Diversi sono stati i luoghi della penisola italiana che hanno conosciuto l’arte e la pittura del Pordenone, dal Friuli a Roma, dove fu seguace della maniera di Raffaello e Michelangelo, dall’Umbria a Venezia, da Genova fino a Cremona: proprio all’interno del duomo della città, la cattedrale di Santa Maria Assunta, si nascondono alcune delle sue opere meglio riuscite.

Definita la «Cappella Sistina dell’Italia Settentrionale», la cattedrale di Cremona presenta un ciclo di affreschi che adorna le pareti, e il coro della navata maggiore rappresenta uno dei massimi capolavori del primo Rinascimento lombardo. Al pari degli affreschi michelangioleschi il cantiere cremonese si trasformò ben presto in un vero e proprio laboratorio artistico, di ricerca stilistica ed espressiva per numerosi artisti delle generazioni successive, che qui appresero i fondamenti necessari all’elaborazione di una nuova stagione di sperimentazione pittorica, quale fu il secondo Cinquecento.

Al termine della dominazione veneziana, con il rientro in città di Massimiliano Sforza, celebrato da un’iscrizione collocata sotto gli affreschi del primo arcone di sinistra, seguì una vivace e produttiva ripresa dell’attività artistica: nel 1506 Boccaccio Boccaccino dipinse gli affreschi del catino absidale con Il Redentore tra i Santi Imerio, Marcellino, Omobono e Pietro Esorcista e, un anno dopo, portò a compimento l’Annunciazione sulla fronte dell’arco che introduce al presbiterio. Il ciclo pittorico che narra le Storie della Vergine e del Cristo che si snoda lungo le pareti al di sotto del matroneo e sulla controfacciata fu iniziato nel 1514, affidato nuovamente a Boccaccino, ormai caposcuola del classicismo padano. Egli affrescò le prime otto scene, mentre i due episodi successivi, l’Adorazione dei Magi La presentazione al Tempio, furono realizzati nel 1516 da Gianfrancesco Bembo. Altobello Melone terminò le Storie della parete di sinistra, lasciando l’ultima scena, Gesù tra i Dottori, nuovamente a Boccaccino (1518) e raffigurando i primi cinque riquadri con episodi della Passione.

Nel 1519 Girolamo Romanino cominciò a rappresentare i quattro episodi seguenti, ma nel 1520 gli subentrò il friulano Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone che affrescò le ultime tre storie della parete di destra e, sulla controfacciata, la grande Crocifissione e la Deposizione sottostante. Il ciclo pittorico venne completato nel 1529 con la Resurrezione di Bernardino Gatti. Dovuti all’opera del Pordenone sono anche i busti di profeti collocati nei pennacchi degli archi sotto gli ultimi riquadri della Passione.
Gli affreschi del Pordenone, inoltre, importavano a Cremona le grandi novità della pittura tosco-romana, soprattutto di Michelangelo, che l’artista dovette conoscere di persona in un suo presunto viaggio romano risalente al 1518, rappresentando in questo modo per la città un’anteprima assoluta della ‘grande maniera’.

Agli affreschi di Girolamo Romanino (1519) raffiguranti Gesù davanti a Pilato, la Flagellazione, l’Incoronazione di spine e l’Ecce Homo, in cui la drammaticità dei personaggi è connotata da un vivace realismo, seguono gli episodi delle ultime tre arcate, dove il Pordenone (1520-21) stravolge lo sviluppo narrativo del ciclo pittorico, realizzando una sola scena per ogni campata. In tal modo le scene, disponendo di uno spazio maggiore, risultano maggiormente congeniali allo stile grandioso e monumentale proprio del Pordenone.

La Salita al Calvariola Caduta sotto la Croce e il Cristo inchiodato alla Croce sono composizioni percorse da una grande forza espressiva, ma soprattutto un forte dinamismo, che sembra proiettarsi al di fuori della stessa rappresentazione. I diversi episodi sembrano costituire una narrazione continua: nella Salita al Calvario la violenta gestualità e le espressioni aggressive dei soldati romani raccolti attorno al Cristo suggeriscono un’influenza da parte dei modelli figurativi nordici sull’arte del Pordenone. Sembra quasi scomparire ogni indicazione spaziale in quanto le immagini si riversano sul primo piano della scena, quasi a superarne i limiti. Nella Caduta sotto la Croce, che presenta anche l’episodio della Veronica sulla sinistra, il Pordenone rappresenta gli aguzzini di scorcio e privi di piedi, mentre il Cristo, dipinto nel momento della caduta, pare afferrare la cornice sottostante per reggersi. L’illusionismo pittorico raggiunge livelli veramente notevoli nel Cristo inchiodato alla Croce, dove la croce, il drappo e il braccio di una vittima fuoriescono dalla scena e creano un suggestivo effetto tridimensionale. Particolari come l’illusionismo prospettico e la vivacità delle narrazioni del Pordenone possono essere ritenuti veri e propri tratti anticipatori di quella sarà l’arte barocca.

La grande Crocifissione occupa lo spazio centrale della controfacciata. La composizione risponde a specifici significati religiosi riguardo i quali i committenti del duomo diedero precise indicazioni: in primo piano, ai piedi del centurione che punta il dito verso il Cristo, la terra si apre in una profonda spaccatura che, secondo il Vangelo di Matteo, si aprì al momento della  morte di Gesù e alla stessa interpretazione è legato il cielo denso di nubi. La voragine divide i personaggi ai piedi delle croci in due gruppi distinti: l’umanità redenta, rappresentata dalla Vergine nell’atto di svenire, San Longino in atto di pentimento a cavallo e, in secondo piano, dal buon ladrone, e l’umanità dannata che trova la sua esemplificazione nel manigoldo che spezza le gambe del cattivo ladrone. Gli sguardi, i gesti e i moti dell’animo convergono tutti verso la figura del Cristo morente, centro morale della composizione.

Nella Deposizione, a destra della Crocifissione, i personaggi sono inseriti in un vano absidale dove, nel catino, sono dipinti il Sacrificio di Isacco, figura del futuro sacrificio del Cristo, e il pavone, simbolo di Resurrezione. La prospettiva illusionistica del lenzuolo che valica i limiti della scena dipinta, così come il particolare dei piedi del Cristo in primo piano, un omaggio al Mantegna, producono un particolare coinvolgimento dello spettatore nel clima drammatico della scena.

Il resto della decorazione che compare sulla controfacciata risale al XVIII e XIX secolo, ma, nel corso dei recenti restauri (1991), al di sotto di questa pittura, nello spazio tra la Crocifissione ed il rosone, è stato scoperto un inserto decorativo ad affresco rappresentante tre figure antropomorfe, forse delle arpie, collocate su uno sfondo dorato. Il lacerto, per la sua elaborata tecnica, è stato attribuito allo stesso Pordenone e costituisce una importante testimonianza della decorazione pittorica del Cinquecento, andata perduta durante i rifacimenti successivi.

Un’interessante suggestione deriva da una recente interpretazione in merito all’ispirazione che l’opera del Pordenone avrebbe suscitato in uno dei grandi volti dell’arte del Novecento: Picasso. Secondo S.J. Freedberg il grande affresco della Crocifissione avrebbe costituito un modello da cui furono tratti «gli umori e perfino certi aspetti formali della moderna Guernica». Alla luce di questa lettura la tela di Picasso sembra assumere i tratti di un trittico religioso, con al centro il gruppo del cavallo e del cavaliere (che negli affreschi del Pordenone compaiono nella Salita al Calvario). Singolare è anche la somiglianza delle dimensioni di quest’ultimo dipinto e del Guernica. Un altro particolare da cui Picasso avrebbe potuto trarre spunto è la donna che, nella Crocifissione, si dà alla fuga verso sinistra, con i capelli mossi all’indietro e il viso colto in un’espressione di paura. Quasi immediato è il confronto con la donna che sorregge la lampada nel Guernica e molte altre sono le corrispondenze che si potrebbero citare.

Possiamo concludere che Picasso conoscesse le opere del Pordenone e si sia apertamente ispirato agli affreschi di Cremona per dar vita a uno dei capolavori più drammatici e rappresentativi del XX secolo? Non vi sono sufficienti prove per affermarlo con certezza, ma a noi piace credere che l’eco dell’arte del Pordenone continui ancora a emergere dalle opere create da artisti d’ogni tempo.


Per approfondire:

https://www.guidobotticelli.it/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=72

file:///tmp/guest-f7vkjt/Downloads/OARL_CR230-00029.pdf

https://www.ilgiornaledellarte.com/Articolo/il-guernica-del-pordenone#:~:text=*%20Arte%20antica.%20*%20Arte%20moderna.