Dalle strade romane ai chip dell’intelligenza artificiale, la storia del potere passa anche dalle infrastrutture. È questa una delle chiavi di lettura di Dalle pietre alle stelle, il libro di Cesare Alemanni presentato nel corso della conferenza stampa, durante la quale l’autore ha affrontato alcuni dei grandi nodi del presente: l’ascesa della Cina, la crisi dell’Occidente, la trasformazione del lavoro e la rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
Secondo Alemanni, per comprendere il presente occorre guardare alla storia con una prospettiva “materiale”. Grandi trasformazioni politiche e culturali non nascono infatti nel vuoto, ma sono rese possibili da infrastrutture, tecnologie e sistemi logistici. Il colonialismo europeo, per esempio, non sarebbe stato possibile senza navi capaci di attraversare gli oceani; allo stesso modo, la potenza dell’Impero romano dipendeva anche dalla rete stradale, che consentiva non soltanto agli eserciti di muoversi, ma al potere amministrativo di raggiungere rapidamente le periferie.
Da questa prospettiva Alemanni legge anche il presente come una nuova fase di “grande inversione”. A partire dall’età moderna l’Europa ha progressivamente spostato verso Occidente il baricentro del potere economico e commerciale mondiale. Oggi, però, l’ascesa della Cina sta modificando nuovamente gli equilibri. La globalizzazione costruita dagli anni Ottanta e Novanta si è basata sulla possibilità di organizzare filiere produttive distribuite in tutto il pianeta, anche grazie all’enorme disponibilità di manodopera cinese. Un processo che ha ridotto i costi e aumentato l’efficienza, ma che ha anche contribuito a trasformare profondamente le società occidentali.
Qui si inserisce, secondo Alemanni, una delle cause meno discusse della crisi delle democrazie occidentali: la fine della società industriale e fordista. Il vecchio mondo del lavoro organizzava la popolazione in gruppi sociali facilmente rappresentabili dalla politica. La globalizzazione ha progressivamente destrutturato quelle appartenenze, rendendo più difficile per i sistemi politici interpretare la società.
L’intelligenza artificiale potrebbe accelerare ulteriormente questa trasformazione. Alemanni invita però a distinguere gli scenari fantascientifici dai problemi concreti. Il rischio di una macchina che sviluppi autonomamente una coscienza e decida di distruggere l’umanità appartiene, a suo giudizio, soprattutto all’immaginario. Più immediati sono invece gli interrogativi sul controllo della tecnologia, sull’impatto sul lavoro e sulla possibilità che una parte enorme della popolazione si ritrovi senza un ruolo economico riconoscibile.
L’IA è inoltre diventata un terreno di competizione strategica tra Stati Uniti e Cina. I due Paesi stanno seguendo percorsi differenti: gli Stati Uniti puntano fortemente su grandi aziende private e modelli centralizzati; la Cina sta investendo anche nello sviluppo di sistemi più aperti e nella capacità di ridurre il costo computazionale. La competizione riguarda talenti, potenza di calcolo e soprattutto chip: una filiera nella quale l’Europa conserva un ruolo strategico grazie alle proprie competenze tecnologiche.
Anche la geopolitica contemporanea, secondo Alemanni, torna così a essere una questione di infrastrutture. Stretti come Hormuz, Suez e Malacca, rotte marittime, porti e catene di approvvigionamento sono tornati centrali. La digitalizzazione non ha reso il mondo immateriale: al contrario, data center, semiconduttori e infrastrutture tecnologiche richiedono enormi quantità di energia e materie prime e dipendono da complesse reti globali.
Il paragone storico più inquietante è allora quello con la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: un’epoca di accelerazione tecnologica, trasformazioni sociali e competizione tra grandi potenze che precedette la Prima guerra mondiale.
Il futuro, per Alemanni, non è necessariamente destinato a una nuova grande esplosione. Potrebbe anche essere caratterizzato da un lungo deterioramento delle condizioni economiche, sociali e geopolitiche. Proprio per questo diventa fondamentale comprendere la natura materiale delle trasformazioni in corso. Il filo conduttore rimane lo stesso: chi controlla le infrastrutture attraverso cui circolano persone, merci, informazioni ed energia possiede una parte decisiva del potere.

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