Poffabro: la bellezza della spontaneità

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Picchia il fabbro sull’incudine, scalda l’aria la forgia. Il rumore del martello che incontra il metallo da lavorare si propaga per la valle, scende la montagna seguendo le anse del fiume, arriva fino alla pianura. È il torrente Colvera a sancire il legame che unisce Poffabro a Maniago, un legame fatto di sudore, ferro e fatica.

Anche se oggi è Maniago a fregiarsi del titolo di “città del coltello”, è probabile che l’origine dell’arte fabbrile in val Colvera sia da attribuire al borgo di Poffabro, un tempo capoluogo e ora frazione del comune di Frisanco. D’altronde l’origine del toponimo sembra lasciare veramente pochi dubbi: è del 1339 la menzione dell’abitato di Prafabrorum, ossia “il prato dei fabbri”, in una sentenza arbitrale.

La storia però ci consegna l’immagine di una Poffabro umile, semplice, isolata, dove la vita è sempre stata tutt’altro che facile, tanto che furono i suoi stessi abitanti a chiedere alla Serenessima di essere esentati dalla tasse in quanto “Commun poverissimo“. Da alcuni documenti della Curia di Udine emerge anche come a metà del Seicento il paese fu teatro di un processo per stregoneria istituito dalla Santa Inquisizione, tanto da venire definito “nido particolar delle strege” in uno degli scritti riguardanti l’istruttoria.

Non è nella storia che però va ricercata la bellezza di Poffabro, ma nella tempra dei suoi abitanti: ciò che colpisce il turista non è la magnificenza, bensì la discrezione, l’essenzialità, la semplicità. Il fascino delle case in pietra con i loro ballatoi di legno, disposte in schiere o in corti chiuse, è un fascino silenzioso, che non ha bisogno di risaltare in maniera prepotente nel singolo, ma come un insieme di perfetta organizzazione. Ogni edificio, ogni piccola costruzione, sembra emanare un’umanità antica, quasi perduta.

L’intero borgo è un perla rara, un esempio quasi unico di continuità e armonia con la calma placida del bosco e delle montagne circostanti. L’assenza di palazzi sgargianti e signorili non si esprime come un difetto, anzi contribuisce ad evidenziare la cura e l’efficienza con cui sono stati realizzati ogni scala, ogni pilastro, ogni arco di sasso, ogni piccolo particolare.  Nelle parole del pittore Armando Pizzinato, Poffabro è l’esempio di architettura spontanea più razionale e fantasiosa delle nostre Prealpi. Non c’è da sorprendersi che rientri nel novero dei Borghi più belli d’Italia.

A confermare tutto questo, anche sotto il profilo religioso il paese e i suoi dintorni non vantano grandi chiese di pregevole valore artistico, ma piuttosto un significativo patrimonio di capitelli votivi e chiese minori. Anche la chiesa parrocchiale di San Nicolò rivendica questa concezione essenziale della fede, pur essendo di gran lunga l’edificio di maggiori dimensioni del paese, dominandolo con il candore della sua facciata. Al suo interno notevoli le sculture lignee ad opera di Giacomo Marizza e l’altare ligneo seicentesco. Merita una visita anche il Santuario della Beata Vergine in località Pian delle Merie, eretto nel 1873 e dall’evidente stile neoclassico.

Poffabro è anche il punto di partenza ideale per escursionisti e bikers, che possono affrontare i numerosi itinerari che si snodano sui versanti del Monte Raut o che portano verso Maniago e la Valcellina; e passaggio obbligato per i molti ciclisti che si cimentano nella scalata alla Forcella di Pala Barzana. Il paese si trova inoltre nel territorio protetto dal Parco Naturale delle Dolomiti Friulane: un attrezzato centro visite è ospitato nel palazzo dell’ex-latteria locale, oggi anche sede di una mostra permanente sull’attività delle malghe della zona circostante.

Un buon periodo per visitare Poffabro è sicuramente la seconda metà di dicembre, quando i presepi abbelliscono i balconi e le finestre delle case, avvolgendo il paese in un’atmosfera ancor più magica.

 

 

 

 

 

 

 

 

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