Conoscenza in Festa è un festival che stimola la creatività di tutti i partecipanti e mediante cui viene diffusa cultura in tutta la città di Udine. Grazie anche all’Università di Udine, il pubblico ha avuto l’occasione di assistere a interventi molto interessanti, tra dibattiti su progetti e idee innovative, presentazioni di libri con autori, eventi interattivi e molto altro che hanno contribuito a creare un’atmosfera speciale tra le vie della città.

Anche Friuli Eat era presente al festival, e vi vuole raccontare qualcosa su due eventi in particolare.

Il primo faceva parte delle cosiddette Botteghe del sapere: “Tutti i geni del caffè“. Fabio Marroni dell’Istituto di Genomica Applicata, ricercatore dell’UNIUD, ci ha accompagnati in un viaggio alla scoperta del caffè seguendo le tracce del suo genoma. Il caffè ha origine in Etiopia, ma poi ha iniziato a diffondersi in tutto il mondo, diventando una bevanda amata e bevuta da moltissime persone, e creando un volume d’affari di enormi dimensioni. Il prodotto, infatti, è ai primi posti per valore economico, insieme a petrolio, acciaio e grano, fatto sottolineato dall’economia di molti paesi, dipendenti strettamente dalle esportazioni di caffè. In Friuli-Venezia Giulia il caffè arrivò nel ‘700, e anche se, ovviamente, non è diventato un prodotto tipico per questioni climatiche e territoriali, la nostra regione ha iniziato a specializzarsi dal punto di vista delle torrefazioni, che grazie alla città di Trieste guadagnarono presto fama e diedero inizio alla tradizione dell’espresso italiano. Il caffè di Trieste è celebre in tutta la nazione e non solo, diventando famoso anche grazie al linguaggio che la città ha inventato per definire le varianti dell’espresso.
La produzione mondiale di caffè si divide in arabica e robusta. Durante “Tutti i geni del caffè” si è parlato di come l’arabica può essere soggetta a una malattia come la ruggine, che crea gravi danni nei climi più umidi e richiede parecchi trattamenti. Ciò comporta che le superfici coltivate si stiano contraendo, mentre la domanda generale del prodotto continua ad aumentare. La soluzione proposta dall’IGA è quella di intervenire a livello genetico, ricercando i genomi di Coffea arabica, comprendendone i comportamenti e individuando i geni che conferiscono una certa resistenza alla malattia in questione. Un innovazione, per così dire, scientifica, che svela gli orizzonti per una produzione più sostenibile, economica e salutare per l’uomo e per l’ambiente. Tutto ciò è stato confermato da Hausbrandt Caffè, azienda triestina presente all’evento per illustrare le modalità corrette per acquisto, conservazione, uso e consumo di un buon caffè.

Friuli Eat ha partecipato, poi, anche a “Raccontare il vino tra innovazione e tradizione“, presso Lino’s & Co., uno spazio per coltivare l’innovazione fra i professionisti della grafica, della comunicazione e del design. All’evento, realizzato in collaborazione con The Winefathers, una piattaforma che consente di far sviluppare ai più innovativi vignaioli italiani delle relazioni quasi “familiari” per i loro progetti, ha partecipato Federico Nassivera, docente UNIUD. Egli ha illustrato, dopo aver chiarito alcuni aspetti teorici sulla comunicazione, come sia cambiato il modo di comunicare delle aziende vitivinicole. In Friuli-Venezia Giulia, il vino è uno dei prodotti più amati e valorizzati, basti pensare che la media delle dimensioni delle aziende presenti è equivalente ai 3 ettari, contro un 1,8 di media italiana. Fino a non molto tempo fa, però, la comunicazione di queste aziende era molto timida e statica. Con l’avvento dei social media, invece, si è sviluppato un nuovo modo di comunicare, moderno e innovativo, che consente alle aziende di mostrare la loro “facciata” al pubblico, facendosi conoscere da tutti. Le aziende, pertanto, stanno cercando di cavalcare lo sviluppo del turismo enogastronomico diventando delle protagoniste anche a livello comunicativo; Nassivera afferma, tuttavia, che “è essenziale che l’emittente del messaggio comunicativo (l’azienda) sia in grado di produrre un messaggio facilmente comprensibile dal ricevente (il consumatore). Pertanto, è fondamentale l’attività di monitoraggio del web e l’affiancamento di persone competenti al fine di produrre una comunicazione efficace”.
In seguito, Luca Comelli, CEO di The Winefathers, ha illustrato il funzionamento della piattaforma da lui ideata, che è volta a valorizzare numerosi progetti di vignaioli italiani ambiziosi e volenterosi di evidenziare le tradizioni più importanti della cultura enogastronomica italiana. Poi, il vignaiolo Marco Cecchini, primo ad aderire alla wine family, ha illustrato la sua esperienza e trasmesso le sue opinioni sul mondo del vino al giorno d’oggi. La parola chiave per lui è downshifting: le aziende vitivinicole, soprattutto friulane, dovrebbero concentrarsi a produrre del vino di qualità, anche se in quantità ridotte, al fine di migliorare e valorizzare nel modo corretto l’infinito patrimonio enogastronomico regionale. Una degustazione offerta proprio dall’azienda vinicola Cecchini Marco ha concluso l’evento.

 

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