Il castello di Montereale Valcellina, oggi in rovina e visitabile grazie ad un agevole sentiero, fu nei secoli un modesto fortilizio posto sulla sommità del colle all’entrata della Val Cellina, probabilmente con funzione di vedetta piuttosto che con compiti di difesa del territorio circostante.

Il primo documento relativo al castello è del 1203, quando il vescovo di Concordia ne diviene proprietario impegnandosi a trovare un feudatario in grado di amministrarlo. Nel 1213 Varnero, Albertino e Odorico da Montereale, originari della Val di Croda, divennero i feudatari del castello. Da questo documento in avanti la famiglia dei Montereale legherà le proprie vicende al castello per secoli.

Già meno di quarant’anni dopo, nel 1241, il castello di Montereale subirà un assalto da parte di Oluardo di Maniago, aiutato da dei componenti della famiglia scontenti. Nel 1290 addirittura, dopo che un certo Sibello da Montereale ospitò dei cittadini  banditi da Sacile, probabilmente vicini alla Serenissima, il patriarca di Aquileia stesso, Raimondo della Torre, pose sotto assedio le mura del castello che venne tolto solo grazie all’azione diplomatica dell’allora conte di Spilimbergo Walterpoldo, con cui Sibello aveva degli stretti rapporti di stima ed amicizia.

Agli inizi del secolo successivo la pedemontana è attraversata da continui scontri tra i signori locali di Pinzano, Maniago, Toppo e appunto Montereale. Tali combattimenti erano causati dalla fragilità del contesto politico della Patria del Friuli i cui principi non erano in grado di controllare le ambizioni dei nobili locali e la crescente cupidigia dei vicini.

Sarà proprio un notabile locale, Bianchino da Porcia, probabilmente ispirato dal Patriarca che vedeva nei Montereale dei possibili traditori vicini alla Serenissima, che nel 1346 assedierà con successo e in seguito razzierà il castello di Montereale Valcellina. Anche se non definitamente distrutta, la fortezza sembra perdere negli anni successivi centralità nello scacchiere locale, venendo citata solo in occasione delle investiture feudali.

Tuttavia è interessante notare come nel 1411, quando le truppe dell’imperatore Sigismondo entrarono nelle terre friulane, per anticipare una mossa veneziana, pure Montereale risultò prendere parte alle ostilità. Mentre l’esercito imperiale imperversava nei territori patriarcali trovò resistenza nella rocca di Montereale e nel castello di Torre e ad ogni loro difensore vennero strappati un occhio e tagliata una mano.

L’abbandono definitivo avvenne probabilmente più tardi, in concomitanza a quello della fortezza di Maniago, a causa dei terremoti del 1511 e del 1575. A riprova di ciò Girolamo da Porcia ne Descrittione della Patria del Friuli riguardo al castello dirà solamente che era “rovinato”.

Con l’abbandono nel XVI secolo si conclude così la turbolenta storia del Castrum Montis Regalis, simile a quella di molte altre roccaforti friulane.

 

Per approfondire:

  • Montreal, Società Filologica Friulana, Pasiano di Prato, 2023 pp. 157-183