Alcune questioni formali, sono un segno indelebile dei tempi che cambiano e di scelte culturali molto precise. A volte, invece, certe modificazioni linguistiche non hanno una vera e propria giustificazione, semplicemente la lingua si è sviluppata così.
In particolare, se un turista giapponese visitasse Sacile e volesse mostrare il proprio italiano e conoscenza del territorio, potrebbe esclamare “Quanto è bello il Livenza!”. Ovviamente, una guida locale attenta si troverebbe nell’imbarazzo di dover puntualizzare che oltre a Il Livenza, si dice anche La Livenza.
Ma da dove deriva questa doppia denominazione?
Lo storico Eugenio Bucciol (Oderzo, 26 settembre 1930 – Conegliano, 6 gennaio 2015) nella prefazione del libro Il Fiume Livenza di Giuseppe Marson, descrive il fiume come un’entità al femminile, che placidamente procede in modo sinuoso ed elegante nel suo alveo. La Livenza, nel suo immaginario, è come una madre che, scendendo dalle colline, porta nutrimento alle campagne, giungendo sino al mare.
Lo storico richiama l’origine latina della Livenza, il cui nome deriverebbe dal latino liquere, nel suo doppio significato di “scorrere” e di “essere chiaro”, “limpido”, “puro”.
Della Livenza si trovano tracce in un passo dell’opera Naturalis Historia (III, 18, 126) di Plinio il Vecchio (23 d.C. – 79 d. C.), relativo alla descrizione dell’idrografia della Venetia, nel quale si parla della Liquentia:
Sequitur decima regio Italiae, Hadriatico mari adposita, cuius Venetia, fluvius Silis ex montibus Tarvisanis, oppidum Altinum, flumen Liquentia ex montibus Opiterginis et portus eodem nomine, colonia Concordia, flumina et portus Reatinum, Tiliaventum Maius Minusque, Anaxum, quo Varamus defluit, Alsa, Natisa cum Turro, praefluentes Aquileiam coloniam XV p. a mari sitam.”
trad.
“Segue la X regione d’Italia posta di fronte al mare Adriatico, di cui il nome Venetia. Ad essa appartengono il fiume Sile, che scende dai monti trevigiani, la città Altino, il fiume Livenza, che scende dai monti opitergini, ed il porto con lo stesso nome, la colonia di Concordia, i fiumi ed il porto Reatino, il Tagliamento maggiore e minore, l’Anasso, nel quale confluisce il Varano, l’Alsa, il Natissa con il Torre che bagnano la colonia di Aquileia, posta a XV miglia dal mare“.
Di Liquentia parla anche Virgilio in un passo dell’Eneide (Virgilio Eneide, IX, 679), ripreso dal grammatico e filologo latino Servio Mario Onorato (fine IV sec. d.C.) in Commenti alle opere di Virgilio. Nel commento all’opera virgiliana, Servio Mario, puntualizza la collocazione geografica della Liquentia tra Altino e Concordia, nonché si preoccupa di chiarire che per Liquentia si intendeva il nome proprio del fiume*. Il fraintendimento poteva derivare dal fatto che liquentia, come participio presente del verbo liquere, potesse assumere il significato di “affluente” a seconda del contesto.
Occorre inoltre segnalare che in latino, oltre al maschile e al femminile, veniva utilizzato il genere neutro per cose ed oggetti inanimati, come ad esempio i fiumi. Fiumi che, tuttavia, molto spesso in latino venivano indicati al genere femminile come, per l’appunto, la Liquentia. Le radici della “femminilità” della Livenza probabilmente sono ancora più antiche, risalenti a tradizioni e lingue dei popoli paleoveneti.
Il glottologo Giovan Battista Pellegrini, infatti, nella sua opera La lingua venetica (1965), ipotizza che il nome Liquentia derivi da una base venetica unita alla base latina dal verbo “liquere”. Nel corso del Medioevo, viene mantenuto puntualmente l’idronimo Liquentia, poi seguito dalla variante Liguentia. A partire dal XIII secolo, compare la variante Liventia.
Durante la Repubblica Serenissima si possono rinvenire diverse testimonianze del toponimo Liquentia. Della Livenza al femminile, inoltre, si parla nelle opere degli storici Ludovico Antonio Muratori, Giambatista Verci, Giacomo Filiasi, Samuele Romanin, Roberto Cessi.
In linea di massima, si può affermare che il toponimo Livenza al femminile sia stato usato per gli avvenimenti accaduti prima del ‘900, ed in seguito, invece, è stata preferita la forma al maschile, superando le parlate e i dialetti locali.
Questa metamorfosi è presente anche nella poetica di D’Annunzio, il quale ne La Nave, opera tragica del 1908, diceva “La Piave e la Livenza coprono tutti i pascoli”, ma già nel 1918 nell’orazione Alla guardia del Piave, i due toponimi sono diventati “il Piave” e “il Livenza”. Per esigenze poetiche, D’Annunzio avrebbe voluto dare una connotazione virile al fiume, divenuto simbolo della Patria all’indomani della Grande Guerra. E, chiaramente, in quest’ onda celebrativa è rientrato anche il Livenza.
Inoltre, già nel 1877 il geografo friulano Giovanni Marinelli, in alcune opere e lezioni sull’idrografia locale, aveva dato inizio all’utilizzo del Livenza al maschile sull’onda della c.d. normalizzazione dei toponimi, intesa come standardizzazione dei nomi geografici.
Il caso Livenza però è andato anche oltre la c.d. normalizzazione, in quanto, secondo le regole posta dalla Grammatica della lingua italiana del 1918 di Pier Gabriele Goidànich (Volosca, 30 luglio 1868 – Bologna, 27 ottobre 1953), in teoria il toponimo “Livenza” avrebbe dovuto continuare a seguire il genere femminile. Di seguito, la regola di massima:
I nomi geografici seguono di solito nel genere il nome della classe cui appartengono. (..) Sono maschili, come Fiume, i nomi delle acque correnti che non terminino in -a: es. Il Po, Il Piave (arc. anche La P.)
- P. G. Goidànich, Grammatica della lingua italiana, 1918, pag. 89, par. 186, Nomi geografici.
Si può osservare inoltre che, se la dicitura arcarica del fiume “La Piave” poteva essere sacrificata a favore de “Il Piave”, più coerente con una sistematizzazione grammaticale della lingua, “La Livenza” è stata sostituita progressivamente da “Il Livenza”, di fatto, per via di una semplificazione della semplificazione dell’italiano parlato e tecnico.
Detta in parole povere, la metamorfosi del “La Livenza” nel “Il Livenza”, non è dovuta solo a una svista da parte di studenti poco attenti alle eccezioni alle regole generali. Come sottolineato dal linguista Massimo Fanfani dell’Accademia della Crusca, questo cambiamento è dovuto innanzitutto ad una naturale tendenza della lingua ad eliminare varianti, oscillazioni, irregolarità.
Inoltre, la volontà della comunità scientifica, negli ultimi decenni ha promosso un’uniformazione del genere dei toponimi, indicando la via maestra da seguire ella scolarizzazione delle masse e nell’operato dell’apparato dell’amministrazione pubblica. Questa operazione di omologazione linguistica ha fatto così emergere con prepotenza forme maschili di fiumi, anche dove le parlate locali si riferivano ad essi al femminile, come la Livenza.
Alla luce di quanto esposto, attualmente non si può dare una risposta univoca relativamente a quale sia la forma più corretta tra “il Livenza” o “la Livenza”. Di sicuro, dipende dalla prospettiva da cui osserviamo la questione: il rigore scientifico ha portato con sé delle esigenze di regolarizzazione e catalogazione, per cui, parlando di un fiume, nel tempo è diventato più immediato parlare del Livenza al maschile.
Se si privilegia uno sguardo più attento alla cultura locale e alla valorizzazione di tradizioni antiche, il senso identitario preferirà la Livenza, come entità al femminile. Magari invocandola nei giusti modi, con il rispetto che è dovuto ad un’affascinante divinità di altri tempi.
*Servio, Comm in Verg. Ad Aen., IX, 676 <<Liquetia flumina iuxta Padum et Athesin, Venetiae flumina, est etiam fluvius Liquetius, quem nunc commemorat. ergo ‘Liquetia’ proprium est nomen, non epitheton, ne incipiamus a generalitate ad speciem reverti: quod vitiosum est, ut si dicas ‘circa flumina nascuntur arbores’ et sic inferas ‘circa Tiberim vel Anienem’; sufficit enim dixisse ‘circa flumina’ generaliter. unde apparet quia ‘Liquetia’ legendum est, non ‘liquentia’. Liquentia flumina Padus, Italiae fluvius, aliquot provincias dextra laevaque contingit, inter quas et Venetiae partem praeterfluit. Athesis Venetiae fluvius est, Veronam civitatem ambiens et in Padum cadens. Liquetia Venetiae fluvius est inter Altinum et Concordiam, quem nunc commemorat. nam ‘Liquetia’ non est epitheton: nemo enim a generalitate transit ad species.>>
Per approfondire:
- G. Marson, Il Fiume Livenza, Edizioni Canova, 1997
- M. Fanfani, Fiumi femminili, Fiumi maschili”, 27 luglio 2015 in “accademiadellacrusca.it” –
- M. Fanfani, Sul genere dei nomi geografici: la questione dei fiumi, 27 Luglio 2015 in “accademiadellacrusca.it” –
Foto del Libro III, par 126 de Naturalis Historia di Plinio il Vecchio.

Classe 1992, nata a Pordenone e laureata in Giurisprudenza a Padova nel 2021.
Fieramente cresciuta a Sacile (PN), dopo aver conseguito la maturità classica al Liceo Leopardi – Majorana di Pordenone, mi sono iscritta all’Università degli Studi di Padova per intraprendere gli studi giuridici. Dopo la laurea, ho scelto il percorso della pratica forense, lavorando in studi legali specializzati in diritto civile e diritto del lavoro. Nel 2025, ho deciso di cambiare settore e di dedicarmi all’ambito delle risorse umane, in modo tale da mantenere viva la mia passione per il diritto del lavoro, ma al contempo avere un rapporto più diretto ed immediato con le persone. Curiosità, senso pratico e schiettezza caratterizzano il mio modo di fare e di relazionarmi con gli altri.
Nel tempo libero mi dedico alla musica, al canto e ad iniziative di volontariato al fine di valorizzare il mio bellissimo territorio d’origine, il FVG.