Quando si pensa a Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone (1483-1539), l’immaginazione corre subito ai suoi affreschi potenti, ai colori accesi, alla fama conquistata tra Friuli, Veneto, Lombardia ed Emilia. Meno noto, ma altrettanto rivelatore, è invece il percorso economico e familiare che accompagnò la sua carriera: una storia fatta di eredità solide, matrimoni strategici, investimenti agricoli e una progressiva ascesa sociale culminata addirittura nella nobilitazione da parte del re d’Ungheria.
Il padre del pittore, Angelo de Sacchis, non era un semplice muratore, ma un vero capomastro-imprenditore. I suoi due testamenti (1525 e 1527) mostrano una famiglia già benestante che possedeva più case in muratura, terreni, orti e una “scarpata” presso il castello, masserizie e argenteria, e rendite agricole in frumento, vino e legumi.
Questa solidità economica permise al giovane Giovanni Antonio di crescere in un ambiente non povero, con la possibilità di formarsi presso botteghe locali e avviare presto la propria attività artistica.
Ulteriori introiti venivano dalla sua vita familiare che fu intensa e strettamente legata alla sua crescita economica. Il Pordenone si sposò tre volte. Il primo matrimonio avvenne nel 1494 con Anastasia da Giamosa. La dote della sposa – 100 lire in denaro e 200 in corredo – è descritta con precisione notarile: letti, cassapanche, abiti di panno rosato, vestiti con fermagli d’argento, lenzuola, camicie, perfino un filo di corallo.
Scomparsa Anastasia, nel 1513 seguì Elisabetta de Quagliati. De Sacchis visse un salto di qualità: Elisabetta apparteneva a una ricca famiglia borghese e portò in dote 200 ducati, oltre a beni immobili. Il pittore divenne così proprietario di una quota di un maso a Villanova, con terreni, prati, boschi e stalle, regolarmente registrati presso la giurisdizione del castello di Pordenone.
Purtroppo, anche Elisabetta non visse a lungo. Con il terzo matrimonio, avvenuto nel 1533 con Elisabetta de Frescolini, l’unione portò una dote consistente – 200 ducati e beni mobili -, e confermò la capacità del pittore di legarsi a famiglie influenti e di consolidare il proprio status.
Parallelamente alla carriera artistica, il Pordenone costruì un vero patrimonio fondiario. Tra il 1515 e il 1537 mise a frutto i suoi soldi e acquistò terreni agricoli a Pordenone e dintorni, un campo presso Aviano, una proprietà a Venezia, un mulino (1529) e un secondo mulino ottenuto in feudo (1533).
Per gestire questi beni durante le lunghe trasferte di lavoro, nominò vari procuratori, tra cui il fratello Baldassare e il cognato notaio Pier Antonio de Frescolini. Essendo benestante e rinomato per la sua arte, grazie all’intercessione del protonotario pordenonese Girolamo Rorario, nunzio apostolico in Ungheria, il re Giovanni Zapolya concesse al Pordenone e ai suoi discendenti il titolo ereditario di cavaliere (24 aprile 1535). Con questo documento, De Sacchis otteneva pure uno stemma.
I figli e nipoti del pittore assunsero il cognome Regillo e nel 1603 furono ufficialmente aggregati alla nobiltà cittadina di Pordenone, grazie alla documentazione dei privilegi ottenuti dal loro illustre antenato.
La vicenda economica del Pordenone mostra un artista tutt’altro che isolato o bohemien e rappresenta la chiave per comprendere come un pittore del Rinascimento potesse trasformare il talento in mobilità sociale, fino a raggiungere la nobiltà. La sua figura riunisce così arte, economia e società in un unico percorso e restituisce al Pordenone tutta la complessità di una figura pienamente rinascimentale.
Articolo tratto da:
- Andrea Benedetti, La fortuna economica del Pordenone (1483-1539) e quattro documenti inediti, in “Il Noncello”, 17 (1961), pp. 56-70
Pordenonese, classe 1992. Ho conseguito il dottorato di ricerca in Studi storici tra l’Università di Padova, Ca’ Foscari di Venezia e l’Università di Verona. Mi sono laureato con una tesi sul rapporto tra Ca’ Foscari e la Dalmazia, vincitrice del Premio “Maria Cavallarin” 2020 dell’Ateneo Veneto di Scienze, Lettere e Arti. Mi piace pensarmi come uno spettatore di eventi che un giorno saranno considerati storia. Per questo scrivo con passione per le mie amate Radici.