Di recente è stata allestita in Casa Cavazzini a Udine una mostra dedicata ai grandi movimenti artistici dell’età contemporanea partendo dall’impressionismo fino ad arrivare all’astrattismo, offrendo ai visitatori la possibilità di esplorare concretamente il processo di evoluzione del linguaggio figurativo che ha portato l’arte a manifestarsi come si presenta oggi.
Arrivata dal Kunst Museum di Winterthur in Svizzera, la mostra presenta più di 80 opere di maestri dell’arte moderna come Van Gogh, Monet, Picasso, Kandinsky, Magritte e de Chirico: attraversando movimenti intermedi come il postimpressionismo, il surrealismo e il cubismo.
Tutti questi grandi movimenti sono accomunati non dal loro modo di raffigurare la realtà, ma dal modo in cui la reinventano: ciò ci permette di osservare coi nostri occhi come l’arte, gradualmente, si allontana dalla rappresentazione della realtà concreta e visibile fino a raffigurare il mondo dal punto di vista di chi lo sta rappresentando, perciò l’arte diventa il ritratto dell’esperienza soggettiva del mondo reale.
Il cambiamento che si osserva lungo il tragitto della mostra non è radicale, bensì graduale dando modo ai visitatori di studiare attentamente come l’arte diventa instabile: durante questo percorso cambia il ruolo dello spettatore.
L’opera, di cui esistono numerose copie (una delle quali conservata a Boston) posta come manifesto della mostra è il Ritratto di Joseph Roulin di Vincent Van Gogh (1853-1890). Il quadro venne dipinto negli ultimi anni di vita di Van Gogh nel 1888 e raffigura il postino di Arles, e amico, Joseph Roulin che spesso ha assistito l’artista durante i suoi momenti di crisi.
Sono diversi i ritratti che raffigurano l’amico di Van Gogh e tutti loro sono accomunati dall’uniforme da postino e dallo sguardo accomodante del soggetto che ci fa capire subito che egli fosse una persona a lui cara nell’ultimo periodo di vita dell’artista.
Lo “sguardo accomodante” del soggetto non è il risultato di una resa realistica, ma una costruzione che nasce dalla percezione personale dell’artista. Van Gogh non mira a riprodurre fedelmente il volto di Roulin, bensì a restituirne una presenza emotiva, privilegiando l’espressione interiore rispetto alla somiglianza fisica.
In questo caso risulta più rilevante l’abilità di Van Gogh nel rappresentare i suoi soggetti non per come appaiono, ma per come vengono percepiti dall’artista, piuttosto che la sua attenzione alla resa fedele dell’immagine e dei tratti fisionomici.
La relazione personale con Joseph Roulin può spiegare l’uso intenso e innaturale del colore e una pittura che supera l’oggettività, trasformando il ritratto in una manifestazione emotiva.
L’opera non richiede allo spettatore un semplice riconoscimento del soggetto, né un’osservazione puramente descrittiva, ma lo invita a coglierne lo stato d’animo e la dimensione interiore. In questo senso, il visitatore è chiamato a oltrepassare la rappresentazione oggettiva, entrando in una relazione emotiva mediata dall’opera stessa.
Questo atteggiamento anticipa il cambiamento che caratterizza il resto del percorso espositivo, in cui l’arte si allontana progressivamente dalla realtà visibile per coinvolgere sempre più attivamente lo spettatore nel processo interpretativo. Proseguendo nel percorso espositivo, la richiesta di coinvolgimento emotivo diventa sempre più intensa.
Con l’arrivo dell’astrattismo nei primi anni del ‘900, la rappresentazione della realtà visibile perde definitivamente il suo ruolo centrale, fino a scomparire del tutto, lasciando spazio a forme, colori e linee che non rimandano più a un soggetto riconoscibile.
Piet Mondrian realizzò nel 1930 “Composizione con rosso, blu e giallo” che segna l’abbandono definitivo della rappresentazione figurativa: in un’opera astratta come questa il colore e la forma diventano i mezzi di cui si serve l’artista per comunicare qualcosa che deve essere lasciato intendere allo spettatore.
La mostra di Casa Cavazzini non si limita a presentare una serie di movimenti artistici, ma guida il visitatore in un viaggio di trasformazione del proprio sguardo. Dalla carica emotiva di Van Gogh fino all’astrazione, l’arte smette di essere solo una finestra sul mondo esterno e diventa uno spazio di riflessione interiore. In questo processo, lo spettatore non è più un semplice osservatore, ma diventa un interprete, invitato a dare significato all’opera attraverso la propria esperienza.

Nato il 16 agosto 2006 a Crotone. Mi sono diplomato presso il liceo Leopardi-Majorana e attualmente frequento la facoltà di lettere antiche presso l’Università degli Studi di Udine.