Immagina un uomo triste e solo che cammina curvo in modo silenzioso: di solito è allegro, solare e pieno di energia, come mai si trova in questo stato? Suo nipote si preoccupa per lui chiedendogli il motivo della sua tristezza. La risposta è sorprendente: a Pordenone sta per partire il provveditore Alberto Romieri.
Questa scena che hai appena immaginato proviene da Plait de Barba Blas, il testo più importante di un poeta della nostra zona di cui pochi hanno sentito parlare. Nel quarto volume dell’Archivio Glottologico Italiano vengono pubblicati alcuni versi di un poeta cordenonese vissuto nel 1700: Giorgio Comini.
Poche sono le notizie riguardo la vita di Giorgio Comini, sappiamo che nacque nel 1715 a Pordenone e tutto ciò che sappiamo di lui viene trasmesso grazie ai suoi versi composti in una varietà di friulano occidentale.
L’importanza di Comini non sta nel numero dei testi che ci ha lasciato. I suoi versi permettono di ascoltare una lingua del Settecento, diversa da quella di oggi ma ancora riconoscibile nei suoi suoni e nelle sue strutture. Nel suo friulano sopravvivono parole, forme e modi di dire che raccontano l’evoluzione linguistica del territorio. Per questo motivo è riportato in una rivista importante come l’Archivio Glottologico Italiano.
La partecipazione di Giorgio Comini alla vita culturale di Pordenone proseguì anche attraverso il suo ruolo di censore perpetuo presso l’Accademia di belle lettere, che aveva sede a palazzo Montereale-Mantica.
La sua produzione letteraria non fu vasta, almeno per quanto è giunto fino a noi. Si ricordano un insieme di ottave e sonetti: in particolare, 28 ottave raccolte in forma dialogata e tre sonetti considerati certamente suoi.
A questo corpus si aggiungono altri componimenti attribuiti a Comini, ma trasmessi in condizioni più problematiche e talvolta rimaneggiati da copisti e raccoglitori. I manoscritti risultano appartenere in parte alla Collezione Joppi e in parte alla Collezione Oliva del Turco di Aviano. Queste raccolte sono fondamentali per comprendere quanto resta della produzione cominiana.
Vincenzo Joppi si occupò della pubblicazione dei suoi scritti e attribuì i versi di Comini alla varietà vernacolare parlata a Cordenons e nei dintorni, sulla riva destra del Tagliamento.
Nei componimenti compaiono immagini, situazioni e personaggi legati alla vita delle comunità rurali locali. Il poeta mostra di conoscere usi, costumi e mentalità della popolazione, tanto da far pensare che, anche se nato altrove, abbia vissuto a lungo nell’area cordenonese.
Per questo motivo, è plausibile ritenere che Comini sia vissuto nella zona di Cordenons. Nei suoi componimenti non si racconta di personaggi noti che hanno fatto la storia, ma si parla di vita quotidiana. I suoi versi ci restituiscono una società che ad oggi non esiste più.
Un esempio di questi racconti lo ritroviamo nella poesia citata all’inizio dell’articolo:
Quant che me coventava calche cossa,
O per la me persona, o per la vila,
Bastava che una siliba aves muossa,
O un fregulin di moto, per surtila…
Ma la parola in bochia se me inguossa,
E ’l cour in plant e in doul se me distila,
A pensà che un tant ben, che mi hai avut,
Per seculoru mane l’hai piardut.
<<Quando mi occorreva qualcosa, per me o per il paese, bastava che pronunciassi una parola o facessi un piccolo gesto perché la richiesta fosse esaudita. Ora però la parola mi si blocca in bocca e il cuore si spezza al pensiero di aver perduto per sempre un bene così grande.>>
Dietro il tono di questo passaggio emerge la struttura della società settecentesca: Barba Blas non ricorda Romieri soltanto come un uomo stimato, ma come una persona in grado di intervenire per necessità della comunità. Il favore del potente diventava una risorsa per la comunità intera.
Di Giorgio Comini restano poche notizie, ma i suoi versi rappresentano una preziosa testimonianza di una società che altrimenti sarebbe andata perduta. La sua poesia non racconta grandi eventi, ma restituisce la vita quotidiana di quell’epoca. Comini ha lasciato una piccola e preziosa impronta del Friuli occidentale del Settecento.
Nato il 16 agosto 2006 a Crotone. Mi sono diplomato presso il liceo Leopardi-Majorana e attualmente frequento la facoltà di lettere antiche presso l’Università degli Studi di Udine.