Diverse sono le aziende che hanno contribuito allo sviluppo del territorio pordenonese, rendendolo uno dei poli industriali più importanti del Nord-Est. Accanto a realtà note come Electrolux, Zanussi e Savio, merita di essere ricordata anche la Ceramica Galvani.
La Galvani rappresenta una delle realtà produttive più longeve del territorio e racconta una storia che attraversa oltre un secolo e mezzo di vita industriale pordenonese. Fondata da Giuseppe Galvani agli inizi dell’Ottocento, l’azienda venne successivamente sviluppata e tramandata di generazione in generazione. Nel 1855 i fratelli Giorgio e Giuseppe Galvani ereditarono l’azienda: essi furono i primi a utilizzare il simbolo del galletto.
Il logo del galletto divenne, da quel momento, il marchio di fabbrica della Galvani che la rendeva riconoscibile con una propria immagine. Un logo come questo garantiva la riconoscibilità commerciale del prodotto, pertanto era possibile distinguerlo dagli altri per la sua qualità. Il gallo non era solo un’immagine che ha per pochi anni accompagnato il prodotto, bensì un simbolo identitario tramandato attraverso le diverse generazioni della famiglia Galvani. Ad oggi, per gli storici dell’arte e collezionisti, il gallo presente sulle ceramiche permette di datare il prodotto, dal momento che il logo ha subito variazioni del tempo. Il simbolo non ha perso la sua autenticità, ha soltanto subito una variazione stilistica.
Dopo il grande incendio del 1921, la manifattura venne ricostruita secondo criteri moderni, ampliando notevolmente la propria produzione. Fu proprio negli anni Venti e Trenta che la Galvani raggiunse il suo periodo di massimo splendore artistico.
Sotto la direzione di Angelo Simonetto, la fabbrica abbandonò progressivamente la produzione più tradizionale per avvicinarsi ai nuovi linguaggi artistici del Novecento. Decorazioni dipinte, forme geometriche e motivi modernisti resero le ceramiche Galvani innovative e immediatamente riconoscibili. In questi anni collaborarono con la manifattura artisti importanti come Giacomo Balla, Anselmo Bucci, Armando Pizzinato e Ruffo Giuntini.
Questo è il punto in cui l’azienda arrivò alla sua massima produttività: il numero degli operai quasi triplicò e le vendite conobbero una forte espansione. Ciò che a quel punto rese la Galvani così competitiva nell’industria fu la perfetta unione tra la qualità del prodotto e dall’estetica.
Grazie all’influenza dei movimenti artistici delle avanguardie, le produzioni cambiarono le decorazioni adattandosi al gusto estetico dell’epoca. Acquistare un prodotto marchiato Galvani implicava possedere un utensile di qualità che aderisce al gusto estetico influenzato da nuove espressioni artistiche. Le ceramiche Galvani univano dunque funzionalità ed eleganza, fornendo agli acquirenti un prodotto di qualità e facilmente riconoscibile.
Ciononostante l’azienda dopo la seconda guerra mondiale attraversò una fase di progressivo declino. In quegli anni il mondo dell’industria subì un forte cambiamento: le fabbriche iniziarono a privilegiare produzioni più rapide ed economiche. Oltre a questo, cambiò anche il gusto artistico. L’azienda non riuscì tuttavia ad adattarsi a questi cambiamenti: faticò ad adattarsi ai nuovi modelli produttivi e ai mutamenti del gusto estetico. Questa serie di difficoltà portò la Galvani a chiudere nel 2000.
Nonostante le difficoltà e la definitiva chiusura la Ceramica Galvani rappresenta ancora oggi una delle testimonianze più significative della storia industriale e artistica del territorio pordenonese. I suoi manufatti sono conservati da collezionisti, musei e storici dell’arte come esempio dell’incontro tra produzione industriale e ricerca estetica nel Novecento italiano.
Per approfondire:
- Alessandro Rosa, La ceramica Galvani di Pordenone: storia e sviluppo di una manifattura, Pordenone Fiere, 2004.
Nato il 16 agosto 2006 a Crotone. Mi sono diplomato presso il liceo Leopardi-Majorana e attualmente frequento la facoltà di lettere antiche presso l’Università degli Studi di Udine.