Nel 1946 Pordenone era una città da ricostruire. La guerra aveva lasciato dietro di sé centinaia di famiglie senza una casa e una città che doveva rimettere in funzione strade, scuole, servizi e strutture pubbliche. Fu in questa fase difficile e decisiva che emerse la figura di Giuseppe Garlato, ingegnere e uomo della Democrazia Cristiana, chiamato a guidare Pordenone negli anni della rinascita.
Garlato arrivò alla guida del Comune con un profilo che univa competenza tecnica, esperienza amministrativa e un lungo impegno nel movimento cattolico. Nei dieci anni della sua esperienza da sindaco, dal 1946 al 1956, la città conobbe un’intensa stagione di opere pubbliche e di sviluppo edilizio, mentre parallelamente cresceva il suo ruolo sulla scena politica nazionale. La sua storia personale si intrecciò così con quella di una Pordenone che, dalle macerie della guerra, si avviava a diventare una città moderna.
Nato a San Vito al Tagliamento il 22 dicembre 1896, da Giovanni e Delia Vianello, Garlato compì gli studi medi all’Istituto Bertoni di Udine, avvicinandosi fin da giovane al movimento cattolico. Durante la Prima guerra mondiale prestò servizio come ufficiale di artiglieria, raggiungendo in seguito il grado di colonnello di complemento. Nel giugno 1921 si laureò in ingegneria civile all’Università di Padova.
La sua carriera professionale si sviluppò soprattutto nel settore delle opere pubbliche e della gestione del territorio. Dopo le prime esperienze nell’edilizia e nell’insegnamento, dal 1923 iniziò a occuparsi di irrigazione. Tra il 1925 e il 1928 diresse l’ufficio incaricato della realizzazione del primo piano regolatore di Udine. Nel 1928 entrò nel Consorzio idrico della Bassa Friulana con funzioni direttive e, nel dicembre 1943, si trasferì a Pordenone come direttore tecnico del Consorzio di Bonifica Cellina-Meduna, incarico che mantenne fino al 1953.
Alla preparazione tecnica affiancò un’intensa attività nel mondo cattolico. Fu socio e dirigente della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI), resse la Federazione giovanile friulana ed entrò nell’Unione Uomini, partecipando al Consiglio diocesano di Udine. Nel 1946 fu inoltre Delegato Lavoratori nel Consiglio diocesano di Concordia degli Uomini Cattolici. Da questo ambiente sarebbe maturata la sua adesione alla Democrazia Cristiana.
La candidatura a sindaco arrivò alle prime elezioni amministrative libere del marzo 1946. Garlato, già prosindaco nella giunta di Giacomo Asquini, gli subentrò il 9 aprile. Dopo le elezioni amministrative del 1951 fu riconfermato e rimase alla guida del Comune fino al 9 luglio 1956.
Erano anni nei quali amministrare Pordenone significava intervenire contemporaneamente sull’emergenza abitativa e sulle prospettive di sviluppo. La guerra aveva lasciato 721 appartamenti e 2.830 vani danneggiati o distrutti, mentre numerose famiglie vivevano ancora in sistemazioni provvisorie. L’amministrazione avviò un vasto programma di ricostruzione e di nuove opere: furono realizzati alloggi popolari, interventi sulla viabilità, scuole, edifici comunali e servizi urbani. Garlato promosse inoltre la costruzione del Centro Studi e avviò lo studio per quello che sarebbe diventato l’Istituto comprensivo “Padre Marco d’Aviano” di via Cappuccini.
A quegli anni risalgono anche il palazzo della Telve, il Palazzo San Marco in viale Martelli e l’arginatura del Noncello, il cui costo era allora stimato in 60 milioni di lire. Sul piano sociale, la Giunta affrontò l’emergenza dei senzatetto, il caro-prezzi e la disoccupazione, oltre a interventi sul cimitero, sul campo sportivo e sugli impianti del Bagno Comunale.
Il bilancio dell’amministrazione per il periodo 1946-1955 indicava opere pubbliche per circa 2 miliardi e 317 milioni di lire. Il contemporaneo Piano Fanfani, esteso a livello nazionale, permise inoltre la costruzione di 144 alloggi per lavoratori, mentre l’edilizia pubblica e privata contribuì alla realizzazione di oltre undicimila vani.
Intanto Garlato aveva iniziato una seconda carriera, destinata a svolgersi a Roma. Alle elezioni politiche del 1946 fu eletto all’Assemblea Costituente. Nel 1948 entrò nella prima Camera repubblicana e fu rieletto nel 1953. Relatore di numerosi provvedimenti e componente di diverse commissioni, presiedette la Commissione Lavori pubblici per tutta la II legislatura. Fu il primo, e finora unico, sindaco di Pordenone a ricoprire contemporaneamente la carica di parlamentare.
Nel 1958 fu eletto senatore nel collegio di San Vito al Tagliamento e ricoprì per tre volte l’incarico di sottosegretario. Rieletto nel 1963 nel collegio di Pordenone, presiedette la Commissione Lavori pubblici, Trasporti e Aviazione civile, Poste e Telecomunicazioni e Marina mercantile. Dal 1960 al 1969 fu inoltre membro del Parlamento europeo.
Sposato dal 1923 con Luigia Da Villa, ebbe otto figli. Tra loro vi furono Giovanni, ingegnere, Giorgio, architetto e fondatore dell’Automobile Club di Pordenone, e Pietro, sacerdote, nominato vescovo di Palestrina nel 1986 e di Tivoli nel 1991.
Negli ultimi anni Garlato si trasferì proprio a Palestrina, vicino al figlio Pietro. Qui morì il 5 settembre 1988, alla soglia dei 92 anni.
Per approfondire:
- I Candidati della nostra zona alla Costituente, “Il Popolo”, 2 giugno 1946.
- Il Sindaco ing. Garlato Deputato alla Costituente, “Il Popolo”, 9 giugno 1946.
- Due miliardi e trecentoventi milioni di opere pubbliche in dieci anni di Amministrazione Comunale; La finanza comunale nel decennio 1946-1955, “Il Popolo”, 27 maggio 1946.
- Luigi Mio (a cura di), Gli amministratori comunali di Pordenone dall’Unità d’Italia, Guarnerio, Udine, 2010.
Pordenonese, classe 1992. Ho conseguito il dottorato di ricerca in Studi storici tra l’Università di Padova, Ca’ Foscari di Venezia e l’Università di Verona. Mi sono laureato con una tesi sul rapporto tra Ca’ Foscari e la Dalmazia, vincitrice del Premio “Maria Cavallarin” 2020 dell’Ateneo Veneto di Scienze, Lettere e Arti. Mi piace pensarmi come uno spettatore di eventi che un giorno saranno considerati storia. Per questo scrivo con passione per le mie amate Radici.