Uno dei percorsi più semplici per raggiungere il paradiso è probabilmente quello che ci fa versare qualche sorso di vino nel bicchiere. Chiunque abbia mai assaggiato il Torchiato di Fregona, ne è sicuramente testimone.

Avete presente quella sensazione di totale appagamento che si prova quando si porta alla bocca qualcosa di delizioso? Quel brivido che si percepisce quando stuzzichiamo le nostre papille gustative?
L’approccio a questo vino è un’esperienza del genere, vuoi per l’equilibrio fra la dolcezza e il tenore alcolico, vuoi per la sua aromaticità o per l’ampia gamma di abbinamenti possibili.

Si tratta di un vino che deve il suo nome al processo di torchiatura cui è sottoposto. Il procedimento con cui si ottiene è piuttosto laborioso: i grappoli di tre diverse uve bianche, il Glera, il Verdiso e il Boschera (un vitigno ormai quasi scomparso), ma anche di una piccola parte di Bianchetta, vengono recisi dalle piante già maturi, per essere poi lasciati ad appassire su graticci o cordicelle in luoghi ben arieggiati e asciutti. Dopo qualche mese di appassimento, secondo tradizione nella settimana di Pasqua, gli acini d’uva appassiti vengono pressati sotto al torchio, un antico strumento di pigiatura del vino che consente una giusta estrazione del mosto da uve appassite, impossibile per mezzo delle normali pigiatrici, e il mosto così ottenuto viene lasciato fermentare in piccole botti di rovere e acacia per circa altri 6 mesi.
La tradizione vuole che in seguito, precisamente il 2 agosto, che secondo i riti pagani è il giorno dedicato alla virilità, gli uomini procedano all’assaggio del vino, un momento che permette di comprendere come il vino sta maturando e regolare eventualmente il processo di fermentazione, per poi essere trasferito nuovamente in piccole botti dove il vino resterà a maturare fino alla primavera successiva, quando verrà imbottigliato e stappato per le festività pasquali.

Il risultato di questa lavorazione è un vino liquoroso di prelibata qualità, dolce-amaro, ricco di alcool e gustosissimo. Un vino dal colore giallo dorato, come il miele, in cui si riconoscono i sentori di miele, frutta secca e vaniglia. Estremamente equilibrato al gusto, pur nell’ampia gamma di profumi e sapori che sa sprigionare al momento dell’assaggio, grazie al perfetto equilibrio fra la componente acida, alcolica e zuccherina. Un gusto lunghissimo in bocca, che termina con un piacevole retrogusto dolce-amaro, sua caratteristica distintiva. Un capolavoro enologico.

Il segreto per realizzare un prodotto così straordinario sta tutto nell’abilità dei diversi produttori della zona di Fregona, che da anni si tramandano di padre in figlio la ricetta di questo successo. Nonostante questa resti un segreto di famiglia, alcune attenzioni fanno palesemente la differenza: l’accurata selezione a mano degli acini più indicati, sia al momento della vendemmia che al momento della torchiatura, in cui vengono eliminati quelli ormai soggetti a sovramaturazione o a muffe, e il rispetto per il ciclo di appassimento del’uva, che avviene lentamente e secondo natura.

Solo così si ottiene il vero Torchiato di Fregona. Un vino raro, da meditazione. Da servire con pasticceria secca, magari a base di mandorle, ma che si esalta negli abbinamenti a pietanze più complesse, come i formaggi erborinati.

Se siete di passaggio o in zona, non esitate a fermarvi a gustare questa prelibatezza.
Potreste assicurarvi un biglietto per il paradiso.

(Photo: angelodaros.it)

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