I sindaci vanno e vengono in un sistema democratico. A volte, col passare degli anni, ci si dimentica del loro nome o si fa confusione nell’associarli a un determinato decennio o periodo storico. Quando però si racconta il Risorgimento a Pordenone, l’attenzione si concentra su una figura locale che, con prudenza, determinazione e capacità amministrativa, contribuì concretamente alla costruzione dell’Italia unita: Vendramino Candiani, primo sindaco di Pordenone dopo l’annessione del Friuli al Regno d’Italia e protagonista di una stagione decisiva per lo sviluppo della città.

Nato a Pordenone il 27 agosto 1820 da Giovanni Candiani e Domenica Suia, apparteneva a una famiglia di antiche origini, probabilmente veneziane, con un ramo stabilitosi a Sacile. La madre rappresentava già di per sé una figura singolare nella storia cittadina: nei primi decenni dell’Ottocento esercitò infatti, tramite procuratore, le funzioni di deputato comunale, un caso eccezionale per l’epoca.

La carriera pubblica di Candiani iniziò nel 1853, quando venne nominato assessore dal governo austriaco. Una scelta che potrebbe apparire contraddittoria, considerando i suoi sentimenti antiasburgici e i rapporti mantenuti con i comitati patriottici che operavano clandestinamente per l’unità nazionale. In realtà, Candiani interpretò il proprio incarico come un’opportunità per migliorare concretamente la città. Durante il suo mandato contribuì infatti alla realizzazione di due opere fondamentali per la Pordenone di metà Ottocento: la strada che collegava il centro alla nuova stazione ferroviaria, l’attuale via Mazzini, inaugurata insieme alla ferrovia nel 1855, e i giardini pubblici, destinati a diventare anche sede delle fiere e del mercato del bestiame.

Accanto all’attività amministrativa, Candiani partecipò ai principali episodi del patriottismo pordenonese. Nel 1859 si oppose al prestito di guerra imposto dall’Impero austriaco ai comuni del Veneto e del Friuli. L’anno successivo prese parte all’organizzazione del cosiddetto “plebiscito segreto“, attraverso il quale numerosi comuni friulani espressero clandestinamente il proprio favore all’annessione al Regno di Sardegna. Il gesto più significativo arrivò però il 18 febbraio 1861, giorno dell’inaugurazione del primo Parlamento italiano a Torino. Per manifestare simbolicamente la propria adesione alla causa nazionale, i cittadini di Pordenone organizzarono una lunga e silenziosa passeggiata lungo la ferrovia. Candiani guidò la manifestazione, che durò circa due ore e rappresentò una chiara sfida alle autorità austriache. Le conseguenze non tardarono ad arrivare: venne sospeso dall’incarico di assessore e multato insieme agli altri amministratori coinvolti.

L’Austria, tuttavia, riconobbe le sue qualità amministrative. Nel 1865 fu riammesso nel consiglio comunale e, all’inizio del 1866, tornò a ricoprire la carica di assessore. Durante la Terza guerra d’indipendenza diede un’ulteriore prova della sua lungimiranza: riuscì a ottenere dalle autorità militari austriache una ricevuta ufficiale delle requisizioni e delle forniture imposte alla città durante la ritirata. Quel documento, apparentemente di scarso valore nell’immediato, consentì vent’anni più tardi al Comune di ottenere il rimborso integrale delle somme dovute, comprensive degli interessi maturati.

Con l’annessione del Friuli al Regno d’Italia, l’11 ottobre 1866 Vendramino Candiani venne nominato primo sindaco italiano di Pordenone. Nei sette anni del suo mandato pose le basi della moderna amministrazione cittadina, promuovendo iniziative che avrebbero inciso profondamente sulla crescita civile, culturale e sociale del territorio.

Tra le opere più significative della sua amministrazione figurano la fondazione dell’Asilo infantile “Vittorio Emanuele II” nel 1868, istituzione che Candiani avrebbe presieduto fino alla morte; la nascita della Pinacoteca civica nel 1870; l’apertura della Scuola tecnica nel 1871, destinata a diventare per decenni il principale istituto di istruzione secondaria della Destra Tagliamento; e l’istituzione del Tribunale nello stesso anno. Quando lasciò la guida del Comune, nel giugno 1873, erano già stati avviati i lavori per l’illuminazione pubblica e istituita la stazione meteorologica cittadina, segni di una città ormai proiettata verso la modernità.

Fondamentale fu anche il suo impegno nel campo sociale. Nel dicembre 1866 partecipò infatti alla fondazione della Società Operaia di Mutuo Soccorso e Istruzione di Pordenone, nata sull’esempio delle prime associazioni operaie italiane per garantire assistenza, istruzione e solidarietà ai lavoratori. La sua abitazione divenne inoltre uno dei luoghi simbolo del nuovo clima politico nazionale: il 2 marzo 1867 vi fu ospitato Giuseppe Garibaldi, giunto a Pordenone per essere nominato presidente onorario della Società Operaia e accolto da numerose autorità cittadine.

Terminata l’esperienza amministrativa nel 1873, Candiani si ritirò dalla vita politica senza interrompere il proprio impegno civile. Si dedicò infatti allo studio della storia locale, raccogliendo documenti e testimonianze sulla città. Nel 1881 pubblicò il Catalogo degli oggetti d’arte comunali e di altri non comunali in Pordenone, mentre nel 1902 diede alle stampe la sua opera più importante, Pordenone. Ricordi cronistorici dall’origine del Friuli a tutto il 1900, ancora oggi una fonte preziosa per gli studiosi della storia cittadina.

Morì nel 1906 a Fiume Veneto. In segno di riconoscenza per quanto aveva fatto durante la sua vita pubblica, il Comune di Pordenone si fece carico delle spese del funerale e della sepoltura.


Per approfondire:

  • Vendramino Candiani, Pordenone. Ricordi cronistorici dall’origine del Friuli a tutto il 1900, Pordenone, Tipografia Gatti, 1902.
  • Andrea Benedetti, Brevi notizie sui Pordenonesi illustri, «Il Noncello», 2/1, 67 (1952).