A Polcenigo, là dove il/la Livenza lascia la pianura e cominciano le Prealpi, la storia sembra ancora affiorare dalle pietre. Per secoli questo territorio ha rappresentato una terra di confine: già in epoca preromana il fiume separava gli insediamenti dei Veneti, a occidente, da quelli dei Galli e dei Carni, a oriente. Un ruolo che il Livenza avrebbe mantenuto anche nel Medioevo, quando divenne il limite occidentale della Patria del Friuli.

Proprio in questa posizione strategica sorse un fortilizio. Non sappiamo quando venne costruito: è possibile che già i Romani avessero sfruttato l’altura per realizzarvi una sorta di posto di osservazione fortificato, poi trasformato nel castello medievale. La prima attestazione documentaria risale al 10 settembre 963, quando l’imperatore Ottone I donò il castello Paucinico alla Chiesa di Belluno. Il vescovo lo concesse quindi in feudo a una famiglia che proprio da quel luogo avrebbe assunto il nome di Polcenigo.

Nel 1031 l’imperatore Corrado II confermò al vescovo di Belluno i possedimenti sul castello. La genealogia dei signori di Polcenigo è invece documentata con maggiore sicurezza soltanto dal XII secolo. Nel 1195 compare Warnerio, i cui figli fondarono nei pressi del castello una franchigia, probabilmente all’origine di un nuovo abitato.

Il castello non era soltanto una residenza signorile. La sua posizione lo trasformò presto in un punto strategico nelle lotte politiche e militari del Friuli medievale. Nel 1219 i signori di Polcenigo si unirono ad altri nobili feudali liberi nella ribellione contro il patriarca di Aquileia Bertoldo di Andechs. I ribelli offrirono persino i propri castelli a Treviso, promettendo di trasferirvi parte della loro vita e delle loro risorse.

La reazione patriarcale fu durissima. Bertoldo dichiarò guerra a Treviso e attraversò il Livenza devastando i territori avversari. La guerra si trascinò per anni, con incursioni e saccheggi da una parte e dall’altra. I Polcenigo, a differenza di molti altri nobili, resistettero più a lungo. Nel 1221 raggiunsero infine un accordo con il patriarca, mantenendo però una posizione particolare: sostenevano infatti che il castello dipendesse dal vescovo di Belluno.

Nei secoli successivi la famiglia continuò a muoversi con grande autonomia, alternando alleanze e conflitti. I suoi membri furono coinvolti nelle guerre che interessarono Sacile, Caneva, Aviano e altri centri della regione, entrando in contrasto tanto con il patriarca di Aquileia quanto con altri signori locali. Nel Trecento alcuni Polcenigo combatterono contro i patriarchi, altri al loro fianco. Questa politica oscillante raggiunse il culmine nel XIV secolo, quando il castello fu coinvolto nelle lotte per il controllo politico del Friuli.

Nel 1386 i Sacilesi tentarono per tre giorni di conquistarlo, ma le mura resistettero. Nel 1410, invece, gli Udinesi, sostenuti dalle milizie di Sacile e Aviano, riuscirono ad assalire il castello, incendiando anche il borgo circostante. Di fronte alla crescente instabilità, i Polcenigo cercarono allora la protezione della Repubblica di Venezia.

La scelta si rivelò decisiva. Nel 1411 un esercito ungherese al servizio dell’imperatore Sigismondo invase il Friuli e attaccò Polcenigo. Il castello, difeso da appena cinquanta balestrieri, cadde dopo il tradimento o la viltà del comandante della guarnigione. La guerra proseguì ancora per alcuni anni, fino alla definitiva conquista veneziana del Friuli nel 1420.

Sotto Venezia, i Polcenigo continuarono a distinguersi soprattutto come uomini d’arme. Alcuni servirono la Serenissima, altri l’Impero. Nel 1604-1605 i fratelli Giovan Battista e Marzio combatterono in Ungheria contro i Turchi e furono catturati. Per riscattarli, la famiglia fu costretta a cedere a Venezia una parte dei propri feudi. Giovan Battista avrebbe poi raggiunto il grado di generale delle fortezze venete.

Il castello, tuttavia, aveva ormai perso progressivamente la sua funzione militare. Le incursioni ottomane del 1499 avevano probabilmente aggravato le condizioni degli edifici medievali e, all’inizio del Settecento, i conti Ottavio e Minuccio di Polcenigo decisero di costruire accanto alle antiche rovine una nuova, monumentale residenza.

Il progetto fu affidato all’architetto Matteo Lucchesi. Nacque così un palazzo sorprendente, nel quale la tradizione tardo-barocca veneta si combinava con soluzioni già orientate verso il neoclassicismo. L’ispirazione guardava ai grandi palazzi veneziani affacciati sul Canal Grande, ma la loro reinterpretazione nella campagna friulana produsse un edificio originale.

Al centro del piano terreno si apriva un grande androne passante; al piano nobile, in corrispondenza, si trovava il salone principale, circondato da ambienti disposti in modo da creare ampie prospettive verso il paesaggio. Le architetture e la natura venivano così messe in relazione attraverso vere e proprie direttrici visive. Sul lato occidentale era inoltre collegata una cappella gentilizia.

Oggi del complesso rimangono soltanto le vestigia del castello medievale e il palazzo settecentesco, a lungo abbandonato e ormai segnato dal degrado. Nonostante ciò, quelle mura raccontano una storia iniziata più di mille anni fa: quella di un luogo nato come presidio di frontiera e diventato, attraverso guerre, alleanze, assedi e trasformazioni architettoniche, una delle testimonianze più significative della lunga storia di Polcenigo.

 


Per approfondire:

  • Tito Miotti, Feudi e giurisdizioni del Friuli occidentale, Castelli del Friuli, IV, Del Bianco, Udine, 1980.