Poiché qualche giornale del di fuori, bene o male informato, ha voluto svelare il segreto, è giusto e doveroso che anche il foglio cittadino faccia conoscere ai Pordenonesi e additi alla loro ammirazione l’opera di un giovane, il signor Aldo Savio, certamente destinato ad acquistare un titolo di grande merito nella nuovissima e suggestiva scienza dell’ aviazione. Merito grandissimo poi quando si pensi che l’opera geniale, frutto di tanti mesi di lavoro, di studi e di sacrifici pecuniari, egli seppe condurla a compimento col solo aiuto di un altro nostro benemerito concittadino, il sig. Antonio Zanette, proprietario dello Stabilimento per la lavorazione del Legno di Via S. Giacomo, che fornì al Savio aiuto materiale e mezzi da altri rifiutati. Chi scrive queste poche righe ebbe la rara fortuna di poter visitare il nuovo aeroplano ideato dal Savio, denominato «Monoplano Savio-Zanette» e, a quanto ci si disse, già coperto da brevetto. L’apparecchio elegantissimo presenta ‘nelle sue linee generali i caratteri del monoplano Blériot; però le innovazioni e modificazioni importantissime e sostanziali in esso introdotte lo renderanno certamente un tipo originale e completamente a sé. Caratteristica principale e di somma importanza per la stabilità dell’apparecchio è la collocazione del pilota al disotto delle ali, su un seggiolino sospeso a guisa di pendolo e regolante, per effetto dei suoi spostamenti automatici, la manovra del gauchissement. I timoni di direzione, di doppio sistema ed assolutamente indipendenti, sono collocati verso l’estremità ed al disotto delle ali, mentre la coda presenta tali innovazioni da riuscire un tipo assolutamente nuovo; si pensi che la sua superficie può essere variata con una manovra contemporanea a quella che governa il timone di profondità. Tutti i movimenti sono comandati da una unica leva; il peso dell’apparecchio, senza motore ed annessi, è di 98 kg. L’areoplano Savio-Zanette volerà? Non è il caso di poter dare una precisa risposta; è però opinione di chi scrive che l’apparecchio abbia tutti i requisiti per dar ottimi risultati; è certo che anche un primo risultato negativo non potrà e non dovrà in alcun modo scoraggiare il geniale inventore. Entro la prima quindicina di Gennaio il monoplano sarà probabilmente provato al volo con un motore Anzani da 25 HP. Auguriamo ai sigg. Savio e Zanette che i risultati sieno tali da coronare degnamente la loro opera e da recare un nuovo lustro al nome della nostra già rinomata città.

  • Il Tagliamento, 31 dicembre 1910

Non sappiamo se il “Savio-Zanette”, chiamato dal suo costruttore “Aeroplano Aldo Savio n.1“, sia mai riuscito davvero a volare. Tuttavia la notizia ci permette di capire quanto l’aviazione accendesse l’immaginazione collettiva all’inizio del Novecento. In quegli anni l’aeroplano non era ancora un mezzo comune o industriale, ma un simbolo di progresso e modernità, capace di trasformare tecnici, meccanici e inventori in figure quasi leggendarie agli occhi dell’opinione pubblica.

Dopo i primi esperimenti dei fratelli Wright nel 1903 e soprattutto dopo l’impresa di Louis Blériot sulla Manica nel 1909, l’Europa fu travolta da una vera “febbre dell’aria”. Volare sembrava l’inizio di una nuova epoca. Giornali, esposizioni e manifestazioni pubbliche alimentarono l’entusiasmo popolare, mentre imprenditori e investitori finanziavano scuole di volo, officine e campi d’aviazione in molte città europee.

Anche Pordenone volle partecipare a questa corsa verso il futuro. Qualche mese prima dell’annuncio del monoplano “Savio-Zanette”, nell’estate del 1910 era stata individuata alla Comina un’area destinata all’aviazione e il 7 agosto era stata aperta la prima scuola civile di volo italiana, conosciuta anche all’estero. L’inaugurazione attirò oltre trentamila persone. La città iniziò così a costruirsi una nuova immagine pubblica, tanto da essere celebrata nelle cartoline dell’epoca come “città degli aviatori”.

Il progetto del “Savio n.1” nacque proprio dentro questo clima di entusiasmo tecnico e civile. L’aereo venne costruito con materiali leggeri come legno e tela, quando l’aviazione era ancora un’attività quasi artigianale. Prima della standardizzazione imposta dalla Grande Guerra, molti velivoli erano pezzi unici: macchine create in piccole officine grazie all’iniziativa personale, all’ingegno locale e alla collaborazione tra artigiani e imprenditori.

L’innovatività in questo settore era un elemento fondamentale: qualche settimana dopo l’annuncio, Savio, chiedendo un contributo per la realizzazione del motore, fu ricevuto da re Vittorio Emanuele III con cui si intrattenne per mezz’ora ottenendone l’appoggio per la realizzazione finale.

Perciò questo monoplano aveva un valore che andava oltre l’aspetto tecnico. Per la stampa locale rappresentava la prova che anche una città di provincia poteva affacciarsi alla modernità partecipando a una delle grandi avventure del tempo. Più che un semplice aeroplano, diventava il simbolo di un territorio che cercava nel volo un modo per immaginare il proprio futuro e conquistare, almeno idealmente, un posto nel cielo del progresso.


Per approfondire:

  • G. Zorzit, I Campi d’Aviazione della brughiera pordenonese, a cura di Daniele Antonimi, Arti Grafiche Cosarini, Pordenone, 1970;
  • AA. VV., Storia dell’Aviazione. Profili di aerei militari dal 1919 al 1939, Fabbri, Milano, 1973;
  • Associazione Arma Aeronautica, Sezione di Pordenone, Scienza e tecnica del volo nel 70esimo anniversario della scuola di volo de la Comina, GEAP, Pordenone, 1979.
  • Un nuovo tipo d’aeroplano costruito a Pordenone da Pordenonesi, “Il Tagliamento”, 31 dicembre 1910.
  • Sul nuovo tipo di aeroplano, “Il Tagliamento”, 7 gennaio 1911.
  • Un concittadino che si fa onore, “Il Tagliamento”, 28 gennaio 1911

Foto: ricostruzione IA secondo la descrizione dell’articolo del 31 dicembre 1910.