La chiesa della Sacra Famiglia non è tra le costruzioni religiose più note di Pordenone, e forse per questo c’è qualcosa di bello nella sua discrezione. Si trova in viale Cossetti, immersa in una cortina di negozi e abitazioni: accanto a un negozio di giocattoli e a un ristorante, la sua insegna, più che la facciata di una chiesa, sembra quella di un negozio come gli altri.  

L’edificio fu progettato alla fine degli anni Sessanta, quando la parrocchia di San Giorgio decise di ampliare gli spazi destinati alle celebrazioni realizzando una nuova rettoria urbana lungo una delle principali vie cittadine. La funzione religiosa viene esercitata attraverso pochi elementi essenziali.

L’incarico di progettare il nuovo edificio fu assegnato all’architetto Alberto Baldan, il quale interpretò lo spirito della riforma liturgica con un linguaggio moderno ed essenziale. Più che alla decorazione, Baldan pensò alla forza dello spazio, alla qualità della luce, alle proporzioni, rendendo l’architettura stessa parte integrante dell’esperienza liturgica. 

L’edificazione della Sacra Famiglia si colloca in un momento di profondo rinnovamento dell’architettura religiosa. A partire dagli anni seguenti il Concilio Vaticano II (1962-1965), la progettazione dei nuovi templi iniziò, infatti, a privilegiare la partecipazione attiva dei fedeli, superando l’impostazione più monumentale che aveva contraddistinto tante chiese del passato. 

L’altare divenne il centro della celebrazione e l’intero spazio liturgico venne organizzato affinché l’assemblea potesse sentirsi parte integrante del rito. Questi principi sono a pieno realizzati nella chiesa della Sacra Famiglia, in cui l’architettura si trasforma in un mezzo capace di orientare il movimento, lo sguardo e la partecipazione dei fedeli alla celebrazione.

Il porticato di ingresso è l’elemento che separa il caos urbano dallo spazio religioso, accompagnando il visitatore fino all’altare. Il pavimento si inclina progressivamente verso il presbiterio e il soffitto si apre raggiungendo la sua massima altezza all’altare, illuminato dall’alto. 

L’inclinazione del pavimento non soddisfa un’esigenza strutturale, ma costituisce una precisa decisione di progetto: l’architetto Alberto Baldan volle che tutta l’aula accompagnasse il movimento dei fedeli verso il presbiterio, con l’altare al centro. 

Ne venne che la direzione verso l’altare si fa spontanea, come una conseguenza quasi inevitabile; e la partecipazione dell’assemblea alla liturgia ne viene potenziata.

L’interno di matrice brutalista è rimasto volutamente spoglio e minimalista. Questo linguaggio artistico è un tratto peculiare della chiesa. Spicca su tutto il termine non derivante dal concetto di “architettura cruda”, bensì dalla voce francese “béton brut”, cioè calcestruzzo grezzo

Anche l’illuminazione naturale ha una funzione determinante. La copertura lascia penetrare dalla parte superiore la luce che si diffonde progressivamente all’interno dell’aula. Tale disposizione non è casuale e l’orifizio superiore alla copertura coincide con l’altare, che così riceve l’illuminazione massima. 

La luce reca così in qualche modo la sua parte alla formazione del complesso architettonico. L’illuminazione è in grado di incanalare lo sguardo verso il presbiterio e di enfatizzarne il valore simbolico.

In questo genere architettonico, affermatosi a partire dal secondo dopoguerra, si trattava di valorizzare la struttura dell’edificio, lasciando i materiali a nudo e rinunciando a qualsiasi supplemento decorativo.

Di recente, grazie al contributo della Scuola Mosaicisti del Friuli, è stato deciso di collocare dietro l’abside un grande mosaico. 

L’interno presenta pareti di calcestruzzo grezzo, poche superfici rifinite e un ordine che privilegia la funzione religiosa. L’architettura sorprende per la sua impostazione, poiché ricorda quella di un teatro o un vecchio cinema. Il pavimento inclinato ricorda la platea del Capitol, mentre la balconata – usata come posti a sedere per i fedeli – richiama la storica Sala Grande di Cinemazero

Nonostante non possieda il valore monumentale delle chiese storiche di Pordenone, la Sacra Famiglia rappresenta un esempio interessante di architettura religiosa contemporanea. 

La sua capacità di inserirsi con discrezione nel contesto urbano rende questa chiesa un piccolo gioiello pordenonese unico nel suo genere: d’altronde, chi di voi ha mai visto una chiesa vicino ad un negozio di giocattoli?