesso ideale tra questi due stati d’animo potrebbe essere una mezza giornata trascorsa in una località situata nei paraggi; ma cosa ci sarà mai di nuovo e affascinante nei dintorni di Pordenone? Ecco una proposta: le chiese parrocchiali di Sant’Ulderico a Villanova e di San Lorenzo a Rorai Grande, che nascondono al loro interno dei meravigliosi tesori.
Già l’esterno della chiesa di S. Ulderico ci incanta con un grande affresco, attribuito a Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone, di S. Cristoforo, protettore dei pellegrini e presente in numerose raffigurazione in Friuli, che regge sulle spalle Gesù bambino con in mano il globus cruciger.
Il presbiterio è decorato da un frammentario ciclo di affreschi, risalenti all’autunno del 1514, realizzati dal Pordenone: nelle vele della volta a crociera Padri della Chiesa in cattedra tra Profeti ed Evangelisti, nella volta dell’absidiola Incoronazione della Vergine e Angeli musicanti, sulle pareti scene della Passione di Cristo (di cui sopravvivono Cristo condotto davanti a Pilato e la Flagellazione).
Gli affreschi di Villanova testimoniano l’evoluzione tecnica ed espressiva del Pordenone già apprezzabile nel precedente ciclo di San Lorenzo a Vacile (nel comune di Spilimbergo). Un’evoluzione che conferisce maggiore morbidezza ai trapassi cromatici e luministici solitamente propri della pittura a olio (ne costituirà un esempio, qualche anno dopo, la Madonna della Misericordia, nel duomo di S. Marco).
Numerose sono state le ipotesi in merito all’ispirazione e agli influssi esercitati sulle pitture del Pordenone: c’è chi ha ritenuto l’opera «strettamente legata alla tradizione», chi vi ha visto la «sublimata isometria» di Melozzo da Forlì, unita all’influenza di Signorelli per le scene di passione affrescate sulle pareti del coro. A ben dire gli affreschi, rappresentano una tappa significativa dell’adesione del Pordenone alla poetica di Giorgione, che avrà il suo culmine negli affreschi di Travesio. Bonelli (1984) sottolinea come gli affreschi di Villanova si contraddistinguano per «l’ammirevole semplicità cromatica»: i colori che dominano nella raffigurazione sono l’azzurro delle vele, l’ocra impiegata negli scriptoria, i verdi e amaranto privi di significative variazioni tonali e i gialli usati insieme ai rossi come luce e ombra della tinta arancio. L’utilizzo di colori chiari si accompagna si accompagna ad un’estrema libertà pittorica, che culmina nel sembiante del profeta Geremia, dove il Pordenone ottiene leggeri trapassi tonali e forme sfumate dai contorni indefiniti, di gusto giorgionesco.
Il San Girolamo della vela contigua, rappresentato in modo più naturalistico, mostra maggiori affinità con il profilo di re Davide sottostante, che alcuni studiosi hanno voluto confrontare con l’adulto delle Tre Età Pitti, di Giorgione (Venturi la attribuisce proprio al Pordenone).
L’incoronazione della Vergine nella vela di fondo mostra ampi panneggi, mentre nel vertice superiore dell’abside, sostenuto da una semilunetta iridata, appare Dio Padre, in posizione frontale e con la testa leggermente reclinata verso il basso. Gli scomparti laterali presentano angeli musicanti, sovrastati da altri due piccoli cori angelici, abbozzati in maniera quasi “impressionistica”.
Della decorazione parietale, come si ricordava prima, sopravvivono due sole scene: Cristo condotto davanti a Pilato e la Flagellazione, mentre sul lato sinistro è possibile vedere un piccolo frammento di affresco con due teste virili.
Spostiamoci a Rorai Grande, dove la chiesa neogotica di S. Lorenzo conserva una vivace fonte battesimale, attribuita a Donato e Alvise Casella. Gli angioletti reggi-festone del fusto sembrano trarre ispirazione dagli atteggiamenti dei putti pordenoniani. E proprio da affreschi del Pordenone è decorata la volta della cappella di destra, che raffigura: Storie della Vergine (Presentazione al tempio, Sposalizio, Fuga in Egitto, la Vergine porge la cintola a S. Tommaso) nei medaglioni al centro delle vele, Padri della Chiesa ed Evangelisti nei pennacchi, Sante Martiri nel sottarco, dipinte con un colore magro simile a quello di S. Girolamo, che per tecnica ed espressività si colloca sulla stessa linea di sviluppo di Geremia nella chiesa di S. Ulderico di Villanova.
Il Pordenone, nel contratto stipulato nel 1516, si era impegnato a decorare anche le pareti del coro (con quattro misteri della vita di Cristo e due scene della vita di S. Lorenzo) e l’esterno dell’arcosanto (Annunciazione), ma nel completamento del ciclo gli subentrò, mentre attendeva alla decorazione del duomo di Cremona, l’artista vicentino Marcello Fogolino, nel 1521. Dei suoi affreschi sopravvive solamente un frammento di sinopia della Crocifissione sulla parete di fondo, che con i suoi caratteri quattrocenteschi, esprime l’impermeabilità di Fogolino nei confronti del Pordenone, di cui dimostra di non recepire i tratti manieristici. Sempre a Rorai Grande si trova l’oratorio di S. Bernardino, connesso al complesso della villa Policreti-Brugnera, che esibisce frammentari affreschi paesaggistici e allegorico-mitologici, attribuiti a Battista del Moro e aiuti (1570 ca.).
Anteriori di qualche decennio appaiono gli affreschi della chiesetta: Fuga in Egitto, alla parete sinistra del coro, Ss. Antonio e Francesco alla parete destra, Evangelisti e Angeli nelle vele della piccola navata, Annunciazione sul fronte dell’arcosanto. La fluidità del racconto, che nella Fuga in Egitto è ambientato in un clima di quieta rusticitas, e le fisionomie dei personaggi hanno suggerito l’attribuzione a Giovanni Maria Zaffoni, detto il Calderari. Particolarmente interessante risulta il confronto tra i personaggi affrescati a Rorai Grande e quelli della chiesa di S. Rocco a Montereale Valcellina, in particolare per le figure di S. Francesco (a sinistra dell’arcosanto a Montereale) e di dell’evangelista Luca, il cui volto nel ciclo di S. Rocco è prestato ad un profeta del sottarco e al presunto autoritratto dell’artista, alla base dello Sposalizio. Un’altra raffigurazione dell’Annunciazione è visibile sulla parete di sinistra dell’aula, che si distingue da quella dell’arco absidale per l’atteggiamento della Vergine non più di meditazione e sottomissione (cogitatione e humiliatione), ma di sorpresa (conturbatione).
I documenti, inoltre, testimoniano come, ultimati i lavori a Rorai, il Fogolino fosse stato obbligato a coprire i petti di due figure muliebri e a prolungare la veste di un personaggio maschile (un Braghettone delle nostre zone): si tratta di un interessante esempio di controllo delle immagini, che ci aiuta a comprendere le scelte iconografiche del Pordenone, nonché l’abbandono dei lavori da parte del pittore, poco disposto ad accettare compromessi.
Per approfondire:
Itinerari d’arte del Rinascimento nel Friuli occidentale, Fulvio Dell’Agnese, Paolo Goi, Campanotto, 2000
Il Pordenone, Giovanni Antonio Pordenone, Caterina Furlan, Electa, 1984
Nato a Pordenone il 5 gennaio 2006, mi sono diplomato al liceo scientifico Michelangelo Grigoletti. Da una profonda passione per la matematica e la fisica mi sono gradualmente rivolto verso il mondo classico e la linguistica antica, accompagnati da una forte attrazione per la pittura e l’arte in tutte le sue forme. Ora studio lettere antiche presso la Scuola Galileiana di Studi Superiori a Padova. Mi definisco un liberale europeista e penso che questa commistione di passioni, prospettive e valori possa costituire la mia guida per un’autentica e fertile valorizzazione della storia e della cultura del Pordenonese.